Certamente il personaggio di cui mi accingo a tracciare un
fuggevole e succinto ritratto portera’ alla mente di qualcuno tanti ricordi... sale
cinematografiche intasate di fumo... sguardi imitazione/ammirazione... un’eta’ ormai
trascorsa.E il libro “Muscoli e Bellezza” di John
Vigna? Puo’ far ridere qualcuno, ma vi prego di credere che all’epoca di cui
parlo questo manuale era popolarissimo tra giovanotti e studenti.La storia antica è sempre stata saccheggiata alla grande da
Hollywood, perché è un calderone di racconti epici e leggende che si sposano
perfettamente con la spettacolare macchina del cinema. Le imprese dei romani e
dei greci, tra gladiatori che vollero essere liberi, principi giudei, titani e
forzuti, hanno
rappresentato una bella fetta della produzione americana e italiana tra gli
anni ’50 e ’60, per poi smorzarsi lentamente fino a risorgere in anni recenti
con film come Il gladiatore, “Alexander”,Troy.
Il film che lanciò il cosiddetto filone del “peplum”,
ovvero la versione italiana dei kolossal epici americani, fatto di pellicole
girate di solito con pochi soldi e mezzi, ma con tanta fantasia e una fiducia
in se stessi che, a guardare il tristo cinema italiano di oggi, fa quasi
commuovere, aveva nel ruolo del mitico
Ercole il grande Steve Reeves che, nonostante le sue limitate capacità di
attore dette al personaggio una fisicità e un carisma da manuale. Steve
Reeves aveva qualcosa in più, qualcosa che lo rendeva unico. Tutto in lui era
formidabile: la sua figura slanciata e splendidamente conformata, che emanava
potenza ed agilità; il suo volto dai lineamenti belli e nobili; il suo incedere
simile a quello di un dio e perfino i suoi modi raffinati, che rivelavano
signorilità.Sembrava un dio greco,l’incarnazione del bello ideale e dei
canoni greci della bellezza!
Nato a Glasgow, Montana, USA, il 21 gennaio 1926, Reeves faceva della
simmetria e del V shape il suo punto di forza. Queste caratteristiche lo
portarono alla vittoria dell'AAU Mr. America nel 1947 ed ai titoli Mr. World
del 1948 e NABBA Mr. Universe del 1950.Reeves è stato il primo atleta a
sdoganare il culturismo alla grande massa, grazie ai films ai quali partecipò,
fra i quali spiccano quelli della serie di Ercole di produzione italiana;
Reeves era l'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Era bello ed aveva
un fisico magnifico. Superstiti da Muscle Beach ricordano quanta gente seguiva
Reeves quando camminava in spiaggia e quante persone che non sapevano nulla di
lui semplicemente si fermavano e lo fissavano, in soggezione."

Le fatiche
di Ercole del 1959 viene
proiettato contemporaneamente in ben 600 sale, divenendo in breve un tale
successo che alla fine dei conti la
pellicola aveva incassato più di 4 milioni di dollari. La storia del famoso
eroe forte ma giusto, tormentato dai dubbi su se stesso e che sceglie di
rinunciare alla sua immortalità di semi-dio per vivere e amare come tutti gli
uomini, era elaborata in un mix concentrato di episodi e personaggi noti al
grande pubblico, mentre le fatiche di Ercole erano per ovvie ragioni ridotte a
due, quella del leone Nemeo e quella del toro di Creta.
Mentre per il ruolo femminile di Iole era stata scelta Sylva Koscina,
– già modella e attrice che aveva recitato piccole parti con Germi e Lattuada –
per interpretare il personaggio di Ercole era necessario trovare un attore il
cui corpo fosse perfettamente degno di questo nome. Decisero di cercarlo tra i
culturisti americani, una nuova disciplina che stava divenendo di moda anche in
Italia. Tra tutti, un giovane ventottenne del Montana sembrava fare al caso
loro: alto, muscoloso, già Mr. Universo nel ’50, oltre al fisico sviluppato
possedeva un bel volto che bene si prestava ad incarnare anche le doti morali e
umane di Ercole. L’attore in questione si chiamava Steve Reeves che diventa
il divo assoluto del peplum
italiano,
con film come Ercole e la regina di Lidia, Romolo e Remo, Gli ultimi giorni di Pompei
o La guerra di Troia. Era visto dalle donne come un
sex-simbol e dagli uomini come un fratello forte e robusto, del quale non si
poteva essere gelosi perché considerato inarrivabile.
Questi corpi atletici e scolpiti sembrano ideali per riempire con le loro
performance i nuovi e più spettacolari formati panoramici che vanno
diffondendosi, grazie anche all’avvento del colore, e che esaltano non solo le
gesta e i muscoli degli eroi ma anche i momenti più licenziosi e sensuali
riservati per esempio alle coreografie delle danze che si tengono nelle corti
dei potenti e in special modo dei “cattivi”, all’esibizione della bellezza
femminile delle eroine, i cui costumi si fanno progressivamente sempre più
ridotti e provocanti.
Rivelatosi un “filone aurifero”
capace di rimettere in moto l’economia del nostro cinema, il genere
storico-mitologico – ribattezzato peplum dalla critica
francese – torna dunque prepotentemente alla ribalta vivendo momenti di
febbrile attività produttiva stimolata soprattutto dagli eccellenti risultati
commerciali, che si concentrano sempre più nelle seconde e terze visioni e nei
circuiti parrocchiali.
Steve Reeves
apre la strada con Francisci, lo seguono Gordon Scott, Mickey Hargitay, Gordon
Mitchell, Reg Park – in mezzo ai quali si confondono anche i nostrani Kirk
Morris (Adriano Bellini) e Alan Steel (Sergio Ciani) –, muscolosi e lucidi
rappresentanti di quel nuovo sport chiamato body building, la cui dieta
ultra-proteica è già da sé il simbolo di quel benessere fisico ed economico che
l’Italia del dopoguerra va sognando.
Dopo le esperienze italiane, Reeves abbandona il cinema nel 1969 dopo un
incidente ad una spalla. Ritirandosi in un ranch di sua proprietà negli Stati
Uniti, dove alleva cavalli, passa il resto della vita a promuovere uno sport
più pulito,senza droghe ed anabolizzanti.
Muore ad Escondido, in California, nel 2000,per le conseguenze di
un linfoma.Cremato, le sue ceneri sono state sparse sulla pianura del Montana.
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blog culturale fondato dalla giornalista Lilli D'Amicis