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lunedì 26 gennaio 2015

Aboliamo l'Otto marzo nel nome delle donne coraggio che non accettano il conformismo delle "feste" consumate

di Pierfranco Bruni 

Cleopatra  avrebbe giocato con i suoi veli nel vento d'Oriente. Aboliamo la "festa" dell'Otto marzo. Dovrebbero essere le donne, quelle donne coraggio che hanno testimoniato con la propria vita e con le loro azioni, a non raccogliere questa giornata a suoni di mimose nel vento e di recite decadenti, che rappresentano il rituale del già visto e del già detto. Ma sono quelle donne che con le loro azioni quotidiane hanno vissuto testimoniandosi nel nome di scelte precise: da Oriana Fallaci a Maria Zambrano.

Il coraggio di essere Penelope che però, o comunque, va alla guerra. La forza di accogliere l'esilio come volontà di abitare il destino.
Da Claretta Petacci a Silvia Plath. Dalla sfida della morte per non uccidere l'amore all'eterno dell'amore per uccidere la morte. Dalla vita inquietudine alla parola consumata come antropologia della disperazione.
Certo, queste donne non avrebbero mai accettato il conformismo delle mimose e di in giorno per "festeggiare" o "celebrare". Oltre la storia ci sono le decadenze. Quelle decadenze sono anche nel grido "l'utero è mio e me lo gestisco io". Frase così banale e mediocre che ha campeggiato per gli anni Sessanta e Settanta. Ma quale utero si possono gestire nel razionalismo della leggerezza dell'essere?
Già, mentre si urlava questa frase inutile Giorgiana Masi veniva uccisa in una Roma di pazzie infuocate. Aboliamo in in tempo di fragilità di idee e di valori scardinanti un Otto marzo che non serve a nulla. Perché le donne non hanno bisogno di una data celebrativa o di riportare indietro lancette di una storia consumata e parzialmente sfinita.
Le donne coraggio, le donne azioni, le donne amore, le donne distanze, le donne senso, le donne femmine, le donne madri, le donne eros, le donne sfida che non si nascondono, le donne vere non sanno che farsene di un Otto marzo da chiudere con una serata in pizzeria.
Credo che sia anche offensivo nel tempo degli spazi infiniti del pensiero, in cui il giorno si leva con l'aurora, lasciare ancora in piedi questa "festa".

Testimonianze ed esempi che mi camminano nel pensiero. Ecco. Oriana Fallaci si farebbe una bella risata dalla sua trincea. Maria Zambrano accenderebbe la sua pipa e regalerebbe ad ogni donnina le maschere di Picasso. Claretta Petacci non smetterebbe di scrivere il suo " io sono e tu sei me ". Silvia Plath si raccoglierebbe nella notte per abbracciare il buio. Cleopatra farebbe l'amore con i veli dell'Egitto sui fianchi. Ed Eleonora rincorrerebbe il suo Gabriele per una rosa in piú e non per un fascio di mimose.

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