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giovedì 28 febbraio 2013

Comedìa e Poema: musicalità e antimusicalità nei versi di Dante


Un'allieva del Liceo Moscati di Grottaglie, Annalisa Galeone, mi ha fatto pervenire queste sue riflessioni sulla Lectura Dantis del 13 febbraio u.s.

 "Mercoledì 13 febbraio, nell'Aula Magna del liceo Moscati, i ragazzi della Lectura Dantis si sono esibiti, recitando ed animando i canti V dell'inferno e XXXIII del Paradiso.  Il tema della serata, definito trasversale, è stato "Comedìa e Poema: musicalità e antimusicalità nei versi di Dante".
L'introduzione è avvenuta per opera di una docente del liceo stesso, che dopo un applauso da parte del pubblico, ha passato la parola ai ragazzi. Questi, guidati dal regista Alfredo Traversa e dalla professoressa Daniela Annichiarico, hanno ben scandito  "le note stridenti" della I Cantica e la "dolci note" della III con agilità ed estrema prontezza. Conclusa la "lectura" con un caloroso applauso, a prendere la parola è stata la docente emerita del liceo: la professoressa Traversa, la quale ha in maniera eccellente disquisito.... con l'attento pubblico sul tema della serata.

 Avendo la sua relazione la funzione di chiarire il concetto di Comedìa e Poema relativo  al capolavoro dantesco, la docente ha subito risposto che la Divina Commedia si imposta sia come comedìa sia come poema. E' Dante stesso che nell'epistola XIII a Cangrande della Scala chiarisce il motivo  dell' attribuzione di "Commedia" alla sua grande opera, definendo questa , appunto,  come il genere che pur presenta situazioni difficili e dolorose, si conclude con un lieto fine, differendo dalla tragedia, paurosa e angosciante. La spiegazione data da poeta non è risultata convincente per molti critici, i quali hanno aperto un lungo dibattito non ancora concluso. Il termine "Comedìa", spiega la docente, compare nell'Inferno ben due volte, come genere mediano tra l'alto stile della tragedia e l'umile forma dell'elegia. Il termine poema, invece, sostituisce quello sovrastante nel Paradiso, precisamente facendo riferimento al sacro poema, alludendo al trionfo di Cristo. Il Sommo Poeta appare, dunque, apparentemente contradittorio in quanto inserisce nello stesso testo i due termini distinti. La docente ha preferito, però, nel suo commento, sostituire la parola "contraddizione" con "innovazione": Dante non è stato contradittorio ma ha proposto ai lettori una profonda innovazione.  Si può affermare, quindi, che il poeta è il padre di quello stile unico che concilia  il tragico con l'elegia e pensare che egli non abbia uno stile coordinato ma casuale è un errore gravissimo. Ciò è consono alla sua definizione riguardante lo scritto, il quale si piega a diversi generi e realtà.  "Poscia", l'erudita professoressa, esplicita come Dante colloca in maniera regolata anche i colori, oltre la musica, nelle tre diverse cantiche: vi sono, infatti, le tenebre che dominano l'Inferno, le mezze luci che sono proprie del Purgatorio e l'abbagliante lux che inoltra il Paradiso. Luce, ovviamente , vista in senso dinamico. E', invece, nel XXVII canto del Paradiso che Dante mette in evidenza l'elemento musicale usando una struttura a contrappunto, alludendo a quel canto che ha come fine primo l' aspirazione dell' anima affinchè essa si ricongiunga all' essenza divina. Epos dell' anima, insomma. Questo canto risuona in tutto il poema ma nell'ultima e celebre cantica terminano quei sentimenti terreni, protagonisti delle due cantiche precedenti, e la musicalità non nasce più da sentimenti, ma ha origini interiori. Inoltre, se Dante ha creato questa grande novità - si è prima parlato dell' avvento di uno stile unico - dobbiamo evidenziare che mentre ''comedìa'' e ''poema'' emergono solo due volte nell' opera, il sostantivo ''poeta'' e il verbo ''poetare'' sono presenti in tutta la cantica. Questo perchè il Sommo poeta provava rammarico del fatto che, nel suo secolo, colui che scriveva in volgare non poteva godere dell'appellativo di poeta.  A motivo di ciò Dante Alighieri inserisce i ''suoi poeti'' come Cino da Pistoia o Guido Guinizzelli nella Divina Commedia tutta, da non confondere con i suoi veri interlocutori quali i massimi poeti situati nel Limbo: Lucano, di cui è proprio il genere epico, Ovidio, fonte del mito, Omero, signore del canto epico, Virgilio, ''famoso saggio'' e Orazio, ''il satiro'' nonostante questo fosse ammirato per il suo genere lirico perché più vicino al tragico.

Dopo questo affascinante e ammaliante commento del lavoro dantesco, la serata si è musicata di versi  declamati a memoria dalla cara docente alla quale gli entusiasti e rapiti ascoltatori hanno tributato un caloroso e prolungato applauso, sicuramente del tutto meritato ( ANNALISA GALEONE)

                                                                                                                   








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