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sabato 26 settembre 2015

Il vento della letteratura dentro la vita con Riccardo Tanturri

di Marilena Cavallo

Leggere i linguaggi della letteratura vivendo i luoghi significa anche penetrare il senso della parole che diventa metafora. Scanno è un viaggio nella cultura popolare e tra le voci di Riccardo Tanturri. Giorni che intrecciano il Premio Scanno alla Fondazione Tanturri e da questa agli affetti che vivono nelle memorie. Tra ricerca e dimensione poetica gli interessi di Riccardo Tanturri de Horatio (Napoli, 1 novembre 1944 – Roma 21 dicembre 2001) si intrecciano in una visione che è certamente finalizzata alla promozione culturale. 

In questa linea le parole della cultura recitano il vento di una letteratura dentro la vita. Così nella sua proposta sia critica che creativa. A partire dalle sue considerazioni dedicate a Tomasi di Lampedusa.
Raccontare la storia del Gattopardo innamorato, presente – assente, dentro la storia e penetrante nei sogni e nella decadenza che si fa mito e mistero è un percorso che Riccardo Tanturri, ideatore, fondatore del Premio Scanno, è riuscito a far rivivere tra le pagine di un suo bel libro dal titolo, appunto, che richiama un mosaico abbastanza articolato: “Il Gattopardo innamorato” (Rubbettino).
Cosa si racconta in questo saggio – narrato? Si racconta certamente la storia tramata nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa in un contesto che è quello che va dall’Unità d’Italia sino ai primi anni del 1900 ma soprattutto si vive una avventura di sguardi, complici il principe di Salina e Angelica Sedara.
Il testo di Tanturri è un percorso da seguire tra i tracciati delle parole che recitano la vita e i destini in un equilibro tra critica letteraria e vissuto all’interno dei processi profondamente intrecciati tra la letteratura che si fa vita e la vita che cerca nella letteratura una chiave di lettura esistenziale.
D’altronde Tanturri segue con malinconica attenzione il personaggio centrale che è, appunto, il principe di Salina, don Fabrizio. Angelica e Fabrizio si domandano con lo sguardo l’attesa. Non poteva essere diversamente considerato che Riccardo Tanturri ha intrecciato, nelle sue ricerche letterarie, motivazioni direttamente critico – letterarie ed elementi fortemente sviluppati sul versante creativo. Il suo ultimo testo è una plaquette di poesie dal titolo. “Azzurro, spring”, edita nella prestigiosa collana dei Libri di Scheiwiller.
Una metafora o forse un onirico immaginario, già a cominciare dal titolo, nell’amore che attraversa sempre la vita e i ricordi nel senso degli orizzonti delle nostalgie:
“Ti vedo andare senza di me,/verso le tue speranze/e i tuoi amori,/la tua luna/che anch’essa scompare”.
Un “poemetto” postumo che vive tra i ricordi e le attese lungo i camminamenti della vita e di una sperimentazione che è rigorosamente linguistica. C’è, in fondo, una geografia dell’esistenza oltre che una geografia reale e dei luoghi. È come se le città scomparse rivivono con la loro intensa nostalgia. E rivivono. Continuano a vivere nonostante tutto. Le città scomparse sono dentro le nuove città. Scanno antica con il suo mistero e il suo fascino continua nella recita del moderno. La vita nella tensione dell’esistere:
“Finché è dato/cercherò in ogni modo/di conservare la vita”.
Siamo antichi. Tutti siamo antichi perché abbiamo dentro di noi i segni indelebili dei nostri padri, delle nostre terre, del nostro inconsapevole conoscere. E ci dichiariamo in un incontro tra simboli. Così come nelle poesie tragiche di “Azzurro, spring”:
Qui in passato/ho creato qualcosa/e ancora voglio dare/per lasciare un segno!”.
Noi abitiamo questi simboli perché in essi c’è l’espressione di un tempo che non c’è più e si decodifica come il perduto che ritorna nel presente attraverso la sensualità della memoria. Se la memoria non avesse sensualità resterebbe priva di passione. E il tempo va avanti e raccoglie altro tempo solo se c’è passione.
Antichi e nuovi dolori ma la vita è un costante cammino.
“Amici miei, che frequentate/tal gente e tali case/vi devo salutare./Son stanco, ho sonno,/voglio riposare”.
Ma resiste un interrogativo profondo che scava dentro il tempo della coscienza e recita:
“Chi sa se mi resterà il tempo/di analizzare la mia vita?”.
Ed è su questo interrogativo che la vita e la poesia si concedono dentro il misterioso che incatena il tempo al destino. Una poesia che riporta al mistero dell’innamorato gattopardo.

Riccardo Tanturri ha metaforizzato nel personaggio del principe Fabrizio un antico amore che è quello per la vita e per le stelle. L’”azzurro” riporta alle stelle. A quelle stelle che hanno un richiamo antico nella contemporaneità. Il prossimo anno sarà il quindicesimo anniversario della morte di Tanturri. Un uomo di cultura tout court. In quella cultura si continuano a percorrere le conoscenze, le consapevolezze e l’incontro tra i saperi.

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