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martedì 15 aprile 2014

Francesco Grisi: un marinaio partito dal mare di Cutro nella Calabria dei simboli

Un convegno per i 15 anni dalla morte di Grisi 

DI MARILENA CAVALLO 

"Cocci di memorie
Sulle macerie del vento
A raccogliere le ore di Pitagora
Nel canto greco
Che dalle coste dello Ionio
Hanno echi
Imprigionati tra le parole 
Che altre parole custodiscono.
E poi una donna di Sibari 
Danza sulle onde di Crotone".

Sono versi inediti di Francesco Grisi che recitano quel suo Mediterraneo che è uno spazio visibile nella geografia della magna Grecia. 
Pitagora è la profonda grecità che trova nel canto onirico e simbolico la voce che si metaforizza tra il dettato lirico e un prendere per mamo la voce della parola. Grisi ha la grecità a volte di Saffo e la geografia di Ibico quando smette  di indossare le vesti di Leonida.
Quel Leonida di Taranto tanto caro a Salvatore  Quasimodo. Grisi ha la grecità di Raffaele Carrieri nel vento del Golfo tra Kroton e Taras e l'Aspromonte di Corrado Alvaro quando viaggia portandosi nel cuore il silenzio di una Calabria aspra e rugosa e navigante tra i mari di Scilla  e Cariddi. Ma Pitagora usa la geografia dei simboli in un mosaico di numeri che sembrano stelle cadenti:

"La notte si è persa 
Questa notte
Con i numeri delle stelle
Scavati nella sabbia. E. Poi. Tu.
Donna che hai occhi smarriti tra i capelli
Non giocare con gli specchi di bronzo
Ma fai dei tuoi occhi
Il mare.
Pitagora non racconta più.
Si è bagnato le mani
Nell'intreccio delle acque 
Dove la Colonna si infrange".

Gli elementi della metafora sono chiari come le luci del sole cadute sul Partenone  nel trascorrere dei lievi tramonti. Ma Grisi è nella grecità della sensualità delle danzatrici sulla sabbia dove il mare vi giunge.

"Se il mare è il deserto
Donne dalle fibule d'oro
Non date parole
Ma in dono solo carezze e baci".

Il Mediterraneo delle attese sembra assopirsi nei luoghi dell'essere che è sempre lo spazio dell'anima.
Francesco Grisi  resta un marinaio partito dal mare di Cutro e cercando il vento di altura si è lasciato portare dalle onde di Ulisse alla ricerca di una Terra Promessa. La sua Itaca è sempre un viaggio. Il suo viaggio  è sempre un andare in quegli occhi di mare che sono gli occhi di Maria persi nell'immaginario di una scrittura che è la vita.

"E. Poi. Ci saranno vele.
Vele che hanno il tempo degli addii.
Ma il mio mare non conosce addii".

Questo è il Mediterraneo mare di Grisi nell'ascolto di un greco ondulate dei venti nel ricordo della nonna che aspettava, sulla finestra della casa di Cutro, i colombi.

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