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lunedì 28 febbraio 2011

A Palazzo De Felice 3 mostre I linguaggi dell’arte di Andreace, Fasano, Spanò


Dal 5 marzo al 10 aprile 2011 nella prestigiosa sede della Pinacoteca Palazzo De Felice, sita in Piazza S. Lucia, ubicata nel centro storico di Grottaglie, la Rassegna di Arte Contemporanea I linguaggi dell’arte, curata dal Comune di Grottaglie (Assessorato alla Cultura) e dalla Associazione culturale “Eterogenea”, coordinata dalla dott.Daniela De Vincentis, vede  coinvolti gli artisti Nicola Andreace, Rita Fasano, Luigi Spanò, i quali con le loro opere consentono una ricognizione di alto spessore culturale.
infotel. 800545333 - (+39)0995622610

         
La critica d’arte Carmen De Stasio individua così le peculiarità della loro arte
: …Con Nicola Andreace trionfa il linguaggio contemporaneo della sintesi, dell’assemblaggio, della coesione e dell’immediatezza tipico della comunicazione mediatica e pubblicitaria che, nel limite stringente del tempo, condensa-addensa azione e configurazioni immaginative in una coerenza tematica espressa mediante una scrittura imagista in continuità dialettica nella geometrizzazione dello spazio. L’artista sollecita la scoperta della vivacità di discorsi interrotti, strappati alla meditazione con spirito combattivo; é voce che sceglie strenuamente l’arte come campo per affermare e fermare in un flash percettivo l’esistenza dell’uomo. L’originalità delle composizioni orizzontali di Andreace trova riscontro non già frettolosamente nell’uso del collage, ma nel senso di equilibrio che riconduce ad un’organizzazione di elementi talora dissenzienti tra loro, ordinata con cura del particolare, intessuta di impegno sociale e culturale. Un documento oltre storico al quale l’artista perviene a seguito dell’osservazione di eventi circostanziali che si configurano come intelaiatura di significati tra loro contigui ed intelligibili. In genere si tratta di sollecitazioni rappresentative che egli mescola in accelerazione con creazioni immaginarie quali trait d’union dell’operazione di assemblage. L’emergente complessità del messaggio esorbita dalla scena e rivela la tensione e la plasticità di una prospettiva dilatata in un eterno presente, che rigetta l’artificiosità di allusioni e richiama letteralmente la capacità umana di condensare la rabbia del tempo, la devastante lotta della historia-ricerca per reprimere l’oscurità della dimenticanza. E’ arte impegnata che trova nell’esperienza la fonte di ispirazione.
Brutale nella crudezza della struttura, foriera di una mestizia che conduce ad un punto prospettico assente é l’espressione algida e austera di Rita Fasano. Sui piani ruvidi dei suoi murales materici si avverte il sentore di una quiete procurata dalla dissolvenza delle intonazioni coloristiche in tracce di percorrimenti che divengono esclusive (ma non assolute) protagoniste dello spazio spogliato di qualunque elemento grafico e che conserva il segno di un’assenza o di un vuoto come suggestivo simbolo di intimità con il silenzio della materia. Da un figurativismo dal carattere inquieto, nel tempo l’artista ha scelto (o, meglio, ha avvertito in sé il bisogno) di misurarsi con un sempre più intricato e tortuoso percorso per rappresentare la materia nella sua variabilità e in una condizione astratta, per conferire espressività ad un realismo scenico che trascende la presenza di elementi riconoscibili; per lasciar prevalere, infine, la percezione di manualità, l’ipotesi di emozioni, l’enigma di squarci di memoria, pensamenti liberi che agiscono sulla versatilità-unicità prospettica. Le architetture pannellate acquisiscono pertanto il senso di un’idea esperienziale determinante che si muove lungo percorsi in mutevole trasformazione, in veloce metamorfosi così come è nella natura della materia, luogo di memorie personali, universali. Momento ed eternità.
Dalla tattilità del rapporto arte-ambiente di Andreace e Fasano traspare un’emozionalità stringente, convulsa che esplode per soddisfare la sete di approfondimento in campi inesplorati. Ancora una volta l’arte è il luogo mentale di elaborazioni in divenire e in continua comunicazione con l’esterno, così come rivelano le visioni dirompenti, tensive ed extra-ordinarie delle costruzioni materiche di Luigi Spanò.
L’abilità artistica di Spanò è riscontrabile nella sinfonia-sintonia di colori che contribuiscono a dare solennità alle opere, nelle quali la dinamicità formale è data dalla presenza di un grottesco che invade la scena di un non-luogo, con movimenti che avvengono nell’oltre intimo di un’atmosfera che sa di antico nella dimensione di un tempo che non esiste. Spanò permette all’arte di uscire dai musei per penetrare gli ambienti umani, risolvendo la sua composizione in una trasformazione arcana dello spazio pittorico in un boato comprensivo di luci, di segni, di sensibilità proiettate in visioni ultra-reali.Egli si muove sul terreno fertile delle impressioni, delle pulsazioni che battono incessanti nella mente e che danno struttura all’imperante, seppur relativo, pensamento. L’esasperazione delle cromie e delle forme evidenzia su piani convulsivi la centralità dei soggetti in enigmatica circolarità che assorbe spazi chiusi e dilatati nella frantumazione del tempo. E’ tormento e travaglio. O, se si vuole, caleidoscopico visivo di una percezione della esteriorità trasfigurata con l’occhio che si oppone all’ovvietà esistenziale. I soggetti astratti dalla realtà ondeggiano nella dimensione di un sogno-incubo che si trasla nella figurazione  intenzionale dell’artista, il quale attribuisce all’opera un tratto contrastante e indefinibile, deforme come tale é la transizione interno-esterno, apoteosi di una progressione volitiva, vorticosa, simbolica.
In definitiva, dai linguaggi ricorrenti di Andreace, Fasano e Spanò emerge il ritratto di un’arte contemporanea derivata dall’immersione del pensiero nella materia o dall’interferenza pensiero-materia come rivoluzionaria vitalità di chi ambisce in ogni fase della ricerca a svelare efficaci significazioni nella concretezza delle cose e vive costantemente la dimensione dell’essere oltre la superficie. Un’ipotesi espressiva che riconduce all’eterno dilemma tra pensare proiettivo e/o sostare nella sospensione tensiva che il presente suggerisce”.

Nicola Andreace, il quale ha progettato la grafica e l’impaginazione del catalogo,  con le biografie degli artisti, la riproduzione di alcune opere in esposizione, gl’interventi critici e di saluto, ha aggiunto al poster, la cui immagine è riprodotta sulla cartolina-invito e sulla copertina della brochure, le seguenti note esplicative: “Il cavalletto, la spirale, i colori simboleggiano l’evoluzione della cultura, che gli artisti interpretano e raffigurano, rielaborando individualmente i messaggi del passato, l’innovata realtà del presente, la speranza del futuro”.

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