Un'allieva del Liceo
Moscati di Grottaglie, Annalisa Galeone, mi ha fatto pervenire queste sue riflessioni sulla
Lectura Dantis del 13 febbraio u.s.
"Mercoledì
13 febbraio, nell'Aula Magna del liceo Moscati, i ragazzi della Lectura Dantis si
sono esibiti, recitando ed animando i canti V dell'inferno e XXXIII del
Paradiso. Il tema della serata, definito
trasversale, è stato "Comedìa e Poema: musicalità e antimusicalità nei
versi di Dante".
L'introduzione è
avvenuta per opera di una docente del liceo stesso, che dopo un applauso da
parte del pubblico, ha passato la parola ai ragazzi. Questi, guidati dal
regista Alfredo Traversa e dalla professoressa Daniela Annichiarico, hanno ben
scandito "le note stridenti"
della I Cantica e la "dolci note" della III con agilità ed estrema
prontezza. Conclusa la "lectura" con un caloroso applauso, a prendere
la parola è stata la docente emerita del liceo: la professoressa Traversa, la
quale ha in maniera eccellente disquisito.... con l'attento pubblico sul tema della
serata.
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Avendo la sua relazione la funzione di chiarire il concetto di Comedìa
e Poema relativo al capolavoro dantesco,
la docente ha subito risposto che la Divina Commedia si imposta sia come
comedìa sia come poema. E' Dante stesso che nell'epistola XIII a Cangrande
della Scala chiarisce il motivo dell'
attribuzione di "Commedia" alla sua grande opera, definendo questa ,
appunto, come il genere che pur presenta
situazioni difficili e dolorose, si conclude con un lieto fine, differendo
dalla tragedia, paurosa e angosciante. La spiegazione data da poeta non è
risultata convincente per molti critici, i quali hanno aperto un lungo
dibattito non ancora concluso. Il termine "Comedìa", spiega la
docente, compare nell'Inferno ben due volte, come genere mediano tra l'alto
stile della tragedia e l'umile forma dell'elegia. Il termine poema, invece,
sostituisce quello sovrastante nel Paradiso, precisamente facendo riferimento
al sacro poema, alludendo al trionfo di Cristo. Il Sommo Poeta appare, dunque,
apparentemente contradittorio in quanto inserisce nello stesso testo i due
termini distinti. La docente ha preferito, però, nel suo commento, sostituire
la parola "contraddizione" con "innovazione": Dante non è
stato contradittorio ma ha proposto ai lettori una profonda innovazione. Si può affermare, quindi, che il poeta è il
padre di quello stile unico che concilia
il tragico con l'elegia e pensare che egli non abbia uno stile coordinato
ma casuale è un errore gravissimo. Ciò è consono alla sua definizione
riguardante lo scritto, il quale si piega a diversi generi e realtà. "Poscia", l'erudita professoressa,
esplicita come Dante colloca in maniera regolata anche i colori, oltre la
musica, nelle tre diverse cantiche: vi sono, infatti, le tenebre che dominano
l'Inferno, le mezze luci che sono proprie del Purgatorio e l'abbagliante lux
che inoltra il Paradiso. Luce, ovviamente , vista in senso dinamico. E',
invece, nel XXVII canto del Paradiso che Dante mette in evidenza l'elemento
musicale usando una struttura a contrappunto, alludendo a quel canto che ha
come fine primo l' aspirazione dell' anima affinchè essa si ricongiunga all'
essenza divina. Epos dell' anima, insomma. Questo canto risuona in tutto il
poema ma nell'ultima e celebre cantica terminano quei sentimenti terreni,
protagonisti delle due cantiche precedenti, e la musicalità non nasce più da
sentimenti, ma ha origini interiori. Inoltre, se Dante ha creato questa grande
novità - si è prima parlato dell' avvento di uno stile unico - dobbiamo
evidenziare che mentre ''comedìa'' e ''poema'' emergono solo due volte nell'
opera, il sostantivo ''poeta'' e il verbo ''poetare'' sono presenti in tutta la
cantica. Questo perchè il Sommo poeta provava rammarico del fatto che, nel suo
secolo, colui che scriveva in volgare non poteva godere dell'appellativo di
poeta. A motivo di ciò Dante Alighieri
inserisce i ''suoi poeti'' come Cino da Pistoia o Guido Guinizzelli nella
Divina Commedia tutta, da non confondere con i suoi veri interlocutori quali i
massimi poeti situati nel Limbo: Lucano, di cui è proprio il genere epico,
Ovidio, fonte del mito, Omero, signore del canto epico, Virgilio, ''famoso
saggio'' e Orazio, ''il satiro'' nonostante questo fosse ammirato per il suo
genere lirico perché più vicino al tragico.
Dopo questo
affascinante e ammaliante commento del lavoro dantesco, la serata si è musicata
di versi declamati a memoria dalla cara docente alla quale gli entusiasti
e rapiti ascoltatori hanno tributato un caloroso e prolungato applauso, sicuramente del
tutto meritato ( ANNALISA
GALEONE)
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