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lunedì 8 febbraio 2016

Passato Carnevale, mercoledi arriva...Quaremma



Una brutta vecchina,priva di denti, vestita di nero,un fazzoletto in testa, un fuso tra le mani:  "quaremma" ammonisce e ricorda  la fine del carnevale nei vicoli e nelle vie grottagliesi  che nel  tempo quaresimale si vestivano di sobrio lutto,commistione totale tra sacro e profano. La tradizione affonda le sue radici nella cultura popolare ancestrale. Cultura fatta di leggende, vecchi detti e modi di agire. Il fantoccio di paglia rappresentava  simbolicamente le spoglie della moglie di Carnevale (“carniale”), che tra una festa e l'altra piange amaramente per i debiti del consorte. Veniva comunque sempre collocata in posizione ben visibile, in modo che tutti, guardandola, fossero spinti alla penitenza e al sacrificio, propri della Quaresima.
Festeggiata una volta da tutti, conosciuta oggi  da pochi, come tutte le cose del “buon tempo antico” che si stanno perdendo e che si sono ormai  perse. Oggi si enumerano sulle dita di una sola  mano coloro i quali conoscono a pieno la sua storia, la sua leggenda. La simpatica immagine restava  appesa per un mese, prima di essere rimossa e cancellata con un rogo o altro. La Quaremma o Caremma (forse dal francese Careme, ovvero Quaresima) è un fantoccio di paglia con le sembianze di una brutta vecchia megera vestita a lutto. Nel folklore popolare, ella compariva  nelle vie quando le festività carnevalesche erano terminate e, quindi, il marito poteva  dirsi morto. Le Quaremme facevano così l’occhiolino dalle terrazze,dai balconi quando iniziava la Quaresima, quel lungo periodo di astinenza e penitenza che precede e prepara le festività della Santa Pasqua. Il fantoccio col fazzoletto nero in testa(simbolo della vedovanza) reggeva tra le mani il fuso e la conocchia(simbolo di laboriosita’ e del tempo che trascorre ineluttabile), e aveva ai suoi piedi un’arancia  amara, (simbolo della poverta’ e ristrettezza,indigenza e penitenza),o una patata o una melograna nella quale sono conficcate sette penne, (di cui una bianca che veniva tolta per ultima), una per ogni settimana di astinenza e sacrificio che precede il giorno di Pasqua, quando  la vecchia sarà tolta dalle terrazze e bruciata con rito purificatore. Il fuoco salvifica,trasforma e rigenera, realizzando così un nuovo ciclo destinato a ripetersi negli anni futuri. Secondo la leggenda infatti, il signor "Carnevale" prima di morire ha dilapidato tutti i suoi beni in frivolezze come feste, giochi, divertimenti, lasciando la sua povera vedova a sopravvivere con pochi soldi e poco cibo per riuscire a pagare i debiti lasciati dal marito dissennato.Come ben si evince, le metafore la fanno da padrone in questa  come in tutte le tradizioni!A tal proposito recitava un vecchio adagio grottagliese: “ Carniáli mancia e rriti, e quaremma mancu frici (Carnevale si abbuffa  e ride,  quaremma non  può nemmeno friggere).Assieme alla quaremma,a secondo delle localita’(la tradizione e’ diffusa, con diversita’ iconografiche e rituali, in tutto il Meridione) si appendevano alcuni oggetti come una bottiglietta d'olio (rappresenta l'olio usato per la lampada per continuare il proprio lavoro nella notte), una d'aceto (rappresenta la ristrettezza economica in cui vive) e 7 taralli o fichi secchi (il poco e povero cibo che aveva a disposizione) e altri oggetti di corredo come il fuso. A volte al posto del fuso può avere in mano una “cucchiara” o altri utensili usati nel lavoro domestico.La celebrazione della Quaresima, risale,secondo alcuni, alla metà del II secolo d.C. In origine durava sei settimane ed era caratterizzata da diversi rituali che la differenziavano dalle altre festività. Il Mercoledì delle Ceneri segnava, e segna ancora oggi, l'inizio della Quaresima (Quadragesima), periodo di quaranta giorni dedito alla moderazione, al ritiro, alla purificazione del corpo e dell'anima, che si concludeva, come oggi, il giorno di Pasqua. Dal modo come la “Quaremma” veniva inghiottita dalle fiamme, i nostri avi traevano gli auspici dell’annata agraria, se positiva o negativa.La dissoluzione della vecchia nelle fiamme rappresentava l’eterno gioco della  vittoria della vita sulla morte, delle gioie sugli stenti e i sacrifici, della mite primavera sul rigido inverno
C’è anche chi sostiene,proprio a causa del fuso e della bruttezza , che  Quaremma abbia un legame con la mitologia greca classica e rappresenterebbe  Cloto, una delle tre Parche greche il cui  nome deriva dal  verbo greco , κλώθω ovvero “filare ”, dal momento che  aveva  in mano la conocchia e filava il destino dei  mortali: ipotesi valutabilissima, dal momento che il nostro Meridione corrispondeva alla Magna Grecia (Μεγάλη λλάς ) In alcuni centri del Sud Italia,come gia’ detto, il Sabato Santo o giorno della domenica di Pasqua il fantoccio veniva arso su un rogo o distrutto a colpi di fucile per manifestare la fine delle astinenze e l’inizio di un nuovo periodo, rigenerato dal sacrificio pasquale.
La domenica di Pasqua, a Calimera,  i bambini, sfilando l’ultima penna, recitavano questa filastrocca:
UNU: Le mendule
DOI : Le carèndule
TRE : Li nuci
QUATTRU: Le Crùci
CINQUE: La passione
SEI: Le palme
SETTE: Dumineca, se mangia la carne!

Oggi  la tradizione è ancora viva nel barese e nel sud leccese, principalmente a Gallipoli e ad Alliste, dove si svolge un concorso che premia la “Quaremma” più originale.

Farlo   a Grottaglie  sarebbe troppo oneroso?
Non credo, è solo questione di buona volontà e di credere in ciò che……… si conosce. E questo verbo “conoscere” ritorna sempre !

(La suggestiva foto e' della sig.ra Caterina Sisto).




1 commento:

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