Che ora è ?

lunedì 14 gennaio 2013

Un secolo di croci e di ideologie.

Il Novecento, il secolo della bella epoque, il secolo dei grandi rivolgimenti e dei grandi ideali,dei sogni e delle disillusioni, delle dittature e delle guerre spaventose,si è concluso in quella notte, scintillante di speranze e promesse, del 31 dicembre 1999, la porta aperta sul nuovo millennio.Eppure, passati al di là della soglia, come novelli Orfeo volgiamo indietro lo sguardo, senza poter fare a meno di cogliere le antitesi non risolte, le laceranti contraddizioni che hanno animato quello che Hobsbawm ha definito "il secolo breve": immagine speculare e allo stesso tempo distorta di se stesso, il Novecento può essere anche definito come il secolo degli opposti, spinti ad un livello estremo, nel convivere di ricchezza e miseria, democrazia e dittatura, progresso e barbarie.
Tra le molteplici sfaccettature, uno degli aspetti più paradossali è certamente la conquista di una tecnologia sempre più avanzata e la drammatica incapacità di usare la stessa, nel raggiungere e garantire diritti sociali, etici e politici, se non pagando prezzi altissimi in termini di risorse e vite umane.Due conflitti mondiali dilaniarono il primo Novecento, lasciando un'indelebile impronta sull'umanità tutta, ma due dopoguerra, con i loro trattati e promesse di pace, non furono sufficienti a fermare altri conflitti, armati e non, che insanguinarono la seconda metà del Novecento. Come dimenticare d'altronde il crollo dei regimi dell'Est in lotta contro i loro regimi, la "guerra fredda", l'apartheid?Conflitti irrisolti a tutt'oggi, sottolineo: hanno semplicemente cambiato locazione geografica, ed hanno meno risonanza poiché occultati da Stati con solo un'adesione formale alla Convenzione di Ginevra e alla Dichiarazione dei diritti umani.Nonostante questi rovinosi accadimenti, come l'araba fenice il Novecento riuscì sempre a risorgere dalle proprie ceneri, animato da uno spirito sempre più orientato verso gli ideali di giustizia ed uguaglianza, spinto da uomini e donne imbevuti di coraggio e capacità di smuovere le grandi masse: Matteotti, Gandhi, Martin Luther King, madre Teresa di Calcutta, luminosi esempi e monito per le generazioni future
.La biografia politica del secolo appena trascorso ha visto evolversi e crescere il senso di unità nazionale dapprima, seguito dai basilari concetti di democrazia e libertà, assicurati da legislazioni e organi politici non più nelle mani di pochi eletti ma da rappresentanti eletti dal popolo sovrano: le nazioni, da chiuse com'erano nel loro nucleo socioeconomico, si aprirono via via ad una politica di più ampio respiro, atta a garantire la pace e la cooperazione, ratificata al dunque nel 1945 con la fondazione della NATO.Sorprendente e quasi incredibile è stato certo il progresso della tecnologia, sempre più specializzata e indirizzata verso mete un tempo irraggiungibili, come raggiungere la Luna, arginare le epidemie, creare macchinari sempre più sofisticati per azzerare le distanze e velocizzare i tempi del lavoro manuale: il Novecento sembra davvero un lungo elenco di scoperte scientifiche, ricco di pionieri in ogni branca del sapere.Sebbene lo sviluppo della sopraccitata tecnologia abbia di molto facilitato la vita dell'homo faber novecentesco, non si può generalizzare né tantomeno affermare che ciò sia vero per tutti: una parte del mondo è rimasta schiacciata tra gli ingranaggi di questa gioiosa evoluzione, beneficiando forse solo di riflesso di tali innovazioni. Un miglior stile di vita, determinato dall'espansione economica delle nazioni più "evolute", non è assolutamente garantito nel Sud del mondo, in cui ancora la principale causa di morte è la fame. 
Questi dunque è il bagaglio che il Novecento ci ha lasciato, un complesso incastro di luci ed ombre difficile da valutare e da inquadrare in un'unica accezione, disarmonico ritratto di un'umanità incontinua evoluzione e in lotta contro se stessa.Sono ormai dodici anni che ci siamo lasciati alle spalle il Novecento. Il secolo breve, il secolo delle ideologie, il secolo della tecnica più ancora che della scienza. Sono ormai dodici anni eppure il Novecento non ci vuole lasciare. Oppure siamo noi che fatichiamo a liberarcene, come accade con quelle relazioni sentimentali così profonde, così importanti o magari così abitudinarie, che alla fine si stenta a chiuderle nel cassetto dei ricordi.A ben guardare gli anni Duemila sono ormai molto diversi dai decenni che li hanno preceduti, eppure al tempo stesso ne sono ancora permeati. Complice internet, che ha reso il computer uno sconfinato juke-box della memoria, capita sempre più spesso, a noi “baby boomers”, di saccheggiare il grande patrimonio di cultura pop del nostro passato, di passare al setaccio la terra comune degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta. Oppure di riscoprire suoni, immagini e volti della prima metà del secolo, finalmente usciti dai libri di scuola e privi di quella patina di polvere che sempre accompagna le letture imposte dalla cattedra. Il Futurismo, la Grande guerra, le lotte sociali, il fascismo, il sogno dell’impero.Gli anni Duemila sono ormai del tutto differenti dal Novecento, ma per ora non entusiasmano. Sarà la crisi economica, sarà lo spauracchio dell’austerità, sarà l’assenza di figure carismatiche (oggi vanno per la maggiore i “grigiocrati”), ma non è facile guardare al futuro con fiducia e tanto meno con entusiasmo. E allora viene voglia di voltarsi indietro e ripercorrere un secolo nel quale, per usare le sue parole, «bellezza, arte, indagine e solidarietà non hanno colori politici». 
Un Novecento insolito, come il secolo cantato da Paolo Conte , nel quale adesso si può anche ridere per le assurde divisioni fra destra e sinistra; anche se hanno lasciato dietro di loro scie di sangue e di rancore:
“…Lasciamo stare, lasciamo perdere, lasciamo andare
non lo sappiamo doveravamo
in quel mattino da vedere eh eh
Doveravamo mai in quel mattino
quando correva il novecento
le grandi gare di mocassino
lass, sui palcoscenico pleistocenico,
sullaltopiano preistorico
prima vulcanico e poi galvanico
dicono che sia tutta una vaniglia,
una grande battaglia,
una forte meraviglia eh eh
Galvanizzato il vento spalancava
tutti i garages e liberava grossi motori entusiamati
la paglia volteggiava nellaria gialla
pi su del regno delle aquile
dove laereo scintilla
laereo scintillava come gli occhi
del ragazzi che, randagi,
lo guardavano tra i rami del ciliegi eheh “

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Pierpaolo Pasolini
scrittore
ammazzato nel novembre del 1975

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