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sabato 2 maggio 2015

Omaggio a Lisbona,vecchia e sensuale regina.


 I luoghi comuni hanno un lato di verità e uno di superficialità. Lisbona ha fama di città malinconica, chiusa nel suo passato di grandezza ormai scomparsa. L’impero è finito, le colonie sono state perdute, ma un’atmosfera di grandezza e di ricchezza vive ancora nella capitale lusitana. La città si potrebbe definire meglio "fiera e romantica". Resistette al terremoto del 1755, descritto da Voltaire nel Candido. Ricostruì i palazzi e ritrovò la sua grandezza demolita dal sisma. Sono lì a testimoniarla l’importante Praça do Comercio, il neoclassico Teatro Nacional Dona Maria, l’acquedotto delle Aguas Livres, l’ascensore in ferro Santa Justa, progettato e ispirato da quel signor Eiffel che costruì la torre parigina.Il modo migliore per conoscerla? Salire sull’”elétrico 28”, il tram d’altri tempi che attraversa la città. Le colorate vetture d’inizio secolo si inerpicano ovunque, imboccando i becos, stretti vicoli sui quali si affacciano bougainvillee, palme, case decorate con azulejos(mattonelle) e campanili barocchi.
Partendo da Praça do Comércio, il 28 risale la Baixa, il Barrio Alto, il Chiado e l’Alfama, cuore della Lisbona araba e medievale, fino ad arrivare a largo Martim Moniz, attraverso un percorso coinvolgente e labirintico.Fra le tappe d’obbligo, non può mancare una sosta al "A Brasileira", il caffè degli anni Venti, punto d’incontro di poeti, scrittori e pittori, per una foto accanto alla statua di Fernando Pessoa, l’ospite più famoso. Da non perdere il miradouro (belvedere) di Santa Luzia, nell’Alfama, veranda sulla città e sul Tago, per ammirare due straordinari pannelli di azulejos che rappresentano la Praça do Comércio prima del terremoto e l’attacco dei cristiani al Castello di San Giorgio. Da luglio a settembre, tour diurni e serali a bordo di autobus e tram storici (linhas de eléctricos para turistas) svelano scorci suggestivi. C’è, per esempio, la linha do Tejo (percorso del Tago) in bus a due piani con la parte superiore scoperta, che passa dalla zona monumentale di Belém, dove è possibile visitare il Monastero dei Jeronimòs, costruito nel secolo XVI e rappresentativo dello stile manuelino che associa al gotico l’utilizzo di elementi marittimi. A cinque secoli dal trattato di Tordesillas, con il quale Spagna e Portogallo sancirono la spartizione del mondo da scoprire, a Lisbona continua a sopravvivere, più che nelle altri capitali coloniali d'Europa, un'impronta d'oltremare. Uno dei miti di Lisbona è un antico canto, solitario e appassionato,il Fado che anima la notte del Barrio Alto e dell’Alfama. Sono decine i locali che offrono uno spettacolo con cantante (uomo o donna, rigorosamente in nero) e un paio di abili chitarristi. Fado vuol dire "destino" e pare collegato a canti di donne rimaste sole a casa per la partenza dei mariti marinai. I portoghesi sono stati grandi navigatori e conquistatori. Il loro impero coloniale fu il primo dell’Europa moderna, con una estensione di 20.000 chilometri di coste, dall’Atlantico al Pacifico: Brasile, Angola, Mozambico, Goa, Macao, Timor i pezzi più importanti. Così gli uomini andavano per mare e le donne restavano a casa a disperarsi. Ma il fado ha avuto una vita tutta sua.I "fadisti" hanno sempre un’aria ispirata. Spesso cantano a occhi chiusi, come se conoscessero e rivelassero al pubblico una cosa molto importante, il segreto della vita.Altro mito di Lisbona è il suo scrittore più famoso, Fernando Pessoa, nato nel 1888 e scomparso nel 1935. Ebbe vita solitaria e anonima, forse anche felice. Oggi lo hanno riesumato per glorificarlo e un suo ritratto in bronzo di fronte al caffè "A Brasileira". In ogni modo la sua produzione letteraria, scoperta in gran parte dopo la morte, ha del miracoloso. Scriveva di Lisbona:"La giornata è così bella che non ho neanche voglia di sognare. L'assaporo con la sincerità dei sensi alla quale l'intelligenza si abbandona. Passeggio come un commesso liberato. Mi sento vecchio soltanto per avere il piacere di sentirmi ringiovanire”.Scriveva del Fado:” Il fado non è né allegro né triste, è la stanchezza dell'anima forte, l'occhiata di disprezzo del Portogallo a quel Dio cui ha creduto e che poi l'ha abbandonato: nel fado gli dei ritornano, legittimi e lontani...”
Il fiume Tago che, a pochi chilometri dal mare, si allarga verso l’estuario, sembra trascinarla dietro, verso l’infinito, nella direzione di un mondo misterioso e da scoprire, lontano lontano. Sembra dirle: «Vieni con me, non stare lì». E Lisbona non sa se andare o se restare.La magia del dubbio!L’immensità dell’Oceano Atlantico sul promontorio costringe chi arriva a dirigersi verso il mare e a guardare verso l’orizzonte. Non ci si guarda mai indietro. Lo sguardo va irresistibilmente in avanti. Il vento perenne sembra accarezzare le menti e gli spiriti, sembra cantare sommessamente una canzone a bassa voce, sembra imprimere una melodia lunghissima e inspiegabilmente malinconica.E  la terra si arresta per lasciare spazio all’acqua e a questo anelito di infinito e di avventura.Una città che canta. Camminando per i vicoli di Alfama e della Cidade Alta, si assapora un’atmosfera che non mi sarei mai aspettato. Nelle stradine gli stessi sassi scuriti e insudiciati dal tempo e dalla salsedine, nell’aria gli stessi odori forti e inconfondibili delle favelas, negli occhi le lenzuola stese da un popolo vivo.Sarà perché io vedo la storia del Portogallo e l’immensita’ dell’Oceano ovunque, come un innamorato vede la sua donna anche nelle pieghe della notte, ma Lisbona per me è stata una percezione istantanea di antiche passioni. È stata soltanto l’altro lato del ponte, proprio come se un immaginario lunghissimo ponte attraversasse l’Atlantico e si poggiasse sull’ingresso della Baia de Guanabara, a Rio de Janeiro.E cosi’ si sogna.In riva all’Oceano avrei voluto quasi allungarmi, in una posizione innaturale di ricerca di qualcosa: un odore, un oggetto, una visione. Nessuno vedeva le coste americane. Io sì.La mente puo’ fare tutto! E con me lo vedevano i portoghesi quando, testimoni della loro storia secolare, anelavano ai mondi visti, scoperti, toccati e quindi ricordàti. Torre di Belem, quanta umanita’ hai fatto sognare,soffrire,morire!Il popolo portoghese non è propriamente un insieme di persone tristi, ma è un’umanità che non sta bene a casa né altrove. È un popolo che a Lisbona sogna quello che sta oltre il mare e oltre il mare sogna Lisbona. Oltre il mare i portoghesi hanno spesso trovato una dimensione che non avevano mai realizzato nella loro piccola e povera terra, ma a Lisbona hanno sempre trovato una casa, una strada, un filo a cui appendere la propria biancheria.Lisbona è una città che aspetta, che prende il vento sulla faccia, la pioggia sulla testa e il sole sulla pelle. Lisbona aspetta senza maledire né gridare, senza piangere né ridere, senza esclamare. È una città dolce e mite, come il suo tempo, mai esageratamente caldo e mai troppo freddo. È una città paziente.Lisbona dà vita a un popolo che, nella sua storia, ha associato una religiosità profonda e semplice a un desiderio di riscatto in chiave politica molto forte. Mai però con il sangue che i suoi vicini spagnoli hanno sempre fatto scorrere sulla pelle e nella carne. I portoghesi hanno fatto la rivoluzione con i sogni e con la poesia.Ritornare a Lisbona? Ho ancora dentro di me  il suo odore di Storia,di malinconia,di ricordo,di grandezza passata,di tristezza,… la sua tenerezza… sognare il suo garbo… la sua timidezza. Io sono un uomo che non sa comunicare con sfacciataggine i suoi sentimenti e Lisbona mi assomiglia, arrancando su per le colline con le sue vecchie funicolari e mi rassomiglia perche’ assomiglia a un bambino che giocava nella piazza, ad un paese con le strade fatte con terra rossa,ad una donna dalle rosse labbra e profumata di basilico, ad un uomo in divisa con l’eterno giornale sotto il braccio.Però la leggerezza del  suo vento  è stata una delle cose più belle che io abbia mai avvertito: profondo, inarrestabile, dolce,sensuale, avvolgente,caldo. Vale la pena andarci. Chi non ha mai ricevuto le tenerezze di una donna sappia che a Lisbona può sognare. Il vento è la cosa più bella che ci sia. Lisbona ha sposato il vento e questo sposo, trasformandosi in una donna affettuosa, accarezza dolcemente tutti quelli che ci passano mentre nei suoi vicoli il destino diventa musica.
Cantava Amalia Rodriguez:
Lisbona, vecchia città,
Piena d'incanto e bellezza!
Sempre tanto bella nel sorridere,
E nel vestire sempre leggiadra,
Il bianco velo della nostalgia
Copre il tuo viso, bella principessa!
Guardate, signori, questa Lisbona d'altri tempi,
Dei cinque réis, delle corse di tori e delle corride reali!
Delle feste, delle secolari processioni,
Delle grida mattutine dei venditori che ormai non tornano più!
Lisbona d'oro e d'argento,
Altra più bella non vedo
Eternamente a cantare
E a danzare lietamente
Il tuo volto si riflette
Nell'azzurro cristallino del Tejo.

E dopo le note dolenti e malinconiche di Amalia Rodriguez non si puo’ scrivere altro!




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ammazzato nel novembre del 1975

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