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giovedì 5 settembre 2013

8 settembre 1943 - 8 settembre 2013: 70 anni fa l'Italia firma la resa


 di Eliano Bellanova

L’OTTO SETTEMBRE 1943 L’ITALIA ESCE DALLA GUERRA. IL GOVERNO SI TRASFERISCE A BRINDISI A BORDO DELLA CORVETTA BAIONETTA. BADOGLIO E’ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. L’ITALIA AFFRONTA IL VIATICO DELLA GUERRA CIVILE

Il destino presenta il conto al fascismo il 25 luglio del 1943, quando la mozione di sfiducia presentata da Dino Grandi ottiene la maggioranza. Il Re fa arrestare Benito Mussolini ed in sua vece nomina Presidente del Consiglio il Maresciallo Pietro Badoglio.
Il periodo intercorrente fra il 25 luglio e l’otto settembre (la resa a Cassibile fu firmata il 3 e resa nota l’8) fu tra i più controversi della storia italiana del secolo scorso.
Dopo l’8 settembre il Governo legittimo o regio ebbe per capitale Brindisi e successivamente Salerno.
Quello fascista ebbe per capitale Salò, una piccola località nei pressi del Lago di Garda.

L’Italia, divisa in due, sopportò il martirio di una guerra fratricida tra fascisti da una parte e partigiani dall’altra.
La popolarità del fascismo e del duce, che aveva raggiunto il suo acme dopo la proclamazione dell’Impero d’Etiopia nel 1936, si depauperò a poco a poco, fino al minimo storico del giorno dello sbarco alleato in Sicilia, di poco successivo alla presa di Pantelleria, che non aveva, a sua volta, reagito allo sbarco “nemico”. Le difese costiere, in questa circostanza tacquero e perfino i colossali cannoni “territoriali” da 381 mm, uguali a quelli montati sulle grandi navi da battaglia, osservarono un misterioso silenzio.
La resa di Pantelleria sollevò non poche critiche. L’Ammiraglio Pasetti, comandante dell’isola, fu artefice di una resa immediata, forse giustificata dal risparmio di vite umane.
Ad Augusta le cose andarono più o meno alla stessa maniera, benché l’Ammiraglio Bernotti nel suo libro “La Guerra Sui Mari”, per i tipi della Tirrenia, avesse ipotizzato che i cannoni da 381 avrebbero costituito un serio ostacolo allo sbarco anglo-americano.
In effetti gli italiani, ostili ad un alleato che odiavano, la Germania, e vicini ad un nemico che amavano, mostrarono la loro doppia anima, fornendo un contributo insperato alla caduta del nazi-fascismo.
La decisione del Gran Consiglio non colse, tuttavia, di sorpresa i Tedeschi, che già da alcuni mesi presidiavano il nostro territorio metropolitano e si accingevano ad un’accanita resistenza, che sarebbe durata circa due anni e che avrebbe trovato nella Linea Gotica un baluardo non indifferente per gli “invasori”.
L’8 Settembre è la conseguenza quindi di molteplici “forze” operanti a favore della fine della guerra. Ne fa testo l’affermazione dell’Ammiraglio Maugeri, responsabile del Servizio Informazioni, nel suo “From The Ashes of Disgrace”: L’inverno 1942-’43 trovò molti di noi, che speravamo in un’Italia libera, di fronte a questa dura, amara, dolorosa verità: non ci saremmo mai potuto liberare delle nostre catene, se l’Asse fosse stato vittorioso.
Queste parole riassumono lo stato d’animo di gran parte degli italiani, e se la Germania fu trovata sorprendentemente nazista all’atto della resa, come attestano le dichiarazioni del Generale Alexander, gran parte dell’Italia da un pezzo aveva voltato le spalle al regime.
L’8 Settembre non fu quindi una sorpresa, ma la conseguenza di una guerra nata male e finita peggio.
Per una maggiore precisione andiamo a leggere quanto afferma nel capitolo CASSIBILE: 2-3 SETTEMBRE 1943 (op.: LA VERITA’ SULL’8 SETTEMBRE – Musco – Edizioni Garzanti) il Generale Musco:
Il 2 mattino, al suo arrivo a Cassibile, Castellano venne invitato a presentare le credenziali. Egli dovette dire che non gli erano state date e le sollecitò per mezzo radio. Alle 12, il Maresciallo Alexander gli disse: “So che non avete pieni poteri, questa è una maniera molto buffa di trattare da parte del vostro Governo”.
Alexander non si fidava degli italiani e così si espresse (Op. citata) a proposito della nostra eventuale collaborazione militare:
L’Italia non potrà mai essere nostra alleata; la vostra collaborazione deve ridursi al sabotaggio.
Castellano replica: L’Italia aveva chiesto di combattere i tedeschi e le sue forze avrebbero potuto dare un contributo assai utile.
Questa situazione di ambiguità, innescata in parte da Alexander, non consentì un’efficace difesa di Roma.
Se il Re e Badoglio non organizzarono un’operazione armata, le colpe vanno ricercate non solo nella nostra debolezza militare, ma anche nella diffidenza dei Comandi Alleati, diffidenza evidenziata dalle parole del Maresciallo Alexander. A sua volta, Eisenhower non dette disposizioni precise per una collaborazione militare con gli italiani. Da ciò consegue che la Resistenza fu opera di “energie individuali”, di futuri “capi-partito”, malgrado l’affidamento del coordinamento militare ed operativo al Generale Raffaele Cadorna, figlio di quel Luigi Cadorna che aveva guidato nel Primo Conflitto i massacranti assalti contro le truppe austroungariche.
Intanto cosa succedeva al Re ed al suo seguito? Sentiamo ancora il Generale Ettore Musco:
Verso le 4,30 del 9 settembre 1943, le auto con i Sovrani, Badoglio e il ristrettissimo seguito si diressero per la Via Tiburtina verso gli Abruzzi. Raggiunto Crecchio (a 15 chilometri da Ortona a Mare) verso le 10 i Sovrani furono ospiti presso il castello dei duchi di Bovino. Alle ore 14,30, tutti si recarono al campo di aviazione di Pescara, ma non vi era disponibile alcun aereo, e allora i Sovrani fecero ritorno a Crecchio, mentre il Maresciallo Badoglio proseguiva per Chieti. Nel frattempo, il Ministro della Marina, Ammiraglio de Courten, era riuscito a far venire nel porto di Ortona a Mare la corvetta “Baionetta”. I Sovrani mossero da Crecchio verso le 22 e salirono a bordo della “Baionetta” la quale alle 0,30 fece rotta su Brindisi.
Gli illustri fuggiaschi a Brindisi sono ricevuti dall’Ammiraglio Rubartelli, Comandante la piazza militare.
Da quel momento Brindisi sarà Capitale fino al trasferimento a Salerno dei “fuggiaschi regi”. Un periodo breve e forse non molto glorioso.
Intanto a Roma il Generale Carboni non riusciva nell’intento di organizzare una difesa “tutta italiana” o in collaborazione con gli Alleati. Lo sbarco ad Anzio, avvenuto l’anno successivo, incrementò invece l’azione della Resistenza.
I tedeschi avevano, per contro, inviato in quella zona alcuni reparti scelti, compresa una divione di Panzergrenadieren.
La flotta italiana subì invece l’onta della consegna agli Alleati. L’ipotizzato intervento a fianco degli Alleati non avvenne.
Fu così che, riunita nei porti di Genova, La Spezia e Livorno, fu concentrata infine a La Spezia, da dove si avviò verso Malta per la “consegna”, malgrado la presunta proposta dell’Ammiraglio in Capo Carlo Bergamini di procedere all’autoaffondamento, in onore ad un codice militare che i tedeschi avevano sperimentato a Scapa Flow nel 1919.
Bergamini, l’Ammiraglio poco amato dalla casta del mare per le sue origini “terrestri” (era nato a San Felice sul Panaro), perì nel tragico affondamento della Corazzata Roma durante la penosa traversata, resa difficile dagli attacchi aerei tedeschi. Secondo altri storici, invece, Bergamini si sarebbe ucciso con la pistola di ordinanza prima di partire da La Spezia, per cui il comando della Flotta sarebbe passato a Dal Cima. Ma qui siamo nel campo della fantastoria…
In conclusione, l’8 Settembre è una pagina triste e desolante della nostra storia. A settant’anni di distanza le ombre non sono state dissipate, gli interrogativi restano, i silenzi anche…



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