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domenica 1 settembre 2013

L’uomo come misura di tutte le cose.


La celebre immagine famosa in tutto il mondo, è conservata nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Il disegno vuole rappresentare la centralità dell'uomo, ed è oggi nelle tasche di tutti gli italiani e di molti europei, essendo il simbolo impresso sulla moneta da un euro. Leonardo lo realizzò nel 1490, riprendendo il testo del terzo libro del De Architectura del celebre architetto romano Vitruvio, riguardante le proporzioni umane: "Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che le misure dell'omo sono dalla natura distribuite in questo modo. Il centro del corpo umano è per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi".E' così che Leonardo scriveva dell'opera che aveva appena realizzato. Il suo uomo si iscrive in modo perfetto, in piedi con le gambe e le braccia allargate, nelle figure geometriche considerate perfette: il cerchio e il quadrato.
Analizziamo dunque l'opera inquadrandola nel momento storico in cui essa è stata prodotta.
Siamo alla fine del XV secolo, in pieno Rinascimento, gli anni della scoperta dell'America; Leonardo, erede della tradizione fiorentina quattrocentesca, che aveva impostato il problema della rappresentazione artistica come conoscenza, convinto che l'artista debba giungere all'esperienza più vasta e profonda possibile della realtà, non concepisce l'indagine scientifica in opposizione o disgiunta dall'operare artistico, ma come attività complementare nel perenne ampliamento delle conoscenze verso lo svelamento del vero.Nel nostro disegno lo scienziato e l'artista (mai come in quest'opera lo spirito scientifico e l'intuizione artistica hanno trovato migliore sintesi), verificando il testo classico di Vitruvio (De architectura) relativo alle misure del corpo umano, come unità di misura per la progettazione architettonica, rappresenta con estrema precisione un «homo bene figuratus». Questi si erge con forza, stabilità ed equilibrio: è l'uomo rinascimentale sicuro del suo esistere nel mondo e, come tale, è stato interpretato fino a oggi dalla critica. Ma, in verità, tale interpretazione appare riduttiva; infatti, se si considera la simbologia relativa al quadrato e al cerchio, il discorso si fa molto più interessante e complesso.Consideriamo dunque con che cosa l'uomo raffigurato si pone in relazione. Leonardo lo inserisce esattamente al centro di un quadrato. Le gambe, poste in posizione verticale, la sommità della testa e le braccia, aperte a 90° rispetto al busto, toccano i lati di questa figura geometrica.Il corpo, se estrapolato dal contesto delle altre membra disegnate e del cerchio, sembra essere in posizione statica e stabile.Dalle antiche civiltà precristiane, sino a tutto il Medioevo e al Rinascimento, il quadrato viene inteso come simbolo geometrico che esprime il desiderio di orizzontarsi in un mondo che appare caotico, mediante l'introduzione di direzioni coordinate.Nell'antica Cina, in Persia e in Mesopotamia l'immagine della terra era quadrata. Nelle antiche cattedrali medievali il quadrato funge da immagine del creato a misura d'uomo, al centro del quale viene pensato l'arciere celeste, l'asse del mondo.La quadratura comporta un principio d'ordine che sembra essere innato nell'uomo e che, in un sistema dualistico, si contrappone al cerchio, che rappresenta potenze celesti.La leggendaria quadratura del cerchio (propriamente la trasformazione di un cerchio in un quadrato di eguale superficie, mediante procedimenti geometrici) simboleggia il desiderio di ricondurre l'elemento "celeste" e quello "terrestre" a una ideale concordanza.Ma se il quadrato, per sua natura, esprime la stabilità e la definibilità, all'opposto il cerchio o ruota, costituito da infiniti punti, suggerisce l'idea di moto e di indefinibilità.Si noti allora come il secondo paio di membra dell' homo leonardesco, poggiando sul cerchio, suggerisca un andamento cinetico alla figura umana che viene così a perdere quella caratteristica di staticità a favore di un'idea di moto circolare all'interno di una ruota ideale. Il cerchio viene indicato da Platone come la forma più perfetta e, come tale, viene assunto quale simbolo medievale della perfezione dell'Assoluto.
A Dio, nei sistemi mistici, si allude come a un cerchio onnipresente, per rendere con concetti umani la perfezione e l'intangibilità. Il cerchio non ha inizio né fine, né direzione né orientamento, motivo per cui è simbolo del cielo e di tutto ciò che è spirituale.Il cerchio trae origine dal proprio centro che qui, nell'immagine vinciana, viene a cadere nell'ombelico umano. In termini figurativi, ciò significa che l'uomo viene a essere origine dell'evento divino, in accordo con la concezione filosofica neoplatonica diffusa in quegli anni in varie città della penisolaUn quadrato inscritto in un cerchio i cui centri coincidano si ritrova in numerose raffigurazioni precristiane, cristiane e buddiste a suggerire l'ideale coincidenza di divino e creato dove quest'ultimo, emanazione del primo, si trova in perfetta sintonia con il principio originario.La condizione umana, sinteticamente espressa dal genio vinciano con questo disegno, rimane in un rapporto apparentemente armonioso, ma in realtà misteriosamente squilibrato col divino. Una situazione di tipo spaventosamente esistenziale della quale sembra essersi accorto l'uomo vitruviano, la cui testa risulta quasi schiacciata dalla linea orizzontale che, simbolo dell'esistenza, grava pesantemente su di lui. Interessante è questo volto delineato, a differenza del resto del corpo, con dovizia di particolari tanto da suggerire alla critica l'idea che si tratti di un vero e proprio autoritratto dell'artista, nel qual caso starebbe a rafforzare l'idea di personale coinvolgimento.In ogni caso, questo volto così precisamente delineato, dallo sguardo attonito, suggerisce l'idea dello stupore e dell'angoscia che accompagna l'umanità nel momento in cui riflette sull'Assoluto e fa i conti sul significato ultimo della propria esistenza.La profondità di tale messaggio, pur non essendo stata apparentemente compresa nella sua interezza, è stata pur tuttavia intuita dall'umanità che ha amato e ama il disegno leonardesco più di ogni altro al mondo, forse proprio sentendo in esso qualcosa di vero ed eterno, una sorta di ritratto della condizione umana.
 



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