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sabato 28 settembre 2013

La morte dello scrittore Carlo Castellaneta: dal viaggio con il padre alle tracce d’anima Uno scrittore tra la parola e il cuore

"…Se tu per me ci sarai sempre io non ho bisogno di nessuno…".

 di Pierfranco Bruni

 È morto lo scrittore Carlo Castellaneta. Palmanova (Udine)  28 settembre.  Ne è passato di tempo da quel Viaggio col padre, nel quale memoria e pudore si intrecciavano in un ricercarsi tra gli affetti e il bisogno di comunicare. Un viaggio tra i filamenti del tempo che ritornava a tessere ragnatele e ancora nuovi ricordi grazie ad uno scenario in cui le immagini prendevano il sopravvento.Viaggio col padre è appunto il primo romanzo di Carlo Castellaneta. Risale al 1958. La sua pubblicazione la si deve ad Elio Vittorini.

      Carlo Castellaneta, nato l’8 febbraio del 1930 a Milano, da padre pugliese e da madre milanese, resta uno scrittore che ha filtrato i temi della coscienza del mondo contemporaneo in un intreccio acuto e sottile di sentimenti e di sensazioni. Ha vissuto, appunto, il suo tempo (ma il tempo in senso metaforico che diventa, in questo caso, tempo della letteratura) dentro il rapporto vita - letteratura. Si pensi al "viaggio" complessivo che compie nei suoi romanzi, nel suo raccontare, nel suo intercalare realtà visive e sentimenti.
      Nel romanzo Tracce dell'anima, infatti, è un raccordare i giochi dell'anima con una memoria che raccoglie gli echi di un vissuto tra le pieghe dell'esistenza. L'amore o la passione, il vivere la tensione di un rapporto, il condensare i sussulti del cuore che rivelano segreti, la finzione e la maschera, i misteri dell'amare e le dimensioni confessionali sono un intercalare nel vocabolario dello scrittore. Un vocabolario fatto non solo di parole e di espressioni ma di quei linguaggi che provengono dal di dentro. Sono appunto questi linguaggi che danno senso alle storie, al romanzo stesso, al vivere sulla pagina l'avventura e il destino di una storia.
      Ma l'amore è un gioco che ha bisogno dell'anima non solo per rivelarsi ma anche per compiersi. Così in Tracce dell'anima. Un romanzo delicato. Un romanzo che si lascia leggere con leggerezza ma con tanta profondità di cuore e di lirismo. Si chiude con una frase melanconica, struggente, carezzevole che assorbe tutta la tensione del dire, tutta la tensione nostalgica del narrato.
      Così: "Piangevo anch'io, e mi chiedevo come avremmo fatto per riuscire a essere felici". Una storia d'amore nella sua interezza rivela il battito di un rapporto che ha sempre in sé frammenti di mistero. Carlo Castellaneta parla proprio della "dimensione del mistero" nell'intreccio di questi amori ma anche nella ricerca di un tempo che non è più un tempo storico ma diventa un tempo mitico tutto vissuto sulla corda della sacralità.
      Un misticismo che si confronta con il laico che è dentro la vita di tutti i giorni. E in questo scenario si intaglia la vicenda degli amori. Ma mistero e nostalgia sono i temi che campeggiano anche in L'amore immaginario del 1998 (romanzo precedente a Tracce dell'anima). Un avvolgente cammino che si lascia avvolgere in un affascinante conchiglia dalla quale si ascoltano voci e sono le voci che danno corpo all'itinerario narrante. L'amore immaginario è un amore non fantastico ma che si lascia vivere, e lo si vive, nel cerchio della consapevolezza di un'accettazione. Un bel libro che si proietta con le sue immagini e con il suo vascello di emozioni. In fondo quella di Castellaneta è una letteratura del segreto d'amore e come tale coniuga sentimento e sensazioni  su un'unica foglia che resta sempre quella di recuperare nel tempo l'immaginario che è stato ma che continua a vivere.
      Il costante bisogno di ritrovarsi anima l'idillio di questo "amore immaginario". "Se tu per me ci sarai sempre io non ho bisogno di nessuno…". E poi in questo dialogo. "'Noi non faremo mai l'amore, Diana'. 'Lo so, me l'hai spiegato'. 'Però ci sarò sempre, per te'". E' un amore che rimane nell'immaginario come forza vitale, come messaggio trainante per continuare ad essere nella vita e al di là dell'amore stesso. "…l'amore è soprattutto fragilità… tribolazione… anelito… malinconia… è il cuore gettato oltre l'ostacolo, senza nessuna certezza del premio... perché già amando siamo premiati".
      Emozione, desideri, gelosia. Sono tre sentimenti di radicamento nell'anima. In fondo quelle "tracce dell'anima" vivono nell'incrocio (si potrebbe anche dire nella contraddizione delle passioni) tra desiderio e gelosia. Ma cosa è questa gelosia che campeggia in L'amore immaginario? Ecco: "Ma era giusto essere gelosi di una donna che non apparteneva? Si era convinto che l'essenza dell'amore non è godere di una persona, ma delle emozioni che essa ti ispira. E' il piacere di dare, non di prendere". Dall'amore come immaginario ai paesaggi che diventano scenari di un teatro in una storia di amori. Tracce dell'anima è anche un romanzo di scenari.
      Lo scenario che si mostra nell'hotel di Vieste ha una sua ricchezza di paesaggi non solo esterni ma interiori con i quali Castellaneta convive per dare sogno ai suoi romanzi. C'è la Puglia delle immagini e del riposo che fanno da contorno. Una memoria antica che ritorna. Un solo spaccato: "L'ho detto a Teresa e Amerigo, mentre in auto mi accompagnavano a Foggia, che i dieci giorni passati con loro in assoluta semplicità sono stati la vacanza di cui avevo bisogno". Ma è soprattutto un romanzo nel quale il mistero si vive e si sottolinea.
      Ne è passato di tempo dunque da quel Viaggio col padre ma anche da altri testi come, per fare solo pochi esempi, Una lunga rabbia del 1961 o Notti e nebbie del 1975 o Ombre del  1982. C'è una continuità, comunque, tra molti romanzi la cui spinta narrativa è tutta giocata sul sentimento. Si pensi ad Anni beati del 1979, a Passione d'amore del 1987, a L'età del desiderio del 1990, ai libri di racconti (in modo particolare a Questione di cuore e a Effusioni) sino a due romanzi qui citati. Il sentimento come sentiero dell'esistere. Il sentimento come viaggio indefinibile ma vero nel tempo dell'uomo.  
      La letteratura è lo strumento per decodificare sogni e tentazioni, vissuto e immaginato, ricordo e attesa. Resta il silenzio della parola fatta di lievi sensazioni. Quel silenzio che "era così intenso che l'orecchio poteva percepire il ticchettio dei secondi sul tavolino da notte". Un silenzio percepito lungo le parole che si dipanavano e si lasciavano catturare in una emozione intensa. Lo scrivere di Castellaneta è un penetrare i linguaggi sommessi (e sommersi) di un amore che non si consuma nel tempo ma che continua a vivere nel tempo. Ciò è testimoniato anche dai suoi ultimi libri: daCasta diva del 2003  a Polvere di stelle del 2005 sino a Gridando: “Viva Savoia” del 2007.

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