Che ora è ?

venerdì 12 giugno 2015

"L'ultimo", ecco la testimonianza del prof.Mimmo Annicchiarico


Al caro amico Alfredo, quando mi ha chiesto di essere stasera tra i testimoni per ricordare il 40° anniversario della morte di Pierpaolo Pasolini, ho cercato di far valere le mie ragioni per declinare l'invito, ritenendo in coscienza di non avere nulla di particolare o di interessante sul piano personale da testimoniare in proposito.
Davanti alle sue insistenze, che mi pareva dessero per scontato che non era possibile che, in realtà, non potessi cercare un qualcosa da dire - come insegnante, giornalista, politico - sull'influenza che Pasolini avrebbe avuto nella mia vita professionale e nelle mia storia personale, ho ceduto, come si cede ad un amico, al quale stia a cuore un progetto coltivato con passione.


E, tuttavia, stasera, dopo aver invano cercato nel mio passato almeno uno scampolo di testimonianza che possa interessarvi, se lascio da parte il fatto di aver svolto per ben 14 mesi il servizio militare a Casarsa della Delizia, di aver visto qualche suo film (Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci uccellini, Teorema, I racconti di Canterbury), di aver gustato alcune sue poesie (Supplica a mia madre) e poco altro, mi sono trovato ad interrogarmi, piuttosto, su che cosa possa essere oggi per me la sua lezione. Perché il ciò che è stato, semplicemente è stato, ma il dopo un fondato interesse, invece, continua ad averlo.
Ovvio, allora, che, se c'è un'attualità del suo pensiero, è bene che io la debba cogliere e cercare di viverla oggi e domani.
A questo riassunto della mia ricerca di queste ore ho voluto dare quasi la forma dell'Ethica, more geometrico demonstrata di Baruck Spinosa.
1.     Pasolini è un vero maestro, intendendo per "maestro" chi ha qualcosa di profondo da dire;
2.     Per me Pasolini è stato, tuttavia, uno tra i miei "cattivi maestri", intendendo qui per "cattivi maestri" quelli che hanno spesso più cose da insegnare dei "buoni", perché sono capaci di scuotere le coscienze, naturalmente quelle disposte a farsi scuotere, in quanto non impaurite dal dubbio, mentre insegnano poco ai neghittosi, come ai saccenti stanchi ripetitori plaudenti (per me, ad esempio, sono stati "cattivi", ma molto amati maestri (Feuerbach, Marx, Nietzsche, Freud);
3.     La denuncia appassionatamente violenta dell'ipocrisia e dell'omologazione di Pasolini ha accompagnato e sostiene tutt'ora la mia personale dimensione spirituale, curata negli anni prima, durante e dopo il '68, però, con altri vaccini, meno violenti, ma non meno appassionati, somministratimi dall'ambiente familiare (pastorale, ben più che contadino), dalla dimensione comunitaria della mia parrocchia e non parrocchiale della comunità (don Dario Palmisano, pater e magister), dalla visione politica di essere stato da giovane democristiano inviso ai Don Rodrigo dc, da socialista lombardiano, giudicato inaffidabile dai potentati provinciali, regionali e nazionali craxiani e anticraxiani, dal mio credo religioso che mi ha visto cacciato su due piedi dal Consiglio Pastorale Diocesano con l'accusa di "sradicato", per aver sostenuto il diritto alla disobbedienza a proposito dei referendum per il divorzio e l'aborto;
4.     Quanto, poi, alla consapevolezza della spregiudicatezza del potere, con uno studio simile a quello "matto e disperatissimo" el quale si immerse Leopardi, me lo avevano già fatto apprendere, nel Liceo Lilla di Francavilla Fontana, con il commento, ancor vivo in me, dei versi foscoliani su Machiavelli, "quel grande che, temprando lo scettro a' regnator gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue", non impari alla forza e foga argomentativa di Petrolio o Salò e, in più, adatto a tutti gli stomaci.

Non è stato e non sarà per me, quindi, il ricorrente, ridondante, quasi ossessivo e, a volte, sospettosamente compiacente ricorso alle più svariate e crude, ancorché artistiche, forme allegoriche del sesso, ad accrescere il carattere corrosivo della denuncia della perversione del potere, con ciò non volendo giudicare quelle forme gratuite o semplicisticamente offensive.

Considero, comunque, la sua "ora di lezione" un arricchimento reale e non virtuale del mio bagaglio culturale, insieme mentale e comportamentale.
Mi resta, ora, da chiedermi e da chiedere: all' "eretico" Pasolini quanto sarebbe piaciuta una folla, che univocamente affermasse che il suo grido, soffocato il 2.11.75, abbia realmente cambiato la vita di ciascun plaudente, quando, al contrario, ogni mattina, il riflesso dello specchio gli stampa in viso la disarmante maschera di  borghese piccolo piccolo? O, se, almeno noi, fossimo cambiati, non ce ne saremmo accorti dai nostri comportamenti quotidiani?
Per questo la sua invettiva sembra a me, ancora oggi "Vox clamantis in deserto".
Oso, in conclusione, affermare che difficilmente qualcuno possa essere credibile, se sostenesse che la lezione di Pasolini l'avesse cambiato. Se lo facesse, entrerebbe di diritto nella vasta platea di intellettuali o pseudotali, ai quali Pasolini riservò lo sprezzante giudizio di traditori del proprio ruolo, sordidamente organici al sistema.
Questa mia testimonianza ha voluto ribadire la prosecuzione dell'impegno nel presente e per il futuro, a rinvigorire la virtù, anche pasoliniana, della parresia e cioè del libero parlare e mi piace immaginare Pier Paolo Pasolini, che, in questo momento, mi stia considerando suo discepolo, più autentico di quanti se ne fanno paladini a poco prezzo. Alla stregua, un po', di Aristotele, che, secondo Galilei, avrebbe sicuramente annoverato lui "il copernicano" tra i suoi discepoli, piuttosto che quei sedicenti aristotelici "tolemaici" dell'Università di Padova, tanto proni nell'ossequio all'ipse dixit, quanto incapaci di leggere il gran libro della natura con le "sensate esperienze e certe dimostrazioni".
Grottaglie, domenica 7 giugno 2015
Nuovo Cinema Vittoria - ore 16.30


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Pierpaolo Pasolini
scrittore
ammazzato nel novembre del 1975

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