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giovedì 2 luglio 2015

“ἀγαπητή Ἑλλάς” ovvero amore a prima vista.



“Graecia Europae parva terra est, sed fama Graecorum totum mundum peragravit et vere nos filii Graeciae sumus…”. “La Grecia è una piccola terra dell’Europa, ma la fama dei Greci si diffuse in tutto il mondo e, in verità, noi siamo figli della Grecia”.Era questo che si studiava a scuola, nei mitici anni della gioventu’,ma è come se la Storia non avesse insegnato nulla ad un tronfio organismo vivente.L'Europa tutta riconosce nella civiltà greca, e poi  latina, le radici storiche del proprio mondo e il tesoro inesauribile della memoria comune del vecchio continente. La lingua greca, sfruttando la sua estrema malleabilità e la sua formidabile potenza espressiva, ha dato voce al pensiero filosofico e, attraverso di esso, a concetti come quello di libertà, di virtù, di democrazia, di politica, dell'idea che trascende la miseria transeunte ed immanente.Il medesimo toponimo "Europa", di origine incerta,secondo molti studiosi deriva dal greco antico εὐρύς (eurus), che significa "ampio" e ὤψ/ὠπ-/ὀπτ- (ōps/ōp-/opt-), che significa "occhio, viso", quindi Eurṓpē, "largo sguardo", "ampio d'aspetto".E' la lingua in cui s'è forgiato tutto il lessico intellettuale europeo, che ancora oggi s'adopera nell'intero mondo occidentale ogni volta che si fa riferimento a creazioni o scoperte dello spirito umano, alle scienze della natura, alla medicina, alla filosofia.Possiamo iniziare con il ricordare che quasi tutti gli alfabeti europei derivano da quello greco, o attraverso l'alfabeto latino, oppure direttamente tramite le nazioni dell'Europa orientale. Attraverso la loro lingua i Greci hanno trasmesso una gran parte del loro patrimonio alle nazioni europee. I primi a recepire questa sostanziosa eredità furono i Romani; per le lingue romanze, invece, questo assorbimento avvenne attraverso il latino, mentre per le lingue germaniche e soprattutto per l'inglese, questo avvenne direttamente. I termini tecnici e scientifici greci hanno sempre esercitato una grande influenza sul latino prima e sulle altre lingue poi. I Greci hanno prestato, e in qualche modo prestano ancora oggi, quelli che sono i termini fondamentali delle scienze e delle lettere, perciò il greco antico non è esattamente quel che si dice una lingua morta. Possiamo pensare, per esempio, alla parola  ἐκκλησσία che in greco antico significa "assemblea", soprattutto assemblea di persone che dovevano deliberare su questioni particolari; nel Nuovo Testamento cambiò il suo significato in Chiesa, intesa come corpo dei cristiani e, dal momento che tutte le parole latine che si riferiscono alla organizzazione della Chiesa sono di origine greca, anche  ἐκκλησσία fu presa a prestito, dando poi luogo alla iglesia spagnola, al francese eglise e al termine chiesa in italiano. Nel campo dell'educazione il programma greco per l'istruzione elementare comprendeva la lettura, l'esposizione e degli esercizi su grandi autori; la grammatica consentiva poi lo studio teorico della struttura della lingua. Il primo testo grammaticale, scritto da Dionisio Trace, ebbe un tale successo da rimanere la base dell'insegnamento della grammatica greca nell'era bizantina; poi, attraverso la grammatica latina e gli studiosi del Rinascimento, ha avuto una influenza duratura sull'insegnamento moderno.Nei Dialoghi Platone sviluppò la dialettica come metodo di ricerca per la scoperta della verità. La forma dialogica, ripresa da studiosi latini come Cicerone, ebbe grande successo durante il Medioevo e poi nell'età moderna grazie agli umanisti rinascimentali. In tutta Europa l'insegnamento della retorica ha seguito i principi formulati da Gorgia, Isocrate e Aristotele. Isocrate è stato considerato il padre dell'Umanesimo ed i suoi ideali, recuperati in Occidente durante il Rinascimento, hanno dominato il classicismo fino quasi ai giorni nostri.Per quello che riguarda la letteratura, l'Iliade e l'Odissea di Omero non hanno rappresentato solo l'inizio della letteratura europea, ma sono anche due capolavori narrativi immortali riconosciuti come tali.

 L'influenza di Omero pervade tutta la tradizione culturale europea, dando adito a molte imitazioni, le più famose delle quali sono l'Eneide di Virgilio e la visita dantesca agli inferi. L'Odissea racchiude al suo interno anche il racconto di un viaggio, un genere letterario che ha avuto fortuna e che si è sviluppato nei racconti di viaggi fantastici del Medioevo e del Rinascimento, fino ai Viaggi di Gulliver.La parte dell'Odissea in cui Telemaco parte alla ricerca del padre viene ripresa da Joyce nel suo Ulysses; il ritratto romantico di Nausicaa ha ispirato la descrizione della passione di Didone per Enea.Le opere dell'altro grande poeta epico, Esiodo, hanno ispirato molti autori tra cui Ovidio, le cui Metamorfosi iniziano con la creazione, seguendo la tradizione didattica di Esiodo.La grande poesia lirica greca comprende quasi tutti i generi ed è stata prodotta quasi ininterrottamente dall'VIII secolo a.C. fino ai nostri giorni. Oltre ad avere influenza sulla produzione degli autori romani ispirò molti altri poeti a partire dal Rinascimento; questo tipo di poesia centra la propria attenzione sulla vita e mostra attraverso quali percorsi raggiungere la propria consapevolezza. Credo di poter affermare che il fattore caratterizzante della storia greca, o, almeno, della storia greca classica, è il modo di vita dell'uomo greco, un modo di vita da cui, non soltanto gli aspetti sociali, economici, politici vengono condizionati, ma anche quelli culturali, morali e religiosi della sua formazione. L’uomo greco vive κατὰ πόλεις ed è la polis (citta’ stato)che fa di lui un animale politico(ζῷον πολιτικόν), un cittadino, diverso dal barbaro(βάρβαρος)che è un suddito:opposizione fra l'uomo libero, perché cittadino, e l'uomo servo. Nata dalla riforma oplitica del VII secolo e dallo spirito di solidarietà che la anima, la polis è fondata sull' ἰσονομία, la parità di diritti di tutti gli uguali davanti alla legge, sulla partecipazione di questi uguali alla gestione della comunità, sulla adesione a culti comuni. Lo sbocco naturale di questa concezione è la democrazia, che ha in Atene la sua attuazione più piena. Essa rappresenta una esperienza di partecipazione politica e di pace sociale che nessun'altra città greca e nessuno stato moderno ha vissuto con altrettanta intensità. In un passo del famoso discorso di Pericle sui caduti del 1° anno di guerra (II, 37, 1) Tucidide afferma: “Noi abbiamo una forma di governo che non imita le costituzioni dei vicini, ma siamo noi stessi di esempio agli altri. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, perché è amministrata non già per il bene di poche persone, bensì per una cerchia più vasta; di fronte alla legge tutti, nelle controversie private, godono di uguale trattamento; e, secondo la considerazione di cui uno gode, poiché in qualche campo si distingue, viene onorato, non tanto per la sua parte politica, quanto per la sua virtù; né la povertà, se ha qualcosa di buono da fare per la città, trova impedimenti per l'oscurità della sua situazione sociale”. Anche se è discutibile l'affermazione che la democrazia è nel mondo antico un'invenzione ateniese, è certo che ad Atene la democrazia assume piena coscienza di sé e riceve, nel dibattito ideologico del V e IV secolo a.C., la sua definizione: la sua forza è nella pace sociale che la caratterizza, nel vastissimo consenso popolare che la sostiene. Istituita pacificamente essa si conserva pacificamente: si identifica con la tradizione, non solo politica, ma anche religiosa del popolo, è la vera πάτρια πολιτεία  la costituzione dei padri. In Atene il concetto di rivoluzione  (νεωτερισμός) si associa non con la democrazia, ma con il suo contrario, oligarchia e tirannide. L'intensità con cui l'esperienza democratica è vissuta in Atene, resta così il massimo contributo che la esperienza politica greca ha dato alla storia del mondo ed è inscindibile dal patrimonio culturale che la Grecia ha dato alla formazione della coscienza occidentale. Essa trova peraltro il suo limite nella incapacità della polis di superarsi. Atene, la città più democratica al suo interno, è anche la città egemone (ἐπικρατής )per eccellenza nei riguardi degli alleati sudditi, ai quali impone la sua ἀρχή. (impero). 

Gelosissimo della sua cittadinanza, il δῆμος (popolo) è imperialista. Così, nel rapporto fra greci, l'esasperazione, propria della polis degli ideali di autonomia e di ἐλευθερία,(liberta’)provoca le interminabili guerre egemoniche che dilaniano la Grecia nel V e IV secolo, e la ricerca affannosa di un equilibrio internazionale fondato sul diritto: la pace comune, la  κοινή εἰρήνη, con cui i greci tentano, dal 386 a.C., di risolvere i loro problemi, è un tentativo, estremamente interessante nei principi che lo informano, effimero nei risultati, e ricorda da vicino, per il suo carattere di alleanza multilaterale su principi di diritto, i grandi organismi internazionali del nostro tempo.Il pensiero etico-filosofico di Aristotele è in stretta relazione con gli sviluppi della teoria politica.Egli afferma: l'uomo è per natura un animale politico ed il suo contesto ideale è la città. La polis è per Aristotele la più importante forma di associazione e il suo pensiero politico, per il suo valore anticipatore, è vicino alle teorie politiche degli scienziati moderni. E i grandi onori riservati ai vincitori delle olimpiadi ai quali veniva riferito l'ideale estetico e religioso del mondo greco  "καλὸς κἀγαθός" (καλὸς= bello - nel senso di individuo che aveva raggiunto la piena perfezione ed equilibrio di tutti i propri talenti fisici, ma anche psichici e razionali, quindi non in senso puramente estetico - e κἀγαθός = buono - non in senso morale, ma nel senso di prescelto da Dio; basti pensare ad Ulisse amato dagli dei, ma al tempo stesso fedifrago e menzognero)?.Ai vincitori delle gare si dedicheranno ritratti, statue, monumenti, proprio perché il singolo individuo agli occhi degli spettatori incarnava la presenza di Zeus che aveva concesso il suo favore all'atleta che aveva vinto. Chi partecipa alla gara entra in contatto con la divinità e non necessariamente il vincitore è il più forte o il meglio allenato, né il più fortunato. Egli è il "prediletto di Dio".

Voglio chiudere con alcuni versi di Mimnermo,lirico greco,versi che racchiudono quello che e’  lo spirito e la problematica immortale dell’uomo,antico e moderno. Leggerli e tradurli,in questo nostro “tempo mite e sonnolento”(Gozzano),non e’ un semplice esercizio lessicale ma cibo voluttuoso per l’anima e la mente, lἀμβροσία (il nettare)  degli dei.: μες δ', οἷά τε φλλα φει πολυνθεμος ὥρη 
ἔαρος, ὅτ' αἶψ' αὐγῆις αὔξεται ἠελίου,
τοῖς ἴκελοι πήχυιον ἐπὶ χρόνον ἄνθεσιν ἥβης
τερπόμεθα, πρὸς θεῶν εἰδότες οὔτε κακὸν
οὔτ' ἀγαθόν· Κῆρες δὲ παρεστήκασι μέλαιναι
ἡ μὲν ἔχουσα τέλος γήραος ἀργαλέου,
 ἡ δ' ἑτέρη θανάτοιο· μίνυνθα δὲ γίνεται ἥβης
 καρπός, ὅσον τ' ἐπὶ γῆν κίδναται ἠέλιος.
 αὐτὰρ ἐπὴν δὴ τοῦτο τέλος παραμείψεται ὥρης,
 αὐτίκα δὴ τεθνάναι βέλτιον ἢ βίοτος.

Questa volta, non traduco io. Depongo la penna e il calamo ,con inchino rispettoso, di fronte alla meravigliosa traduzione di Salvatore Quasimodo.   G o d i a m o c e l a :
Al mondo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo abbiamo diletto del fiore dell'età,
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dee ci stanno a fianco,
l'una con il segno della grave vecchiaia
e l'altra della morte. Fulmineo .
precipita il frutto di giovinezza,
come la luce d'un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita.
                                          E cosa dire se non : Σ 'αγαπώ, Ελλάδα ?



1 commento:

  1. Caro Prof.Francescone Elio, appena avrò il piacere di incontrarla,mi congratulerò con lei per le belle e profonde cose che scrive.la conosco di vista. Saluti con stima. Signora Pinto A.

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ammazzato nel novembre del 1975

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