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giovedì 20 marzo 2014

L’Abruzzo selvaggio e primitivo e il "cristiano" Silone



I romanzi, i saggi più significativi e i lavori teatrali di Ignazio Silone sono tutti ambientati in Abruzzo. La problematica sociale, politica e religiosa dei suoi racconti trova eco anche negli altri paesi, dove continuano ad essere tradotti e discussi: “Guardate Silone è radicalmente legato alla sua terra, eppure è talmente europeo” (Camus).Quella di Ignazio Silone, nato a Pescina, in provincia dell’Aquila, il 1 Maggio 1900, uno degli scrittori simbolo del Novecento non solo italiano, fu una vita drammatica, segnata dai lutti che colpirono la sua infanzia, come per esempio il terremoto del 1915 che distrusse il paese natale, rendendolo orfano, e da un precocissimo impegno politico (dapprima nelle file della Federazione giovanile socialista e poi, con il congresso di Livorno del 1921, nel neonato Partito Comunista d’Italia, di cui Silone divenne uno dei capi).
La svolta venne fra il 1930 e il 1931: dopo una serie di contrasti con Togliatti, fu espulso dal Partito Comunista, si stabilì in Svizzera, si sottopose a una terapia psicanalitica e si dedicò alla letteratura.La catastrofe naturale pone Silone di fronte a episodi raccapriccianti come lo sciacallaggio e l’assassinio, contribuendo a accentuare il contrasto che già da tempo avvertiva tra la vita privata e i rapporti sociali e convincendolo a schierarsi al fianco dei poveri, e a narrare le sue esperienze di vita, le sue scelte e i suoi traumi, facendo si che l’autobiografia diventasse una chiave di lettura autentica.A Davos, nel 1930, scrisse il suo primo capolavoro, “Fontamara”: “Ho dato questo nome a un antico e oscuro luogo di contadini poveri situato nella Marsica, a settentrione del prosciugato lago di Fucino, nell’interno di una valle, a mezza costa tra le colline e le montagne. In seguito ho risaputo che il medesimo nome, in alcuni casi con piccole varianti, apparteneva già ad altri abitanti dell’Italia meridionale, e, fatto più grave, ho appurato che gli stessi strani avvenimenti in questo libro con fedeltà raccontati, sono accaduti in più luoghi, seppure non nella stessa epoca e sequenza. A me è sembrato però che queste non fossero ragioni valevoli perché la verità venisse taciuta.” (Ignazio Silone).Ricostruito con materiali memorialistici dell’infanzia e della prima giovinezza, “Fontamara” è la storia di un paese della Marsica, simbolo dell’universo contadino che ha come nucleo centrale la lotta tra cafoni e borghesi.”Fontamara” è anche il racconto di una guerra di classe tra i contadini poveri di un villaggio di montagna e i nuovi padroni fascisti del capoluogo, alleati agli ex-notabili democratici e alle autorità religiose: “il poema epico-drammatico della plebe meridionale, in cui per la prima volta questa assurge a protagonista di una ‘storia’, acquista un volto.” (Giovanni Russo).Nel 1937, venne pubblicato a Zurigo il suo secondo romanzo “Vino e Pane”, inquadrato negli anni del conflitto etiopico, in un clima politico di avventura cospirativa. Racconta il ritorno in patria di Pietro Spina, un giovane che aveva abbandonato i suoi luoghi per seguire un suo ideale rivoluzionario. Nelle vicende di questo personaggio tormentato, costretto a vivere braccato e nascosto, riemergono i motivi cari alla letteratura Siloniana: la fede, la giustizia, le reazioni al fascismo, il dibattito sulla rivoluzione, il richiamo della terra natale e dei ricordi: “Arriva sempre un età in cui i giovani trovano insipido il pane e il vino della propria casa. Essi cercano altrove il loro nutrimento. Il pane e il vino delle osterie che si trovano nei crocicchi delle grandi strade, possono solo calmare la loro fame e la loro sete. Ma l’uomo non può vivere tutta la vita nelle osterie”. (Ignazio Silone).Sempre in Svizzera, nel 1941 pubblicò “Il Seme sotto la neve”. Al centro del romanzo troviamo sempre Pietro Spina, una figura tipica dei personaggi di Silone che rappresenta l’uomo in fuga, perseguitato, clandestino in patria e vittima delle ingiustizie. “Fontamara”, “Vino e Pane” e “Il Seme sotto la neve” costituiscono una sorta di trilogia.Tante altre furono le opere di Silone. Nel 1965, pubblicò “Uscita di sicurezza”, un insieme di racconti autobiografici e testi saggistici che coglie sia la riflessione memorialistica di un’esperienza di vita che la preparazione, i miti centrali, la psicologia e l’ideologia dell’immaginario romanzesco, con temi privilegiati e ricorrenti della miseria e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Non c’è mai stato in Silone un narratore puro. I suoi racconti e romanzi hanno uno scopo di denuncia, di protesta, tendendo sempre a un fine superiore: come i fatti narrati scoprono l’intima tensione alla denuncia, così la pagina narrativa rivela il saggio.Silone tornò in Italia nel Novembre del 1944, invitato dai famigliari a visitare la Marsica. La sua fama era diffusa in Abruzzo, ma pochi a Pescina avevano letto i suoi libri. Qui vi trascorse una intera giornata e in quella circostanza avviò le pratiche per cambiare il proprio nome da Secondino Tranquilli a Ignazio Silone. Morì a Ginevra il 22 Agosto 1978.

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