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domenica 4 gennaio 2015

Ettore Maiorana: e se avesse cambiato la Storia?



A più di 60 anni dalla sua scomparsa, ancora intatto rimane il mistero di uno dei grandi fisico-matematici italiani di ogni tempo, Ettore Majorana. E’ il 25 marzo del 1938 quando egli  si imbarca sul postale Napoli-Palermo, dopo aver espresso in due lettere il proposito di uccidersi. Ha  32 anni, ed i maggiori scienziati dell'epoca, Fermi primo tra tutti, ne ammirano le straordinarie qualità speculative. Solitario, scontroso, riservato, il giovane Majorana ha le doti per arrivare a risolvere i problemi connessi con l'invenzione dell'atomica. Poi, l'improvvisa scomparsa. A nulla servono le ricerche dei servizi segreti, spronati dallo stesso Mussolini: il corpo non verrà mai ritrovato. Ma è mai salito davvero su quella nave? O, come pensa Sciascia nel suo bellissimo romanzo:”La scomparsa di Majorana”, egli si è rifugiato in un convento in Calabria, dove ha fatto perdere ogni sua traccia? E perché lo ha fatto, se lo ha fatto? Impossibile rispondere, naturalmente. Ognuno sceglie la soluzione che preferisce, ognuno però è ugualmente avvinto, affascinato da questa figura di scienziato così singolare. Ma chi è davvero Majorana?
Nato a Catania nel 1906, laureatosi in fisica nel 1928, Majorana apparve sin dalle sue prime prove una delle menti più lucide della nascente fisica teorica, tanto da impressionare lo stesso Fermi;  il suo interesse fondamentale era per quelle concezioni che, pur riguardando fatti fisici assai concreti, richiedevano strumenti matematici di grande astrazione, che egli padroneggiava con facilità.
In attesa che la Procura di Roma annunci al mondo il risultato delle sue indagini sulla scomparsa del fisico Ettore Majorana nel 1938 (cosa che finora non ha fatto, in quanto siamo ancora nella fase istruttoria dell'inchiesta), ritengo che sia utile per il lettore un piccolo chiarimento per comprendere come realmente stiano le cose in questa vicenda che sta appassionando il mondo intero. Premesso che fino ad oggi nessuno ha la più pallida idea di dove, e come, sia finito lo scienziato siciliano 73 anni fa, è bene specificare a lettere capitali che tutte le ricostruzioni fin qui presentate dai media sulla sorte di Majorana, sono soltanto delle pure e semplici ipotesi. All’inizio  si occupò di spettroscopia atomica e successivamente di fisica nucleare. Le sue più importanti ricerche relative a quest'ultima disciplina riguardano una teoria sulle forze che assicurano stabilità al nucleo atomico: egli per primo avanzò infatti l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono grazie a forze di scambio. La teoria è tuttavia nota con il nome del fisico tedesco Werner Heisenberg che giunse autonomamente agli stessi risultati e li diede alle stampe prima di Majorana. Anche nel campo delle particelle elementari egli formulò una teoria che ipotizzava l'esistenza di particelle dotate di spin arbitrario, individuate sperimentalmente solo molti anni più tardi. Nel '32, facendo tesoro di ciò che già aveva capito occupandosi di fisica molecolare, Majorana  pensò al problema della struttura dei nuclei. Difficile dire se avesse precocemente intuito che l'idea di nuclei formati da protoni ed elettroni era impraticabile e se avesse già una concezione basata su un sistema formato da protoni e "protoni neutri" come pare chiamasse i neutroni; fatto è che non appena James Chadwick scoprì il neutrone, Majorana fu pronto a formulare una teoria basata su forze di scambio tali da rendere particolarmente stabile il nucleo di elio, la cosiddetta particella alfa.Nominato professore di fisica teorica all'Università di Napoli nel 1937 per meriti speciali, nonostante aspirasse ad una cattedra a Roma, Majorana scomparve pochi mesi più tardi.
Di fatto, nessuno ha prove certe sul perché quella mattina del 28 marzo 1938 il trentunenne ordinario di fisica teorica all'Università di Napoli abbia deciso di dimettersi dal mondo. Così come nessuna eventuale teoria sulla sua scomparsa ha mai portato ad una qualche verificabile verità. Se così non fosse, non si potrebbe parlare di "mistero Majorana", quale a tutti gli effetti è. Premesso dunque che nessuno ha la verità in tasca, non sarebbe né serio né corretto far credere a chi legge che, improvvisamente, il giallo abbia trovato una soluzione. 
Oppure, che il giallo stia per essere svelato. Allo stato attuale delle cose, non è affatto così. Siamo ancora in alto mare e si naviga a vista. Uno scrittore degno di essere menzionato è il portoghese Joao Magueijo, docente di teoria della relatività generale all'Imperial College di Londra, che nel suo libro "La particella mancante" (Rcs Libri Spa), sostiene apertamente che "il neutrino di Majorana è oggetto di esperimenti in tutto il mondo e gli studi su di esso potrebbero modificare l'attuale modello della fisica delle particelle". Volgarizzando al massimo il concetto, significherebbe che il fisico siciliano potrebbe aver scoperto il segreto della materia, la qual cosa modificherebbe la fisica come oggi la conosciamo.L'uomo Majorana, del resto, era un personaggio assolutamente complicato. Un genio, una mente che arrivava fino ai confini dell'immaginabile (Enrico Fermi lo paragonava a Galileo e a Nerwton), ma anche un uomo estremamente tormentato per gli effetti che avrebbero potuto avere i risultati delle sue scoperte. Un simile individuo, psicologicamente parlando, difficilmente cercherebbe l'oblio in un altro Paese, lontano dal suo. Sarebbe molto più comprensibile, invece, se cercasse di nascondersi al mondo nella clausura e nella pace interiore di un convento. Lo ha fatto? Ad oggi, nessuno può dirlo. E' comunque singolare che il 5 ottobre del 1984 Papa Giovanni Paolo II volle recarsi a visitare la Certosa di Serra San Bruno, nei pressi di Lamezia Terme, in Calabria, dove affermò senza mezzi termini che proprio quel convento di clausura avrebbe ospitato il grande scienziato Ettore Majorana. La notizia venne anche riportata in un articolo di Ettore Mo l'8 ottobre del 2002 sul "Corriere della Sera". I frati negarono, smentendo anche il Papa. Eppure è proprio su quel convento che si era soffermata l'attenzione di Leonardo Sciascia nel suo libro "La scomparsa di Majorana" (Adelphi Edizioni), e del giornalista Sharo Gambino nel volume "L'atomica e il chiostro" (Qualecultura Edizioni).Ma, forse, ciò che dovrebbe far pensare di più è il fatto che quando la madre di Majorana, Dorina Corso, andò a bussare alle porte di quel convento, il priore non la volle far entrare ma le disse: "Ma signora, se suo figlio è felice così, perché lo cerca?". Da quel giorno, infatti, la madre di Majorana non portò più il lutto e in punto di morte inserì il figlio scomparso nel suo testamento, convinta com'era che egli fosse ancora in vita.
Che cosa nascondono, dunque, le mura di quella Certosa calabrese? Fino ad oggi non lo sa nessuno.

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