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martedì 25 febbraio 2014

L’Ucraina nelle diversità delle Europe e i Mediterranei da ricercare

Micol Bruni
di Micol Bruni*

Non ci sono soltanto dei Mediterranei da ricercare, soprattutto dopo le primavere delle piazze magrebine. Ma ci sono delle Europe da ritrovare o da ricontestualizzare o da definire non solo dopo la caduta dei Muri, e sono passati anni, ma, in modo particolare, dopo la questione dei Balcani, e con la vicenda dell’Ucraina si pone un articolato problema sulla diversità delle Europe.
Perché si insiste nel parlare di Europe? Ma la posizione di “concentrare” realtà completamente divergenti in un’unica visione – dimensione, qual è quella della centralità della Europa unica monetaria o dell’Europa unica politico – culturale, non può più sussistere.
L’Ucraina non pone un problema all’interno di un’Europa dell’Est, o che è stata nella mappa della geo – politica dell’Est. Si impone come questione europea nelle Europe sia politiche che economiche. Non bisogna commettere l’errore che abbiamo commesso e che si continua a commettere guardamdo ad un solo Mediterraneo.

L’Egitto ha una storia completamente diversa della Libia. Così come l’Ucraina, pur restando in un immaginario unico, ha una storia completamente disorganica rispetto a ciò che ha vissuto l’Albania.
I fattori che insistono sono tre.
Il primo possiamo definirlo di ordine politico. Il secondo, strettamente legato al primo ma diventa alla fine unico, è quello economico. Il terzo è quello che riguarda l’identità di un assetto territoriale nel quale si forma anche l’idea di Nazione che, nel caso dell’Ucraina, non è più la stessa rispetto a metà del 1980 e sino al 1990.
I Mediterranei, sino alla presenza di una Libia dominata da Gheddafi, mostravano una loro politica strettamente legata al rapporto con un’Europa che riusciva a guardare agli aspetti economici con un’attenzione particolare.
La presenza, nei Governi italiani, di una politica filo – araba, soprattutto con Giulio Andreotti, mostrava una chiave di lettura completamente differente rispetto all’improvviso attacco militare francese di qualche anno fa, con le conseguenze attuali. In quel momento quel che sembrava una coesione arabo – islamico si è completamente frammentata e dietro ad ogni azione, anche di politica economica, si è mascherata una questione di ordine culturale e religioso come è avvenuto nel 2001 con la tragedia delle Torri Gemelle.
Dietro ogni azione politica insiste un processo economico. Partiamo da questo presupposto per tentare di capire gli interessi finanziari legati allo sviluppo tra costi e benefici, nel mondo dei Mediterranei e in quello direttamente arabo. La sollevazione in Ucraina si spiega anche, tra l’altro, come una diretta emanazione politica con delle relative radici geo-politiche in una geografia che è quella della Russia. Ma dietro ogni immaginario politico insiste un potere economico, anzi la gestione di un potere economico che guida il futuro di una Nazione.
Non c’è una sola Europa. L’Europa non è quella manifestamente specchiata nella U.E. o presente nelle direttive tra Strasburgo e Bruxelles. Ci sono le Europe perse nei territori europei tra Occidente ed Oriente, c’è l’Europa dei Balcani, c’è un’Europa asiatica dalla quale proviene tutto il mondo turco o storicamente ottomano.
Le nuove società sono avanzanti. Così l’Ucraina. Ci troviamo davanti ad un Paese, l’Ucraina, nell’intreccio delle diverse Europe e dei Mediterranei ancora da ricercare.
Nei Mediterranei ci sono piazze sempre a rischio. La Grecia ha una sua tradizione in un Occidente consolidato. Ma tutta la linea del Nord Africa, che è la parte che economicamente dialoga con l’Occidente, guida le leve di una nuova economia in espansione. Se l’U.E. ha superato ormai ciò che abbiamo definito le turbo economie, i Paesi dell’Est (e restano ancora tali con dei legami forti ad una tradizione che, pur non essendoci più, rimane fortemente una memoria incancellabile) spingono di entrare in uno sviluppo che da soli non riusciranno a reggere per questioni economiche storiche.
Nei Mediterranei il petrolio non si traduce direttamente in un modello di civiltà applicabile nei territori che vanno dalla Striscia di Gaza all’Algeria, dal Marocco all’estremo mondo libico e ai Medio Orienti.
Occorre realmente una politica estera dialogante tra storie, eredita culturali e vecchi e nuovi processi economici legati al rapporto tra sviluppo e investimento. Una partita tutta aperta al cui centro l’Italia potrà giocare un ruolo straordinario all’interno sia delle Europe sia dei Mediterranei. Ma l’Italia riuscirà a ritagliarsi una sua precisa connotazione tra le Europe e i Mediterranei?


*Studiosa di Politiche estere applicate all’economia

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