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sabato 30 gennaio 2016

A’ La Recherche du Temps Perdu (Alla Ricerca del Tempo Perduto)

di Filomena Russo
Alla ricerca del tempo perduto  è  un’espressione che si presta a diverse  interpretazioni: non perdere tempo, non sprecare tempo, il tempo è  prezioso etc., ma non è proprio questo, quello che riguarda il quotidiano e, pensando all’opera di Marcel Proust  ( A’ La Recherche Du Temps Perdu” Alla Ricerca Del Tempo Perduto), vengono in mente molte cose che fanno parte di noi stessi, che ci appartengono e in qualche modo ci identificano. 

Chi di noi, fermandosi a pensare non ha dei  flash memoriali che ci riportano indietro nel tempo? È vero che bisogna vivere il presente, proiettandosi quotidianamente nel futuro, ma il passato ci appartiene, basta  pensare  alla Storia. Se non ci fosse la Storia, come popolo, non avremmo identità. Poiché ognuno di noi  appartiene ad un popolo, ad un territorio ben definito, è   giusto rivisitare di tanto in tanto il tempo passato. “Il Tempo Perduto” che non è identificato solo col tempo sprecato, ma il tempo perduto da identificare con l’insieme di momenti, avvenimenti, ricordi belli e/o brutti, che fanno parte di ognuno di noi.
Marcel Proust  nasce a Parigi nel 1871 ,apparteneva ad una famiglia ricca e borghese, suo padre era un medico rinomato.  Proust  soffre di asma sin da bambino (dall’età di 9 anni), durante l’estate vive a Illiers, vicino  a Chartres, che egli chiamerà Combray. Da adulto, il ricordo dell’infanzia sarà per lui il tempo della felicità.  Entra alla Sorbona e segue i corsi di  Henri  Bergson, che ha esercitato una profonda influenza sulla sua opera. Frequenta i saloni dell’aristocrazia, si lega a degli scrittori come Anatole France e, con degli amici fonda una rivista “Le Banquet”. 
Nel 1896 pubblica il suo primo libro “Les Plaisirs et les Jours”( I piaceri e i giorni), poi scrive un romanzo autobiografico “Jean Santeuil” che sarà pubblicato molto tempo dopo la sua morte (1952). La perdita di sua madre e poi di suo padre e l’asma di cui soffre sempre, lo spingono ad una vita solitaria e si dedica completamente alla scrittura.
 Verso il 1909 inizia a scrivere la sua opera ciclica “A’ La Recherche Du Temps Perdus (opera che esplora la verità psicologica dell’individuo)  e “Du côté de chez Swann” non accettata dagli editori.
Nel 1919 “ A’ l’ombre  des jeunes filles en fleurs” riceve il premio Goncourt ed è un successo. Continua a scrivere e nel 1920-21 pubblica
“Le cÔté de Guermantes” “Sodome et Gomorrhe”. Muore nel1922 e dopo la sua morte appaiono “La Prisonnière”, La fugitive” e nel 1927  
“ Le  Temps  Retrouvé”. Nella storia della letteratura francese, Proust è un innovatore  e un filosofo e prende come soggetto del suo “romanzo” la sua vita  e quella delle persone che lo circondano, non per raccontarle, ma per studiarle e analizzarle a fondo, per scoprirne gli impulsi, gli aspetti profondi. Lo scrittore, dice Proust, deve essere uno specchio, in cui la sua vita si riflette ; il genio consiste nel potere della riflessione, anche perché il cuore dell’uomo  è un  abisso senza fondo.
Proust è ossessionato dalla fuga inesorabile del tempo, che distrugge le persone e le cose: il mondo dell’infanzia scompare, le persone amate ci vengono strappate dalla morte, l’amore stesso subisce il danno del tempo,  le persone subiscono anche dei cambiamenti sia nell’aspetto fisico che  morale.  Ma il passato vive in noi, e noi possiamo farlo risorgere, attraverso il ricordo ; e l’Arte lo può fissare per sempre, se l’artista produce un capolavoro.
Il meccanismo della memoria ha due aspetti nell’opera di  Proust: la memoria affettiva :    il ricordo che noi abbiamo del nostro passato e che  ci ritorna spontaneamente quando pensiamo alla nostra infanzia e adolescenza ; per esempio quando incontriamo un amico o un compagno di scuola e evochiamo con lui gli anni passati, o quando un qualunque oggetto ci parla di altri tempi.

Un altro aspetto  è la memoria involontaria; quando un sapore,  un odore, una  vista, ci riporta alla memoria un’altra sensazione provata in un altro tempo, tutto ciò ci fa rivivere un mondo che non esiste più. Proust fa l’esempio della “petite madelaine”(piccolo dolce),che fa rivivere all’autore il ricordo dell’infanzia. Che la memoria sia volontaria o involontaria, essa conserva il passato, che non  é una sequela di episodi e di personaggi, ma uno studio complesso e profondo della nostra vita interiore  (chi siamo?).  
Attraverso la descrizione dei suoi personaggi, Proust descrive tutta una società con i suoi difetti, le sue manie, le ridicolaggini. Proust è il maestro dell’analisi psicologica ; la malattia e l’ipersensibilità  gli favoriscono questo studio profondo. L’analisi psicologica non soltanto fa rivivere il passato, ma gli dà anche una nuova vita, perché consacrata dall’Arte: la vera vita, dice Proust,  è la Letteratura .  La memoria ha bisogno dell’analisi psicologica per far rivivere profondamente il passato, ma ha bisogno anche dell’Arte, condizione indispensabile perché “l’edificio immenso del ricordo possa rimanere”. Per Proust l’uomo ha il dovere di cercare queste impressioni profonde, che  permettono di percepire l’essenza della vita e che formano la realtà suprema (di ognuno di noi), il resto non é che apparenza. 
  “Le Temps Retrouvé  è  il meccanismo della memoria involontaria che può ritrovare il tempo passato (le temps passé) attraverso le sensazioni nascoste delle cose, solo quando un istante del presente si identifica con un istante del passato: il rumore, il sapore, l’odore diventano reali senza essere attuali.
La vita e l’opera di Marcel Proust, a mio modesto avviso, sono un esempio per la società  moderna, nella quale il passato sembrerebbe essere qualcosa da cancellare per vivere il quotidiano senza porsi domande :
Chi siamo ? Da dove veniamo? Dove andiamo? ,dimenticando che senza memoria e senza passato non abbiamo alcuna identità.


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