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domenica 30 marzo 2014

... Quella ragazza che non riusci a sognare…


Nel maggio del 2012, a 85 anni di eta’, moriva Nada Giorgi, l'amica dello scrittore Carlo Cassola che ispirò il celebre romanzo pubblicato da Einaudi, che nel 1960 vinse il premio Strega,”La ragazza di Bube”.Nada era la Mara Castellucci del romanzo, ma contro la storia così come l'aveva raccontata lo scrittore Carlo Cassola, lei non smise mai di lottare. Non accettava che il suo Bube, nel romanzo Arturo Cappellini, nella realtà Renato Ciandri, fosse descritto come il colpevole del duplice omicidio maturato nell'ambiente partigiano nel 1945 a Santa Brigida (nei pressi di Pontassieve) quando venne ucciso, in seguito a una lite, un maresciallo dei carabinieri e suo figlio. "Le dava fastidio non soltanto che Bube nel romanzo fosse colpevole dell'omicidio, ma anche che si lasciasse immaginare al lettore che lei avesse avuto una storia con un altro uomo, Stefano.
Conobbe il marito che aveva 16 anni e da allora visse per lui ogni istante della sua vita"."Se n'è andata la ragazza di Bube, ma resteranno sempre con noi il suo coraggio e l'amore per la libertà e per la verità": la ricorda così il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini sottolineando che lo legava "all'amica Nada un profondo sentimento di affetto e di stima reciproca". "Ha difeso con tutta se stessa la figura di Bube, ristabilendo una verità storica che il romanzo di Cassola aveva tradito", ha detto Nencini.Ingiustamente messo da parte dai nuovi programmi scolastici Carlo Cassola è invece un autore asciutto e scorrevole che ha regalato memorabili ritratti e racconti indimenticabili. "La ragazza di Bube" ruota intorno alla figura di Mara, ragazza semplice che ha vissuto la sua infanzia e la prima adolescenza durante la guerra, Bube, ex partigiano attira subito la sua attenzione di ragazza che non ha rinunciato a sognare.I sogni saranno presto contraddetti dalla triste realtà del dopoguerra, dalla difficile integrazione degli ex partigiani nella vita di tutti i giorni, dalla fatica di riprendere e riprendersi e Mara si ritroverà presto adulta e sfiorita ad aspettare un uomo che non riconosce.Storia di una generazione e dei suoi sogni perduti La ragazza di Bube è un capolavoro della letteratura contemporanea che meriterebbe un'attenzione purtroppo riservata spesso a libri di non altrettanto valore e tra l'altro spesso estranei alla nostra storia non più recente ma neanche remota.Per capire le ragioni dei partigiani e di chi era dall'altra parte, per comprendere il ruolo della donna in quegli anni difficili. ...”Passo tra la folla che non saaaa…Doveeee sei perduuuuuto amore”....Canta cosi' la piccola Mara, dolcissimo peperino biondo, sedici anni e tanta voglia di amare in un dopoguerra italiano, gente povera, gente di campagna, gente semplice . Mara che ha un solo paio di scarpe di pezza, sogna delle calzature coi tacchi e magari una borsetta. Bube non canta, spara. Partigiano cresciuto senza padre, coraggioso nella Resistenza, eroe della lotta, terminata la guerra resta l'odio, poi arriva l'amore e anche se nella vita tutto e' andato storto, il cuore salva. Diciannove anni sono proprio pochi. Eccolo il paesello toscano, uomini e donne dignitosi che piegano la schiena per portare a casa di che mangiare, per cena pane e vino, minestra di cavolo. 'Giovanotto' si chiama il fidanzato della figliola, 'forestiero' si dice di colui che arriva da un'altra citta'. Essere ospiti a pranzo e portare in dono un pacco di sale, che gioia se il tuo partigiano ti porta in regalo un pezzo di seta gialla di un paracadute, per farci una camicetta. “La ragazza di Bube”e' anche questo. E' una finestrella per sbirciare su un angolo di Italia quasi settantenne, e' una tenera e acerba storia d'amore e di attesa. Sono le lacrime di una madre che ha perso il suo ragazzo, che fosse nel bene o nel male , le lacrime sgorgano sempre con la stessa traiettoria. Basta poco per vederli, una bici sgangherata, lui che pedala come un dannato, lei che ride coi capelli scompigliati dal vento stando seduta sulla canna e una valigia scassata con le loro quattro cose tenuta stretta per i manici di corda ...Ho letto questo libro appena finito il Liceo Classico: Lo stile è semplice e per questo scorrevole; le parole sono leggere e volano nella testa come farfalle.Leggere questo libro è come uscire un po’ in montagna, respirare un poco di aria sana ed essere travolti da una dolce folata di vento. Scorrevole, amaro e dolce sono le sensazioni che ti lascia pagina per pagina, una storia italiana, difficile ma romanzata. Montale scrisse, sul Corriere della Sera, che questo libro “resterà senza dubbio tra i migliori delle ultime stagioni letterarie”. Carlo Bo, sull'Europeo, si spingeva a riconoscerlo “piccolo capolavoro”, spiegando che questo romanzo era “a suo modo una lezione, un avvertimento morale”. Bartolucci, sull'Avanti, parlava di “splendido ritratto, dai toni minori, ma sostenuti, dell'animo femminile popolare”.
Romeo Giovannini, sul Giorno, diceva che era il più bel libro degli ultimi anni. Michele Rago, sull'Unità, diceva che qui Cassola era arrivato al limite del capolavoro, che queste pagine si leggevano col fiato sospeso. “Pagine di stupenda purezza, quelle dedicate all’amore di Mara e Bube – scrisse Geno Pampaloni sul “Giornale” - Cassola era un perfezionista della semplificazione: la materia del racconto naturalistico, la ‘tranche de vie’, era assunta in uno spazio indiviso, assoluto, come assoluti sono la sua purezza lirica ed il mistero metafisico dell’esistenziale”.Se questo è il romanzo di formazione della povera Mara, è un romanzo di formazione tra i più derelitti, scorretti, assurdi e atroci di sempre. Contestualizzarlo aiuta soltanto a capire cosa sia stata la guerra civile, qui in Italia, e quanto male abbia fatto a tutti, vincitori e vinti. E cosa abbia significato il veleno delle ideologie, cosa abbia autorizzato, quanto pericolo abbia implicato. E allora sì, “È cattiva la gente che non ha provato dolore. Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno”. Speriamo. E speriamo che nessuno se ne dimentichi. Qualcuno dice che questo romanzo deriva da una storia vera. Non mi stupisce che non ci sia niente, ma proprio niente, di inventato.

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scrittore
ammazzato nel novembre del 1975

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