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lunedì 15 giugno 2015

Cosa resta di Pasolini a 40 anni dalla morte? La poesia di Casarsa e il resto è dialettica

di Pierfranco Bruni

Cosa resta di Pier Paolo Pasolini (1922 –1975) a quarant’anni dalla morte? Domanda impertinente ma forte. Resta il poeta del recupera della lingua. Pasolini ha scavato nella complessità della parola portando alla luce le radici comunicative di un popolo all’interno di una temperie regionale e nazionale. Il valore del linguaggio poetico ha certamente una sua misura stilistica fondamentale e si spiega su metodologie che hanno una loro insistenza in un rapporto tra prosa e verso. L’oralità ha sempre dimostrato una particolare incidenza nei processi di definizione e di trasmissione di una comunicazione che sottolineava una questione di identità.


Nel 1942 pubblicava  Poesie a Casarsa.  In fondo è il Pasolini che resta soprattutto sul piano poetico. Con questo testo aveva ben tracciato il ruolo che doveva avere la lingua, in questo caso specifico il dialetto, assorbita come partecipazione di un vero e proprio etnos in quanto l’alchimia della parola si incontrava con i contenuti di un territorio. A quarant’anni dalla sua morte Poesie a Casarsa è il testo che continua a scavare tra lingua e la visione onirico – antropologica.  

I veri contenuti del territorio restano i luoghi reali e allegorici del paese. Per Pasolini il Friuli veniva vissuto attraverso due componenti che restano emblematiche: la lingua e la sua tradizione  e il paese nella sua capacità di comunicare un modello di condivisione tra il passato e il presente. La lunga memoria è un cammino che porta agli orizzonti delle radici – paese.
E dentro il paese, ovvero dentro l’essere il paese, ci sono tutti gli addentellati che danno una ragione ad un rapporto tra lingua edesistenza. Si pensi alla poesia di tre versi che apre Poesie a Casarsa (poi confluite, queste poesie, in La meglio gioventùdel 1954) nella quale si legge: “Fontana di aga dal me paìs./A no è aga pì fres-cia che tal me paìs./Fontana di rustic amòur” e ancora in La nuova gioventù (Poesie friulane 1941 – 1974), 1975.
Pasolini attraverso il suo affermare i codici della realtà etnica friulana come identità è riuscito a contestualizzare una dimensione geografica e quindi anche storica. Scavando nella lingua e riportando sullo scenario quotidiano una realtà demo - antropologica i cui risultati rappresentano un dialogo costante tra tradizione e letteratura.
Il recupero della lingua nella tradizione delle etnie è un elemento che chiama in causa modelli linguistici e fattori antropologici. Il valore del linguaggio poetico ha certamente una sua misura stilistica fondamentale e si spiega su metodologie che hanno una loro insistenza in un rapporto tra prosa e verso.
L’oralità ha sempre dimostrato una particolare incidenza nei processi di definizione e di trasmissione di una comunicazione che sottolineava una questione di identità. Recuperando una lingua Pasolini non ha fatto altro che ripristinare un dialogo tra popolo e territorio. Un dialogo che ha significato, e significa tuttora, uno scavo in quell’etnos che si porta dentro i segni di un radicamento che è sentimento della memoria. Memoria – paese. È qui che si stabilisce uno iato fondamentale.
Ci troviamo di fronte ad un verseggiare che ha delle matrici chiaramente etniche perché non si tratta di un vero e proprio dialetto in sé ma di una lingua composita che è segno tangibile di un processo non solo letterario ma profondamente antropologico. Appartenenza ad un paese perché è qui che Pasolini ha trascorso le estati della sua infanzia. Il tempo non è un valore aggiunto bensì è la memoria dilatata nel cerchio magico dell’ascoltare i ricordi che sono nel vissuto ma vivono nel presente.
C’è un altro fattore che è quello di sentire il paese come territorio vasto e immerso in quelle parole che restano nella consapevolezza di un rapporto con l’altro stabilendo sempre dei dialoghi.
Pasolini sosteneva che: “La lingua parlata è dominata dalla pratica, la lingua letteraria dalle tradizioni”. Quindi il valore della lingua resiste perché dentro il quotidiano ma chiaramente non può fare a meno del sostegno di un incontro che risulta sempre necessario tra messaggio letterario e percorso sviluppato dalla tradizione. Ma la tradizione è anche memoria. Tradizione – tempo – memoria. Il Pasolini che resta? È il poeta di Casarsa. Il resto è dialettica.
     

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Pierpaolo Pasolini
scrittore
ammazzato nel novembre del 1975

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