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martedì 30 settembre 2014

IRAQ: UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

di Francesco Annicchiarico

Noi dovremmo comprendere le nostre responsabilità per ciò che sta accadendo in Medio Oriente.
L’Iraq è il territorio dove gli Occidentali debbano farsi un più attento esame di coscienza.
La situazione lì, deriva direttamente dalle nostre cattive scelte strategiche, generate da una cultura e una propaganda lontane da un buon senso laico.
Il mio invito è di abbandonare gli orientamenti culturali pacifisti, socialisti e popolari.
Non ci sarà mai pace senza la garanzia di libertà per tutti i popoli. Semplicemente.

La strategia “surge” del generale americano Petraeus, tra il 2007 e il 2008, che prevedeva un aumento delle truppe americane a presidio del territorio, aveva riportato importanti risultati per la ricostituzione dello Stato iracheno, sia sotto il profilo istituzionale sia di costituzione di un esercito regolare.
Tutto vanificato dal  governo di Obama che volle il ritiro delle truppe americane dal territorio.
Di seguito riporto un articolo, del 2004, dello scrittore e politico Giacomo Properzj, che con la sua acuta analisi, aveva previsto la realizzazione di uno scenario simile a quello che vi è oggi, in Iraq, facendo un interessante parallelo.

Qualcuno ricorda ancora i ‘boat-people’?
di Giacomo Properzj
Josè Luis Rodriguez Zapatero ha deciso, come è noto, di ritirare le truppe spagnole dall’Iraq. E’ possibile che il suo esempio sia imitato da altre nazioni ma è possibile, anche, che la stessa America, forse dopo le elezioni, sia indotta a una ritirata dall’Iraq come successe già tra il 1973 e il ‘75 per il Vietnam. Tutto questo è possibile ma non probabile per le diversità storiche e politiche che distinguono l’attuale situazione da quella degli anni ‘70: in primo luogo la maggior parte dei Paesi impegnati militarmente in Iraq non si ritireranno. Soprattutto i Paesi dell’Estremo Oriente e del Pacifico hanno forte interesse a sostenere l’iniziativa anche militare degli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Europa, non saprei dire dell’Italia, ma l’Inghilterra e la Polonia sembrano assai decise a restare. D’altra parte la situazione politica può modificarsi in America se vincono i democratici che sono, tradizionalmente, più interventisti dei repubblicani tanto è vero che furono i repubblicani ad abbandonare il Vietnam.
E’ bene ricordare che Nixon, su ispirazione di Kissinger; fece un’operazione di ampia strategia politica perché lasciò il Vietnam in cambio della ricostruzione dei rapporti, politici poi commerciali e finanziari, con la Cina. Nixon non fece a tempo a vedere gli importanti risultati che questa operazione sta creando nell’economia planetaria ma in tutto l’Estremo Oriente l’allentarsi della pressione militare e ideologica della Cina comunista determinò a partire da quegli anni lo sviluppo economico, più raramente quello sociale, di gran parte di quest’area. Da allora l’asse dell’economia mondiale venne spostandosi dall’Atlantico al Pacifico interessando anche i Paesi del sud Pacifico come l’Australia, la Nuova Zelanda e il Cile. Oggi, a condizioni profondamente mutate dagli anni ’70, l’Iraq interessa lo sviluppo dei Paesi dell’Estremo Oriente a partire dalla Cina e, probabilmente, dietro le spalle dei soldati americani non già la decadente Europa ma l’emergente Asia sosterrà lo sforzo militare e di ricostruzione civile dello Stato arabo.
Poiché in Europa e anche in Italia vi sono coloro che sostengono l’abbandono in via più o meno immediata dall’Iraq sarà bene ricordare cosa successe a partire dal 1975 in Vietnam, Paese di circa 80 milioni di abitanti. Nel 1973 il Vietnam era diviso in due Stati a cavallo del 17° parallelo, la guerra durava da 13 anni con alterna intensità e alternanza di successi, gli americani vi avevano perso già circa 60.000 uomini anche se con una intensità decrescente avendo già da tempo adottato tecniche di “sganciamento”. Dalla fine del ’73 e poi lungo tutto il ’74 gli Usa cominciarono a ritirare le unità militari tradizionali sostituendole con unità vietnamite spesso addestrate frettolosamente. In breve tempo rimasero in Vietnam soltanto le unità speciali dei Rangers e le truppe di copertura delle installazioni Usa poi, in pochi giorni, nella primavera del ’75 sgomberarono tutto. Le truppe vietnamite locali non riuscirono, anche per ragioni psicologiche, a reggere la pressione dei Vietcong e in breve tempo si sfasciarono abbandonando alla vendetta centinaia di migliaia di persone che non erano riuscite a scappare in tempo. Ma questo era solo l’inizio perché sistematicamente i Vietcong che costituirono, dopo la pace di Parigi, uno Stato di stretta ispirazione comunista passarono al genocidio delle popolazioni cattoliche degli altipiani (da 2 milioni e mezzo nel ’73 a 800 mila nel 2003) e delle minoranze di origine cinese sulla costa che dovettero in gran parte abbandonare le loro abitazioni alla disperata su imbarcazioni improvvisate, i cosiddetti ‘boat people’, che per la maggior parte affondarono e gli occupanti morirono affogati fra i pescecani del Mar Giallo. Peggio avvenne negli altri Stati della penisola indocinese come la Cambogia, più arretrati e dove il tribalismo si sovrappose alla lotta ideologica senza che nessuno intervenisse. Tra le altre cose scoppiò un conflitto non dichiarato né segnalato ma cruento tra la Cina e il Vietnam. In altre parole le stragi postbelliche di una guerra, peraltro durata quasi trent’anni, furono assai maggiori di quelle belliche e coinvolsero, naturalmente, soprattutto donne e bambini. Uno scenario non differente potrebbe essere quello che si manifesterebbe all’atto dell’abbandono dell’Iraq da parte delle truppe alleate dove lo scatenamento degli interessi etnici e delle diversità religiose genererebbe stragi altrettanto disastrose. I pacifisti intransigenti chiedono incuranti di questo pericolo la immediata ritirata delle truppe, quelli legati ancora a un minimo di buon senso chiedono un intervento dell’Onu senza saper bene però che cosa l’Onu potrebbe fare e con quali mezzi. Il Vaticano tace ma si appresta a chiedere il mantenimento dei contingenti militari sollecitato dalla minoranza cristiana terrorizzata dal grande massacro che può accadere alla partenza dei Marines.
Insomma malgrado le insorgenze sunnite e sciite, i ricatti, gli ostaggi e tutto il resto si prevede per un prossimo futuro un calo delle manifestazioni pacifiste e, salvo qualche piccolo Paese sud-americano, uno scarso seguito al vile comportamento spagnolo.


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