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mercoledì 14 febbraio 2018

“OMBRE SULLA CITTÀ PERDUTA” di Silvano Trevisani

Di Rosario Quaranta
Incontro dell'UDEL di Grottaglie
Un thriller sociologico incentrato sulla preoccupante situazione della Taranto dei nostri giorni

Si è tenuto nei giorni scorsi l’incontro dell’UDEL (Università dell’Età Libera) di Grottaglie  con Silvano Trevisani, giornalista professionista, autore del thriller sociologico “Ombre sulla città perduta”, un romanzo ambientato in una Taranto drammaticamente afflitta da molti e gravi problemi, e che tanto interesse sta suscitando nella pubblica opinione.

L’autore, grottagliese, giornalista professionista da molti decenni, è uno dei più attenti conoscitori di Taranto, luogo privilegiato della sua attività professionale. Attualmente è caporedattore del settimanale “Nuovo Dialogo” e direttore della rivista culturale l “Officina-Laboratorio delle culture e delle storie”. Ha collaborato con “Repubblica” Bari e l “Osservatore Romano”, ed è stato responsabile delle pagine culturali del “Corriere del giorno di Puglia e Lucania”. Ha al suo attivo un largo numero di pubblicazioni di storia, arte, critica, narrativa,  poesia,  archeologia, costume e religione. Dai primi volumi “Grottaglie. Vicende, arte, attività della Città della ceramica” (1986) e “Grottaglie. Uomini illustri” (1989)  scritti con Rosario Quaranta, agli studi sulla cosiddetta “Scuola pittorica Grottagliese”, su Emanuele De Giorgio, su De Chirico  sulla poesia di Michele Ignazio D’Amuri, di Michele Pierri e di Alda Merini. Senza dimenticare le sue sillogi poetiche del 1995 e del 2012 o le sue “Storie di terre di sole : racconti popolari del Sud”,Taranto (1987 e 2010) e i vari volumi che interessano la politica e il sindacato, come: “I sogni muoiono a Roma”, del 1995 dedicato alla cosiddetta vertenza Taranto.  Trevisani ha anche al suo attivo una sterminata produzione giornalistica, consegnata in tanti
giornali, quotidiani e riviste; e segnatamente l’impegnativa cura per tantissimi anni della terza pagina dell’ormai glorioso “Corriere del Giorno” di Taranto.
Il romanzo di Silvano Trevisani “Ombre sulla città perduta” edito da Radici Future di Bari, è un poderoso volume di oltre 400 pagine, impostato  su una serie di 25 capitoli; ben stampato, elegante, con una bella e significativa copertina  È indubbiamente uno spaccato dell’ identità tarantina che ruota attorno alle vicende di Andrea Basile, “un geometra di ventinove anni dalle vocazioni culturali represse e dalla scarsa reattività, che ha perso il suo lavoro precario in una ditta del subappalto dell’Arsenale nuovo della Marina militare di Taranto, la stessa mattina in cui la città, per una sconcertante coincidenza, è stata svegliata da un’esplosione che ha ucciso due persone nell’Arsenale vecchio, sul Mar Piccolo. Non si dà pace, Andrea, per essere stato “tagliato” senza una spiegazione. È tentato di fuggire dalla città come hanno fatto molti dei suoi amici, ma è spinto, quasi senza volerlo, a cercare le cause del suo licenziamento che oscillano tra oscure macchinazioni sui segreti militari, un omicidio e indiscrezioni, involontariamente ascoltate, su quello che pare un reperto archeologico di eccezionale valore.
Sullo sfondo una città come Taranto, già provata dai suoi storici problemi: inquinamento e malattie derivanti, disoccupazione industriale, sistematico saccheggio delle vestigia storiche, deterioramento inarrestabile del prezioso centro antico. E non sono i soli problemi che attanagliano la comunità: tra questi l’ingombrante presenza della Marina militare, che da un secolo e mezzo ne decide i destini”.
Da una parte, perciò, un pericoloso inganno o tranello ordito misteriosamente ai danni di Andrea da un tecnico del Nord, che lo manda a prendere una pratica riservata di lavoro impiantistico nella stanza del comandante della Marina Militare; e dall’altra parte il casuale ascolto da parte sempre di Andrea, di strane e misteriose informazioni  che due persone si scambiano, relativamente a una imprecisata “Venere d’oro”, allusione a un probabile preziosissimo reperto archeologico scoperto nel sottosuolo tarantino.
Nelle sue ricerche della verità, egli trova un aiuto prezioso e insostituibile nell’amico Silvano, un giornalista professionista che, al contrario di Andrea, è animato di una curiosità e di un piglio ben più energici di quelli del debole protagonista. Sarà proprio Silvano a guidarlo, ma non senza rischi e pericoli, in questa ricerca per scoprire cosa effettivamente era successo.
Nell’avvincente ricerca si innestano i tanti e problematici momenti esistenziali di Andrea, ma anche le tante indagini che mettono a nudo non solo le difficoltà del protagonista, ma ancor più le difficoltà e i limiti di una città come Taranto, avviluppata ormai in una situazione di degrado e di insicurezza sempre più accentuata a vari livelli.
Insomma, l’anima problematica di Andrea è un po’ lo specchio dell’anima malata della sua città. E il romanzo di Trevisani riesce bene in questa indagine che, pertanto diventa non solo personale, ma appunto sociologica nel momento in cui analizza il malessere della società tarantina.
Apprendiamo così dei fugaci e inconcludenti amori di Andrea con la provocante e vistosa Lilli, conosciuta nel centro sociale frequentato da entrambi: un rapporto che si sgretola di fronte a un nuovo amore che infiamma il protagonista verso Shabana, una ragazza indiana, alle prese anch’essa con le tante difficoltà e le paure che avvolgono gli immigrati che giungono in Italia… Tra i due nasce (e nasce proprio nella tanto degradata Città vecchia) una relazione d’amore esaltante e appagante, che però sembra complicare ancora di più la vita di entrambi.
Emergono inoltre argomenti e problemi di stretta attualità, riferiti, ad esempio, al contrabbando delle opere d’arte, al risanamento della Città vecchia (sempre più lontano dalla sua realizzazione), all’ingombrante presenza della Marina Militare che è spesso al centro di scandali per episodi di corruzione, alla complessa situazione esistenziale delle nuove generazioni e degli immigrati, spesso sfruttati in tutti i sensi, in una realtà difficile e imprevedibile.
A tutto ciò fa contrasto la struggente bellezza dei luoghi e la ricchezza del patrimonio culturale idealizzato, ad esempio, nelle espressioni dei poeti latini più grandi (da Orazio, a Virgilio, a Properzio… fino alle “Deliciae Tarentinae” di Tommaso Niccolò D’Aquino o nei “Fasti Antichi di Tarento” del nostro letterato grottagliese Gaetano Romano.
Nel lunghissimo racconto di Trevisani emergono così tanti equivoci, sospetti, paure ancestrali, amori, gelosie, delusioni, amicizie, debolezze, esaltazioni, depressioni, sfiducie, entusiasmi e disagi interiori. Un discorso che viene opportunamente scandito e frammezzato dalla Poesia (altra grande passione di Silvano): si tratta di brevi e concisi interventi consistenti in versetti di una asciutta, immediata, spontanea poesia che dona colore e sapore alle persone e alle cose. Sono piccoli epigrammi, sparsi a corredo della narrazione che fluisce su vari registri:  ora rapido e fugace; ora meditativo e quasi solenne; ora popolare e gergale; ora studiatamente analitico e riflessivo; ora sommario e allusivo; ora poetico e intimistico…
In primo piano sempre la sfortunata città bimare; Taranto con la grandezza della sua storia e con la bellezza del mare e della sua natura, ovviamente quella di una volta;  quella della tarda antichità certamente, ma anche di epoche a noi più vicine…una Taranto che oggi dolorosamente l’A. ritrae nella sua grave malattia e nella sua evidente decadenza…
Ma si possono ancora scoprire rinvii al tarantolismo, alla religiosità e alle tradizioni popolari, al patrono san Cataldo con le pittoresche processioni a mare; ai misteri della settimana santa, ai miti e alle leggende  antiche (Falanto, gli spartani…);  e poi la storia: quella più vera (da Livio a Giovan Giovane…) fino alla situazione attuale, col suo importante museo archeologico, con il gli scavi e i traffici clandestini di pezzi archeologici più o meno importanti… con la piazzaforte marittima, con i cantieri, l’arsenale, e per ultimo, ahimé, con le gigantesche industrie che oggi asfissiano, addormentano e stanno spegnendo con la città anche i suoi abitanti: una città che non solo deve fare i conti con tutto ciò, ma anche con tutti gli altri problemi comuni ormai al Sud e all’Italia intera… dall’immigrazione, alla mancanza del posto di lavoro; dalla corruzione, allo sfruttamento di quel poco lavoro che rimane; dall’eclissi del sindacato ai disastri della politica; dall’esilio forzato dei giovani e delle migliori energie alla desolante paura di un naufragio sociale, morale e religioso.
È evidente che l’Autore fa ricorso e attinge alla sua lunga esperienza di scrittore di tante opere (come abbiamo visto),  di cronista e di profondo conoscitore della città di Taranto, della sua bellezze, dei suoi disagi.  Tutto ciò si evince facilmente dalle tante Citazioni, rinvii, riferimenti che animano le pagi della sua ultima opera. Qui convergono i tanti settori della cultura e dell’arte antica e moderna parimenti coltivati con tanta passione: storia, narrativa e letteratura latina, italiana, straniera  -  Cinematografia  -  Musica  -  Pittura… Notevoli pure nella scrittura di Silvano Trevisani alcuni espedienti tecnici di sicura efficacia: come il frequente uso del dialetto tarantino, i richiami frequenti alla letteratura classica latina, ma anche moderna e contemporanea italiana e straniera; e ancor più alla cinematografia e alla musica dei nostri tempi.
“Ombre sulla città perduta” è il fallimento (o quasi) del protagonista, cui fa amaro pendant la crisi della sua città ormai perduta, specie se si tiene conto della sua attuale posizione davvero poco invidiabile in tutte le classifiche della vivibilità urbana del nostro paese. 
Il romanzo si rivela in fin dei conti un’avvincente, quanto amara indagine sulla storica e attuale “imbelle et molle Tarentum”, dove oggi pure una fantomatica “Venere d’oro” non può che illudere i suoi stessi abitanti.
Nel corso dell’incontro, organizzato dall’UDEL, sono intervenuti la presidente prof.ssa Anna Maria Lenti, il prof. Rosario Quaranta, l’Autore Silvano Trevisani e diversi corsisti che hanno manifestato grande interesse e curiosità verso il romanzo e verso la preoccupante situazione sociale, culturale e ambientale di una città allo stesso tempo bellissima e complicatissima.


                                                       

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