Che ora è ?

martedì 3 dicembre 2013

Quando sognavamo di fare il 13 al Totocalcio…



Cinque maggio 1946: nasce un sogno italiano, del povero italiano figlio di una guerra che gli ha lasciato soltanto un'illusione: far qualche soldo per mantenere moglie e figli e poi, se va bene, comprare una Topolino Fiat, e se va molto bene una 500 Balestra Lunga, e se va benissimo una 1.500 Berlina. Da un mese hanno brevettato la Vespa, lo scooter che metterà le signore con le gambe accavallate sul sedile posteriore e farà impazzire i passanti che guarderanno le gonne sollevate da quel vento artificiale. Ma il sogno è un altro: la Schedina del Totocalcio. Cinque maggio 1946: su una carta sbiadita sono elencate 12 (non 13, 13 diventeranno dopo) partite di calcio. Indovinate il risultato, lo sappiamo tutti: 1 vince chi gioca in casa, 2 vince chi gioca in trasferta, X finisce pari. Costo: 30 lire, come dice la timida pubblicità, l’equivalente di un vermuth. Che era già un lusso.
Un milanese originario di Roma, Emilio Biasotti, beccò il 12 e si mise in tasca 496.826 lire. Aveva intuito che l’Internazionale avrebbe battuto la Juventus, che il Torino avrebbe battuto il Milan, che la Sampierdarenese (la Sampdoria sarebbe arrivata da lì a poco) avrebbe pareggiato con la Sestrese, che il Genoa non sarebbe andato oltre il pari a Como, che il glorioso Novara avrebbe vinto a Legnano eccetera. Adesso ci sembra strano, in fondo non è passato molto tempo, ma allora il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi se voleva andare a Parigi per la Conferenza dei Grandi e non fare la figura dello straccione italiano doveva farsi prestare il cappotto dal più ricco ministro Piccioni che ne aveva uno «buono». È l’anno in cui c’è il Referendum istituzionale, e finalmente votano anche le donne, in cui Gino Bartali vince il suo terzo Giro d’Italia, in cui nasce Mediobanca ed esce il primo numero di «Grand Hotel». Ma che ce ne importa a noi, giochiamoci la fortuna: oltretutto noi italiani siamo tutti allenatori di calcio, sappiamo come e quando e perché una squadra (magari più debole) può vincere con un’altra (magari più forte). Una volta nella schedina si suggeriva al compilatore di scrivere nel retro nome cognome indirizzo e così fece Pietro Aleotti di Treviso. Nella primavera del 1947 vinse 64 milioni di lire, non controllò la schedina e non si accorse di aver fatto 12. Però aveva scritto nome cognome e professione. Alla voce professione scrisse artigiano del legno, non se la sentiva di scrivere «costruisco bare», temeva che portasse sfiga. Un telegramma del Ministero gli comunicò la vincita e al paese suo quando lo incontravano per strada anziché toccarsi e cambiar marciapiede lo avvicinavano e gli offrivano un caffè. Sfigato davvero fu il vincitore del concorso numero 19 della stagione calcistica 1946-1947: quando, unico caso nella storia del Totocalcio, il concorso e la vincita vennero annullati perché si disputarono solo otto partite. Il Totocalcio ha smosso emozioni politiche di destra, di centro e di sinistra, come testimonia la vicenda romanzesca del compagno Videnzio, leader della commissione interna di un grande salumificio di Correggio, Reggio Emilia, che fedele alla schedina settimanale fu sicuro di aver vinto un premio importante.
Stappò bottiglie di Lambrusco, festeggiò fino alle tre del mattino, dimenticò il suo impegno politico, trovò l’energia per ribellarsi davvero al padrone, si dimise dal lavoro, invitò tutti a pranzo al ristorante ma il giorno dopo scoprì di aver vinto soltanto 4 mila lire, chiese l’anticipo della paga e di tornare al lavoro nel salumificio.La realtà diventa cinema come in Eccezziunale… veramente dove Abatantuono, tifoso milanista, vince 800 milioni di vecchie lire e finalmente corona il sogno della sua vita: mandare a quel paese moglie e suocera. Ma il sogno in questo caso non corrisponde alla realtà, e, siccome la vincita è soltanto un abile trucco degli amici, lamoglie e la suocera ci sono ancora e ci saranno per sempre e tutto il meraviglioso mondo del Totocalcio gli crolla addosso nel suo metaforico significato: la vita te la conquisti, non la vinci per la tua fortuna (che oltretutto non c’è).Anche Nanni Loi ha nobilitato l’emozione umana del Totocalcio nell’Audace colpo dei soliti ignoti. Nel piano malavitoso Floriana, la classica pupa svampita, con le sue arti seduttive ha convinto un ragioniere del Totocalcio a partecipare come complice alla rapina dell’incasso delle giocate, ma nell’incidente d’auto organizzato per bloccare la macchina con l’incasso delle schedine una battuta in dialetto romano smaschera i rapinatori.
E oggi il problema qual è?






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Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà,
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ammazzato nel novembre del 1975

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