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giovedì 19 dicembre 2013

Quel vecchio che prese per mano lo sciamano era mio padre: La generosità è amore

 di Pierfranco Bruni

Il monaco tibetano che ho incontrato a Calcutta mi ha raccontato che alla domanda posta dallo sciamano della tribù degli Apache che diceva: “La generosità è nel cerchio magico dell’amore e soltanto la gratuità è nella devozione?” ha così risposto: “Le vie dell’amore non finiscono mai, ma l’amore non è solo un camminamento del mistero e nel mistero. È un dono. Bisogna anche cercarlo e per cercarlo bisogna stare in pace con la propria anima. Per stare in pace con la propria anima bisogna sempre allontanarsi dalle tentazioni. La pazienza non è soltanto misurare lo spazio dell’accoglienza. È vivere mantenendosi distanti dall’invidia, dalla gelosia, dagli inferni dell’odio”.
Così il monaco e lo sciamano cominciarono il loro dialogo.

Camminarono i deserti con la consapevolezza che la vita è gratuità non è gelosia. È devozione non è invidia. È sapere amare non è ascoltare il vento di tramontana che soffia sulle dune. Il monaco si fermò avendo negli occhi il tramonto e lo sciamano capì che in ogni ombra può esserci una nuvola o le tenebre.
Possono essere vinte entrambe. Sia la nuvola che le tenebre. Ma ci vuole coraggio. Porsi in ascolto è lasciarsi attraversare dalle attraversate del diluvio. Il silenzio e la pazienza sono voci che portano alla generosità.
Cosa è la generosità?
Il monaco e lo sciamano hanno cercato, insieme, di offrire un’immagine al concetto di generosità.
Il monaco disse: “La generosità è distrarsi dalle proprie paure per offrire all’altro il proprio cuore senza alcuna paura e dialogare non basta se viene meno l’agire. Agisci sempre come non esistesse una gesto per domani o agisci subito come se il domani non dovesse esserci”.
Lo sciamano, con il sorriso accennato e la pipa tra le labbra, raccontò: “Un giorno mi venne incontro un vecchio che aveva sempre abitato le stanze del silenzio, della solitudine e della pace. Mi prese per mano e mi condusse sulla via di Orione dicendomi: ‘Non aspettare mai che giunga il domani per testimoniare amore e per offrire tutto dell’amore. il domani verrà e potrà anche non trovarti’. Questo suo dire lasciò un segno. Indelebile. Questo segno è la traccia che la luna ha definito lungo i miei passi che da questo deserto mi condurranno tra le onde dei mari. Cosa è la generosità? Io so cosa è la generosità. Tu lo sai cosa è la generosità. Siamo nell’immenso dell’immensa speranza. Quel vecchio che mi prese per mano non potrò mai dimenticarlo perché quel vecchio, in quel giorno che non è distante, era mio padre”.
Il monaco nulla disse. Riprese il cammino accompagnato dal tramonto che scendeva lungo gli orizzonti intrecciati tra il giallo e il rosse. Anche lo sciamano si incamminò. Il vento portava echi e il soffiare sulla sabbia sembrava un canto. Un antico canto.
Una voce di donna recitava:
“Se siamo stati deserti non resteremo nel deserto.
Le stelle brillano come luci e diamanti sullo specchio delle acque
Le stelle individuano sempre il viaggio.
Siamo approdi.
Mai resteremo voci inascoltate.
Siamo voci e forse la memoria ha echi.
Il mio canto giunga per amore e per amare.
Gli uomini si perdono se recitano nel vuoto.
Bisogna conquistare il vuoto per essere, per donarsi, per darsi.
Mai aspettare gratitudini.
Canto per gratuità”.
Il monaco e lo sciamano non smisero di camminare sulla sabbia. Ogni orma il vento copriva. La voce della donna nell’eco. L’eco superava il navigare del vento.
Il monaco e lo sciamano nella pazienza lungo le vie dell’amore.


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