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giovedì 17 gennaio 2013

Machiavelli a 500 anni dalla proposta de “Il Principe” La politica nella storia letteraria di una Nazione


Un saggio di Picardo, M. Bruni, De Giovanni, Cavallo, De Stasio
con saggio introduttivo di Pierfranco Bruni per celebrare l'attualità di Machiavelli nella cultura italiana
Cosa c’è di più attuale di personaggi come Nicolo Machiavelli (Firenze 1469 – 1527)?
Quest’anno è un anno importante proprio per una “caduta di destini” che sta a indicare modelli di cultura politica e di strategie di potere nati in un’età qual è stata il Rinascimento.
“Tra i tanti anniversari e celebrazioni (da Boccaccio a Machiavelli, da D’Annunzio a Camus), sottolinea Pierfranco Bruni, coordinatore dello studio sul progetto Machiavelli, lo sguardo resta puntato, proprio per il contesto politico che si attraversa con le sue difficoltà e le sue rotture storiche, sul ruolo de “Il Principe”, come metafora della politica  cortigiana o dei cortigiani che cercano nella politica un tentativo di affermazione.
 
Mi riferisco al Machiavelli de “Il Principe”  risalente al 1513, di cui cadono quest’anno i 500 anni della sua nascita. Ho avuto modo di occuparmi di Machiavelli in diversi incontri, alcuni anni fa a Santo Domingo, per conto del MiBAC, relazionandolo alla funzione culturale di Giuseppe Prezzolini e ai suoi scritti su Machiavelli”.
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” ha in preparazione uno studio a più voci dedicato a “Il Principe. La politica nella cultura e l’inconoscibile antipolitica” con scritti di Carmen De Stasio, Gerardo Picardo, Micol Bruni, Neria De Giovanni, Marilena Cavallo. Saggio introduttivo di Pierfranco Bruni.
“Il Principe” nella politica del 500 e dentro una riflessione a tutto tondo nella politica del 2013?  “Direi proprio di sì. Il suo lavoro, dichiara Pierfranco Bruni, potrebbe essere utile a questa contemporaneità che ha smarrito il suo senso della memoria. Chi riattualizzò Machiavelli fu Giuseppe Prezzolini, il quale nel  suo saggio scritto nel 1926  con un titolo che definisce un raccordo tra storia e modernità: “Vita di Nicolò Machiavelli Fiorentino”.
“Con Machiavelli, secondo Prezzolini, si entra nell’epoca moderna. Proprio in questo scritto si legge: “Savonarola era il Medio Evo, Machiavelli era il tempo moderno che nemmeno i suoi tempi potevano intendere. Savonarola aspettava tutto da Dio, Machiavelli tutto dall’uomo”. Cultura e politica costituiscono, in Prezzolini, un unicum. La lezione di  Machiavelli diventa fondamentale tanto che pubblica nel 1971 un ulteriore testo: “Cristo e/o Machiavelli”. Un lavoro che fece molto discutere e che oggi, se avessimo la forza e il coraggio di riproporlo, acuirebbe il dibattito tra la posizione del mondo cattolico e la politica”.
Se si ritorna a discutere del “machiavellismo” nei processi politici contemporanei è anche perché quell’identità nazionale delle corti rinascimentali è rimasta nei cuori fragili della politica post fascista.
E la contemporaneità di Machiavelli si ripropone nella voce di Prezzolini che non può restare a margine di un dibattito più articolato tra politica e cittadinanza. Perché è proprio nel suo esilio che Prezzolini rilegge il fiorentino delle lettere e dei linguaggi politici.
“Lontano dal Regime fascista, sottolinea Pierfranco Bruni, propone Machiavelli come il vero “apostolo rinnegato dagli uomini del suo tempo” considerandolo come “il più grande pensatore politico dopo Aristotele”. Un percorso dentro il quale il Novecento è anche il secolo di Machiavelli: da Croce a Gramsci, da Gentile a Gobetti, da Bottai a prezzolino”.
In una congiuntura dialettica, qual è quella che stiamo vivendo in questo nostro tempo desertificato,  la rilettura e l’interpretazione, oltre qualsiasi scuola di pensiero e oltre la visione scolastica antologica tout court, “Il Principe” potrebbe costituire un punto centrale per ricondurre il pensiero su strade di spessore sia umano sia filosofico sia politico.
“A 500 anni dalla sua proposta, conclude Bruni, non si può non ammettere che sarebbe necessario offrirlo alle nuove generazioni come elemento vitale di discussione. C’è la separazione dell’etica dalla morale, la separazione dal pensiero universale al pensare, dalla filosofia alla storiografia”.
In una visione prettamente politica Machiavelli sconfigge gli eretici per diventare egli stesso eretico.

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