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giovedì 10 gennaio 2013

I fasti del passato :la Magna Grecia

La Magna Grecia (Μεγάλη λλάς ) e’ il  complesso di colonie fondate nell'Italia meridionale e nella Sicilia orientale tra l'VIII e il VI sec. a.C. Quelle che ebbero maggior importanza furono Cuma, Reggio, Napoli, Siracusa, Agrigento, Sibari, Crotone, Metaponto e Taranto. Gli abitanti di queste terre si dissero Italioti e Sicelioti. Le lotte tra le città e la pressione delle popolazioni italiche portarono al crollo della Magna Grecia. A partire dall'VIII sec. a.C. iniziò l'espansione greca verso oriente, nel Mar Nero, e verso occidente, nel Mar Mediterraneo.La colonizzazione greca nell'Italia meridionale interessò le regioni della Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia.I Greci si allontanarono dalle loro città d'origine, seguendo le rotte già percorse dagli Achei e dai Cretesi e cominciarono a fondare nuove colonie, spinti non solo da motivi politici, economici, sociali e demografici, ma anche da spirito di avventura, stimolati soprattutto dai racconti omerici.
Le spedizioni furono guidate da un ecista, (οκιστής) ,capo dei Greci colonizzatori, il quale prima della partenza veniva mandato a interrogare l'oracolo di Delfo, per avere istruzioni su dove fondare la nuova colonia. Ma quali furono i motivi che indussero i Greci a cercare nuove terre e a fondare nuove città lontano dalla loro patria? Certamente furono tanti, e ogni città ebbe anche motivi particolari che spinsero all'emigrazione una parte della popolazione. Ma, considerata anche la vasta portata del fenomeno migratorio, è evidente che ci furono motivi comuni a tutte le città colonizzatrici, motivi che possiamo anzitutto individuare nella natura prevalentemente montuosa del territorio della penisola greca, che non consentiva uno sviluppo esteso dell'agricoltura. Quest'ultima, praticata nelle poche regioni collinari o pianeggianti, non assicurava una produzione agricola sufficiente al fabbisogno della popolazione. Era, dunque, indispensabile cercare nuove terre da coltivare, che assicurassero un adeguato approviggionamento di prodotti agricoli. Questo bisogno si fece più pressante quando, a partire dalla fine del secolo IX, alla tradizionale insufficienza dell'agricoltura si aggiunse un sensibile incremento demografico, che rendeva ancora più scarsi i mezzi di sopravvivenza. Ma oltre a questi motivi, che possiamo definire naturali, anche fattori politici concorsero a determinare o a favorire l'emigrazione dei Greci. Nella maggior parte delle città greche,infatti, governate da regimi oligarchici, serpeggiava un diffuso malcontento fra i ceti inferiori della popolazione, soprattutto fra i contadini, costretti a subire il predominio politico ed economico della classe aristocratica. Un predominio che si rendeva a volte tanto intollerabile da consigliare ai più miseri cittadini l'abbandono della propria terra per cercare altrove migliori condizioni di vita.La fondazione di una città non era lasciata all'iniziativa individuale dell'ecista o di un ristretto gruppo, ma era organizzata dalla madrepatria, che forniva i mezzi tecnici (navi, rifornimenti di cibo, ingegneri e architetti) necessari alla colonizzazione.Le nuove poleis rappresentarono una opportunità di vita migliore per i Greci emigrati, e per la madrepatria furono fornitrici di materie prime, basi e sbocchi per il commercio verso tutta la Penisola italiana.Iniziarono gli Ioni che fondarono Reggio sulla sponda dello stretto e dall'altra parte Zancle, 1'odierna Messina. Proseguirono gli Achei con la fondazione dì Sibari e Crotone, e poi i Locresi con Locri. I colonizzatori della Ionia, per agevolare gli scambi commerciali con gli Etruschi e i Campani si spostarono sul Tirreno e fondarono altre subcolonie (Poseidonia, Laos, Terina).Importante fu la scelta del luogo che derivava da una conoscenza dei posti prima della colonizzazione, da una frequentazione di carattere commerciale (testimoniata dal rinvenimento di manufatti greci anche nei periodi anteriori all'VIII sec a.C.), dal posizionamento di piccoli empori o punti di riferimento dislocati in località vicine a quella dove verrà fondata la nuova colonia, e dalla presenza di coloni inviati prima della fondazione. I siti vennero fondati in vicinanza dei corsi d'acqua, in zone pianeggianti e fertili che si prestavano bene all'edificazione di porti. I coloni trovarono in Magna Grecia un clima secco e mite, simile a quelli della madrepatria, e una terra ricca di boschi e corsi d'acqua.
Una volta fondata la colonia era necessaria la costruzione di una cinta muraria per la difesa della città dagli attacchi nemici; seguiva l'assegnazione dei lotti di terra ai coloni - i primi arrivati avevano la terre più fertili - ed infine l'edificazione di grandiosi templi.L'area dell'acropoli, "la città alta" con le dimore degli dei ed i larghi spazi riservati alle cerimonie religiose e ai sacrifici, contrastava con la disposizione irregolare e caotica dei quartieri della "città bassa" che presentava: strade strette, case assiepate, e rari pozzi d'acqua.I nuovi coloni, una volta approdati con le loro navi, si trovarono di fronte al problema di dover instaurare dei rapporti con le popolazioni del posto: Ausoni, Enotri, Itali, Siculi, Coi Messapi, Iapigi, che vivevano di pastorizia e di agricoltura. Gli indigeni erano organizzati in tribù, che però non avevano niente a che vedere con la più avanzata organizzazione politica, sociale ed economica delle poleis greche. Si venne così a creare un urto violento tra gli abitanti dell'Italia meridionale ed i nuovi colonizzatori che volevano appropriarsi delle loro terre.L'architettura della Magna Grecia, caratterizzata da una imponente monumentalità, predilige l'ordine dorico, che conserva caratteri arcaici rispetto a quello della Grecia (templi di Paestum). In epoca romana si sviluppano anche gli ordini ionico e corinzio. Importante è anche la produzione di rivestimenti fittili policromi (grondaie, acroteri, fornici, gruppi di grandi proporzioni), di tavolette votive, statuette in terra cotta o in calcare e sculture in bronzo. Sotto l'influenza etrusca, nelle tombe osco-campane e apule (Paestum, Cuma, Capua, Nola) si ebbero ipogei dipinti con scene di gladiatori, guerrieri e danze (secc. V-III). Di grande interesse è la produzione ceramica,   nata, a partire dal V sec., con caratteristiche stilistiche e figurative differenti nelle regioni apula, campana e lucana. Nell'antichità un ruolo fondamentale rivestiva la sfera della religiosità che rappresentava la cultura e l'identità di un'etnia e di un popolo.Argomento di dibattito tra gli studiosi è il rapporto tra i culti, le credenze, i miti delle popolazioni indigene italiote e i coloni greci.Inizialmente i conquistatori insediatisi nelle nuove terre per affermare la loro supremazia sulle popolazioni, il loro dominio sul territorio, il nuovo ruolo politico e sancire così le loro conquiste spazzarono via gli italici idoli ed innalzarono templi alle divinità del Pantheon greco trapiantando le loro tradizioni religiose e civili in Magna Grecia.Successivamente la convivenza o la vicinanza tra i due popoli portò ad un'integrazione. Questo determinerà una sovrapposizione dei culti e delle tradizioni indigene ed elleniche, che in alcuni casi vengono a confondersi: mitici eroi si fondono con divinità locali (numi e custodi di sorgenti, grotte e fiumi) che esprimono la potenza delle forze naturali.Caratteristiche della religiosità magnogreca erano la sua impronta arcaica, che la distingueva dalla madrepatria; e il fatto che molti santuari extraurbani - i più antichi - erano dedicati a divinità femminili. Una ipotesi affascinante avanzata dagli studiosi è che in tali aree sacre avvennero i primi approdi dei coloni greci in luoghi che erario già stati occupati in tempi anteriori dai Micenei. Di conseguenza i primi luoghi di culto risalirebbero ad un periodo anteriore alla stessa colonizzazione greca, ad epoca micenea, se non minoica (XIII-VIII sec. a.C.). 
Si chiede  Gillo Dorfles, critico d'arte e filosofo italiano:
“Sono davvero molti anni ormai, che mi chiedo – e chiedo agli specialisti e alle autorità locali – come mai la solenne città di Poseidonia sia ancora per più della metà sottoterra, anzi sotto il granturco che la ricopre. Come mai non possiamo ammirare gli altri settori dell'antica città greca anche nel suo quartiere degli affari, delle botteghe e delle abitazioni? E come mai dell'anfiteatro solo un terzo appare visibile al di là della strada asfaltata, che ancora interrompe a mezzo la città? Perché tutto il resto sta esso pure sotto le «proprietà private» che, ovviamente, potrebbero – anzi dovrebbero – essere requisite o comunque liberate da ogni interferenza data la ineffabile importanza di questo «sito archeologico»; certo il più solenne di tutta la Magna Grecia?”
 



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