Che ora è ?

venerdì 15 luglio 2016

Colori,suoni e sapori del mio paese…



Conoscere la Storia del proprio paese è come costruire le fondamenta ad una  qualsivoglia costruzione. Sapere ciò che è avvenuto nel passato significa valorizzare il presente, dargli un lustro diverso,progettare il futuro, significa far parlare luoghi e cose; significa, ancora, scoprire che la storia che si studia sui libri non è qualcosa di lontano e amorfo o una fredda sequela di date, di nomi e di fatti, ma che questi non fanno altro che fermare momenti vitali vissuti da gente come noi che ha avuto i nostri stessi problemi, ha affrontato le nostre stesse difficoltà, ha vissuto la nostra stessa quotidianità, naturalmente con contenuti diversi.
Tutto questo porta a scoprire la validità della storia come disciplina umana per eccellenza e a nutrirsi della sua ricchezza. Il tutto acquista un ulteriore valore se consideriamo che noi del sud ci troviamo in una situazione estremamente negativa per quanto riguarda la nostra storia. Essa infatti è la cenerentola dei testi di storia  - e non solo da quelli scritti e stampati nel nord -  che tanto spesso sorvolano su di essa o la trattano molto superficialmente. La cosa è diventata più evidente da quando i nuovi programmi hanno dato posto nell'ultimo anno, sia di scuola media che delle scuole superiori, allo studio del Novecento, facendo lievitare il periodo di storia studiato nelle classi precedenti. Basti pensare che in prima media si va dalla preistoria alla fine del XIV secolo (un numero di secoli veramente grande), in seconda si arriva alla fine dell'Ottocento. E bisogna tenere presente che questa disciplina è un continuum, per essa non si possono fare salti, anche se si possono approfondire periodi o episodi. Ecco allora che la storia locale diventa l'occasione per introdurre gli approfondimenti necessari, per chiarire degli episodi troppo sintetizzati, per dare valore e profondità a ciò che sembra una fredda notizia, in una parola per far parlare il passato con un linguaggio più vivo e attraente.

Alzate gli occhi,cari concittadini,politici ed imprenditori, mentre camminate nei vicoli: ci sono pietre parlanti!
Bassorilievi, sovrapporte, edicole votive, lapidi di marmo o di ardesia, incastonati nelle mura e spesso ingrigiti o nascosti dal tempo e dall'incuria.Raccontano di un tempo passato, storie di devozione verso la Madonna o i Santi, o storie civili,o delitti e sopprusi o, ancora, strani simboli da decifrare frutto di superstizioni che dal Medioevo son arrivate fino a noi.
Il problema è che la loro voce spesso non ci giunge, persa nei secoli, e anzi a volte ignoriamo l'esistenza di queste testimonianze, spesso poste lontane dagli occhi. I muri sono  come una Biblioteca Alessandrina dentro cui si trovano, fogli arrotolati come pergamene che contengono sofferenze,sacrifici,speranze,tormenti, preghiere, sospiri, oracoli e desideri …avvolgenti le più profonde conoscenze della vita di uomini e donne del passato  e rappresentano la speranza nella forza della storia e della tradizione per vincere il degrado e l’ignoranza.

E, ricordate … si puo’ amare solo cio’ che si conosce!

Nato sulla montagna,

ricordati della montagna;
nato nella valle,
ricordati della valle.
Ogni mezzogiorno, qualunque sia il
tuo mezzogiorno, ogni sera, qualunque sia
la tua sera,
ricordati !
Sotto ogni latitudine, tra quattro mura
non importa quali,
ricordati !
Dovunque tu sia, nel più Estremo
di meridione o settentrione, d’ovest, d’est
del luogo ove sei nato,
sempre ricordati.






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"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà,
la follia e il mistero".
Pierpaolo Pasolini
scrittore
ammazzato nel novembre del 1975

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“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”.