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mercoledì 20 novembre 2013

Un mistero tutto italico:Italo Balbo.



Permettetemi di dedicare queste poche righe a mio padre, Maresciallo A.M.,aviatore ed istruttore paracadutista, che ha riempito la mia fanciullezza e giovinezza  con le  lodi e gli elogi a  questo personaggio del Fascismo che egli aveva conosciuto di persona a Tarquinia, in quell’aeroporto che ospito’ la I  Scuola Paracadutisti d’Italia.E  mentre riporto queste notizie, il pensiero corre a lui,in divisa e con il petto adorno,tra le altre, di una medaglia di bronzo “conquistata” durante  quella “follia umana” che fu la II guerra mondiale. “La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo. La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano”(De Gregori).  Italo Balbo, ferrarese, fu forse il più eccentrico e contradditorio dei gerarchi fascisti.
Non aveva la disponibilità alla pieghevolezza di Grandi né le contorsioni morali di Bottai. Balbo sembrava essere uscito dalle pagine dure e fascinose di una storia ferrarese cinquecentesca.Violento e irridente, generoso senza calcolo, avventuroso e mascalzone, coraggioso al limite del consentito, Balbo fu certamente un protagonista del fascismo.Alla vigilia, capeggiò le squadre della Val Padana seminando violenza e terrore da Ravenna a Parma. Nelle ore decisive della marcia su Roma fu il quadrumviro che determinò il colpo di mano risolutivo. Scoprì poi il fascino e la forza strategica dell’aviazione. Al comando di squadriglie di idrovolanti, progettati e costruiti in Italia, dominò la scena mondiale conquistando con epiche trasvolate vasta popolarità e grandi simpatie. Che Mussolini soffrisse di malcelate gelosie, non è un mistero. Tant’è che lo inviò in Libia con il grado di Maresciallo dell’Aria e con le funzioni di governatore generale. Avrebbe voluto fargli conferire dal re pure un titolo nobiliare: barone o conte. Ma Balbo gli rispose: «No, grazie. A Roma i conti non tornano e io voglio tornare».Si schierò apertamente e ostentatamente contro le leggi razziali del 1938. In uno di quei giorni piombò a Ferrara con il suo aereo. Atterrato alla Marfisa, raggiunse il centro della città e a piedi percorse corso Giovecca. Bussò al portone di casa dell’avvocato Ravenna, ebreo, suo amico fin dalla gioventù.Pranzarono insieme ad un tavolo della trattoria «da Giovanni» sotto il castello, tra gli sguardi attoniti dei gerarchi ferraresi abituali avventori di quelle sale. E alla fine del pranzo si salutarono - Balbo e Ravenna - con un lungo e significativo abbraccio.Non si limitò a questo, comunque, perché dichiarò apertamente la sua contrarietà alle leggi razziali così come poco tempo dopo non ebbe esitazioni nel dire che l’alleanza con la Germania più che uno sbaglio politico costituiva un errore storico.Il 6 novembre 1926 viene nominato sottosegretario all'Aeronautica. Inizia una serie di trasvolate oceaniche che ne faranno un eroe nazionale e lo renderanno assai noto anche oltre i confini nazionali. Il primo volo transatlantico è del 1930, con 12 idrovolanti, partiti da Orbetello alla volta di Rio de Janeiro, in Brasile, il viaggio si svolse dal 17 dicembre 1930 al 15 gennaio 1931. Dal 1 luglio al 12 agosto del 1933 guida la trasvolata di 24 idrovolanti nel volo andata e ritorno da Roma a Chicago. Il governatore dell'Illinois, il Sindaco e la città di Chicago riservano agli italiani un'accoglienza trionfale, a Balbo un'ovazione.
Vi presero parte 25 idrovolanti SIAI-Marchetti S.55X, organizzati in 8 squadriglie. A bordo 52 ufficiali piloti, 1 ufficiale ingegnere e 62 sottufficiali specialisti. Ritornarono in Italia in 24 velivoli, uno essendo stato perso nel tragico incidente alle Azzorre  Balbo riesce a utilizzare le sue imprese dell'aria come strumento propagandistico. In quel momento il suo prestigio internazionale supera quello del duce. Mussolini lo intuisce e lo trasferisce in Libia, come governatore della colonia italiana. È il gennaio 1934. Balbo va in Libia malvolentieri, arriva dopo  Badoglio e Graziani, dopo lo sterminio di massa nei campi di concentramento. Italo Balbo li fa chiudere. Inizia la ristrutturazione architettonica della colonia, ma l'idea propagandistica più efficace è il trasferimento in Libia di ventimila contadini italiani, a cui affida le terre coloniali. Anche questo è un successo cha Mussolini non gradisce. Ma lo scontro più duro arriva quando Balbo si oppone esplicitamente alle leggi razziali e all'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania. I motivi di dissenso sono di carattere pratico e non ideologico: le truppe italiane non sono pronte ad affrontare la guerra. 29 giugno 1940, diciannovesimo giorno di guerra, Italo Balbo effettua una ricognizione nei cieli della Libia, quando il suo aereo viene abbattuto dalla contraerea italiana, all'altezza di Tobruk.Due cose, però, posso ricordare. La prima: nel tramonto di Salò, Mussolini parlando un giorno dei gerarchi disse al dottor Zachaerie, il medico tedesco mandatogli da Hitler, che «soltanto Balbo tra di loro sarebbe stato capace di uccidermi». La seconda cosa: i Balbo, dopo la morte del Maresciallo, mantennero sempre una singolare riservatezza che venne spezzata soltanto quando il figlio, l’avvocato Paolo, ebbe a rispondere - ad una domanda simile a quella che lei, caro amico, mi ha posto - così : «So che mio padre non sarebbe comunque uscito vivo da quella guerra».Per televisione ci sono state diverse rievocazioni dell’incidente nel quale 70 anni fa nel cielo di Tobruk morirono Italo Balbo e i suoi compagni di volo, tra cui Nello Quilici, direttore del quotidiano «Corriere Padano». 
L’inchiesta che mi ha colpito di più è stata quella realizzata proprio da Folco Quilici, figlio di Nello e famoso documentarista cinematografico, scrittore di cose storiche e scientifiche. Secondo Folco Quilici, il fuoco dell’incrociatore italiano «San Giorgio», alla fonda nel porto di Tobruk, contro l’aereo di Balbo, fu un errore. L’aereo del governatore della Libia non venne riconosciuto e la nostra contraerea, impegnata fino a pochissimi minuti prima a respingere un attacco di bombardieri inglesi, sparò contro l’aereo su cui si trovavano Balbo e il suo seguito. Quindi tutte le voci secondo cui il maresciallo dell’Aria sarebbe stato abbattuto in obbedienza ad un ordine segreto di Mussolini, non corrispondono al vero. La ricostruzione realizzata da Folco Quilici smentisce, infatti, qualsiasi ipotesi di congiura o di macchinazione. Si trattò di un tragico errore, insomma?In conclusione, Balbo, aviatore , fu  un trascinatore di uomini, organizzatore capace, geniale propagandista. Rimane la certezza che la sua  vera “fortuna”, nella sua carriera, fu forse proprio quella di morire tragicamente prima che si scrivessero le pagine più crudeli e sanguinose della guerra e del successivo epilogo del fascismo.

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