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giovedì 9 gennaio 2014

Amare è un’arte e chi ama è un artista.

Viviamo in un'epoca in cui la sessualità viene ostentata nei contesti più disparati: in televisione, sui giornali, nella moda, nella pubblicità di ogni tipo di prodotti. Ma siamo sicuri di sapere tutto sull'eros? L'impressione è che invece ci sia un gran bisogno di riappropriarci della vera dimensione erotica, di ricominciare daccapo educandoci alla seduzione e all'amore, e le parole di Ovidio, insieme a Virgilio e Grazio, possono essere lette come un vero e proprio "manuale d'amore"; nei suoi versi egli ci ha infatti insegnato le più raffinate tecniche di seduzione, il modo per mantenere viva la fiamma della passione, ma anche per guarire dalle sofferenze causate dall’abbandono.
Più di duemila anni dall’Ars Amatoria di Ovidio, che si compiono in questi giorni. Duemila anni dal capolavoro, che al sulmonese frutterà sette anni di gloria e grazia, a Roma, e la disgrazia per il resto della vita, con la condanna all’esilio nella barbarica Tomi sul Ponto Eusino (il Mar Nero) – quando l’ira di Augusto si abbatterà nell’8 d.C. su di lui, cacciandolo dall’Urbe e mettendo al bando quest’opera dalle biblioteche pubbliche.Ovidio sarà esiliato in una notte, la cui tristissima imago lo ossessionerà come un incubo. Non rivedrà più la moglie, che non lo seguirà. I motivi della condanna resteranno oscuri, alimentando un giallo a tutt’oggi irrisolto. Prima di morire, senza avere mai smesso d’implorare – invano – la grazia di una revisione della condanna, il sulmonese, prodigo normalmente di notizie su di sé, farà un’implicita ammissione di colpa parlando di carmen (componimento, poesia: l’Ars Amatoria, con ogni probabilità) et error, di uno sbaglio, da lui commesso al riguardo; ma non spiegherà in che cosa consisteva l’errore. Doveva trattarsi di qualcosa accaduto nella cerchia imperiale, che forse aveva coinvolto Giulia (la quale di lì a poco verrà infatti anch’essa esiliata dallo zio Augusto per sfrenatezza di costumi). L’aveva Ovidio ritratta, magari col suo consenso, in qualcuna delle "lupe" avide di agnelli? Aveva adombrato un episodio relativo alla famiglia imperiale in qualche scena dell’Ars, dandola in pasto all’Urbe? Era stato galeotto, con la sua libertina opera, favorendo tresche o vantandosene? Tutte le ipotesi sono state avanzate. Qualcuno ha anche sostenuto che era entrato a contatto con un gruppo di congiurati, ma non ci sono prove.
La ragione del suo allontanamento non si conoscerà mai. Il segreto morirà col poeta, nel 17 d.C., in una regione ai confini dell’impero.Ars amatoria dunque (o Ars amandi, come la chiama qualcuno, ricavandone il nome da due parole del primo verso): origine dell’ascesa e caduta di Ovidio. Il bimillenario dell’opera è una ricorrenza che non deve passare inosservata. Infatti i versi del poeta, proprio in questi mesi, tenevano banco, venti secoli fa, nella caput mundi. In essi si identificava una Roma frivola, smaliziata, amorale – più che immorale – nei suoi costumi, eleggendo il nostro ad arbitro dell’elegante arte della seduzione e citandolo, copiandalo (ebbe già in vita emuli fieri di definirsi "ovidiani") in quelli che oggi si chiamerebbero "salotti buoni", o meglio "salotti attaccati alle stanze del potere".Ma Ovidio non trarrà frutto dalla loro frequentazione. Se ne inorgoglirà oltre misura, perderà di vista la prudenza, e perderà sé stesso. Il sottile fuoco contenuto nei suoi versi si presterà a disegni che lo rovineranno. Il compiacimento per il successo, l’ubriacatura di Roma, lo sfarfallare nei pericolosi meandri del palazzo perderanno questo peligno, che riavvertirà l’amore per la terra natìa solo quando si troverà nel mondo estremo, a Tomi, sul limaccioso Ponto Eusino. Allora scriverà: «Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis», «Sulmona – la ricchissima di gelide acque – è la mia patria». Allora conierà questo emistichio che, nelle sue iniziali, SMPE, diverrà l’orgoglioso acronimo del capoluogo abruzzese e campeggerà sul suo stemma, come carta d’identità senza pari, per paternità e vetustà, tra tutte le città del mondo. Sarà la lontananza a riportarlo nei suoi luoghi. E a fargli ritrovare per contrasto – spaziando con lo sguardo non sul biondo Tevere, non sul verde Adriatico, ma sulla plumbea distesa di quel mare straniero – il codice purissimo del suo ghénos, della sua radice genetica.

Si quis in hoc artem populo non novit amandi,
hoc legat et lecto carmine doctus amet.
Ars amatoria
Se qualcuno tra i miei concittadini, non conosce l'arte dell'amore,
Legga questi miei versi, e solo allora avrà la competenza per amare.

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ammazzato nel novembre del 1975

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