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lunedì 1 dicembre 2014

Les fleurs du Mal

di Filomena Russo

« Les  fleurs  du  Mal » (  I fiori  del Male)   è il titolo di una raccolta di poemi  di Charles Baudelaire, apparsa nel 1857.  Il titolo sorprende perché, quando si parla di fiori si pensa subito ai colori, ai profumi, all’armonia della corolla e dei petali; allora perché “fiori del Male” ? Cosa  è  “ il  Male “? Baudelaire lo spiega in versi, perché lo prova sulla propria pelle e dice che aveva tentato( d’ "extraire la beauté du mal”) di estrarre la bellezza dal male.
Charles Baudelaire nasce a Parigi nel 1821;   quando aveva sei anni , suo padre, una persona anziana, muore e, la sua giovane  madre, due anni dopo, si risposa con un militare freddo e severo, il comandante Aupick, che diventerà poi, generale, ambasciatore e , senatore sotto  l’Impero. 

Il piccolo Charles si sente tradito da questo matrimonio e si ribella. Subito dopo la maturità inizia una vita da bohémien (vita scapigliata e anticonformista). Il comandante Aupick interviene ; e un consiglio di famiglia decide di mandarlo nelle Indie per strapparlo all’ozio.   Il giovane parte, ma, arrivato nell’isola della Réunion ( isola ad est del Madagascar) decide di ritornare a Parigi. Questo viaggio, che egli aveva fatto contro voglia, lo segnerà per sempre, per le straordinarie sensazioni suscitate  dal mare, dal sole, dall’esotismo. Ritornato a Parigi, maggiorenne, chiede la sua eredità paterna :750.000 franchi in oro. Si lega con una mulatta, Jeanne  Duval,  che sarà la sua compagna, per quasi tutta la vita.( ma avrà anche un amore spirituale, Madame Sabotier).   Scrive dei poemi, ma conduce una vita dissipata e spende buona parte della sua eredità. La famiglia, allora, gli impone un notaio, che mensilmente gli versa una misera somma. Così inizia una vita miserabile, e assillato dai creditori. Decide di lavorare per vivere, scrive degli articoli di critica d’arte e, nel 1857 pubblica la sua raccolta di versi  “Les fleurs du Mal”, per i quali subisce un processo per oltraggio alla morale e, deve cancellare sei componimenti. La sua vita diviene sempre più triste, disordinata per l’abuso di oppio e haschich ( stupefacente ottenuto dalla canapa indiana). Nel1869 pubblica  “ Paradis artificiels” (Paradisi artificiali). Nel1864 va a Bruxelles, dove spera di guadagnare del denaro con un giro di conferenze, e spera anche di trovare un editore disposto a pubblicare le sue opere complete, ma trova” une très  grande avarice”(una grandissima avarizia). Colpito da apoplessia nel 1866, trasportato a Parigi, muore nel 1867, a 46 anni.  
La raccolta di poesie “Les fleurs du Mal “ é divisa   in  sei   parti:
Slpeen  et  Idéal", Tableaux  Parisiens”, « Le vin, » «  Les  fleurs du Mal » « Révolte », « La  Mort »,  che  rappresentano le tappe  del viaggio immaginario del poeta verso la morte, per sfuggire  alla malinconia  .
In « Spleen et Idéal »  il  poeta é combattuto fra la noia e l ‘Ideale; egli cerca un rimedio contro la noia, l’ebrezza, il vizio, ma non lo trova. L’essenza della poesia di Baudelaire é il conflitto fra il Bene e il Male, il Cielo e la Terra. Torturato da queste due postulazioni, trova fra questi due universi delle corrispondenze tra il mondo visibile e il mondo invisibile, come dice nel poema “Les  Correspondances “.
Ma ritorniamo a “Les fleurs du Mal “ e ai  “ Paradis Artificiels” fiori del male e paradisi artificiali. Sempre più spesso, i giornali e i media, in generale, riferiscono di giovani, che si rifugiano nella droga. Talvolta, l’incapacità di capire e di amare, da parte degli  adulti, presi dal proprio egoismo,  spegne le coscienze dei giovani, che, stanchi e delusi, per la mancanza di referenti credibili,  trovano rifugio, nei “paradisi artificiali. “
  A questo punto i termini da ribadire sono:  famiglia, amore, disagio. La debolezza dell’individuo sin dall’adolescenza lo predispone a lasciarsi  soggiogare “dal  canto delle sirene”(droga , alcool,  etc.).  Il disagio o i disagi che si possono vivere  sin dalla preadolescenza, sono dovuti alla scarsa attenzione che, talvolta, i genitori, loro malgrado, riservano ai figli. Spesso, poi, il così detto perbenismo (società dell’apparire) vieta di accettare determinate situazioni critiche, considerandole momenti transitori adolescenziali. La manifesta sicurezza di sé, induce, talvolta, l’essere umano a sottovalutare e a non considerare i rischi insiti sia nell’assunzione inizialmente per giuoco di sostanze da “sballo” o come rifugio per una personalità fragile e priva di un codice emozionale.
I giovani,  non hanno più referenti credibili e quindi si annullano (non tutti per fortuna) nei “paradisi  artificiali”( droga, alcool e stupefacenti in generale). Il punto di partenza e referente essenziale è la famiglia; quando questa viene meno,  i giovani  trovano  sostegno nel gruppo di coetanei, eterogeneo sotto tutti i profili; ed  è  lì che iniziano i comportamenti a dire poco particolari  o  discutibili,  perché  assillati  dai tanti problemi esistenziali, che sembrano non avere soluzione.
Tutti insieme si impegnano solo nell’andare oltre, ma più che impegnarsi é  come se si lasciassero trasportare da un fiume in piena, che strada facendo li travolge. In questa situazione, è difficile pensare che abbiano dei progetti per il futuro, il tutto si svolge “ ora et  nunc “anche  perché l’illusione, data dai mezzi di comunicazione, e non solo, li vede presi dalla ricerca della soddisfazione immediata dei propri desideri. La realtà, la concretezza del quotidiano, li annoia, ed è come se il tutto non li riguardasse minimamente.  La contestazione ha un ruolo importante nel loro quotidiano, ma non è una contestazione  propositiva,  tutt’altro,  è una contestazione distruttiva e annoiata. La “noia” sembra quasi, il principio cardine della loro esistenza, perciò, molto spesso si rifugiano nei  “paradisi artificiali”, come li chiama Baudelaire, per cui quello di Baudelaire, a mio modesto avviso,  è un esempio di vita di disagio giovanile del tutto attuale.


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