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martedì 8 ottobre 2013

L’amore conosce sempre la morte… Lettera ad Eleonora sull’oblio

di Pierfranco Bruni

Eleonora mia cara,

non pensavo di scriverti una nuova lettera. Una lettera, se così vogliamo chiamarla, intorno al disamore o, diciamo, forse dico, intorno al mistero di un amore che diventa disamore.
Una volta, sorridendo, mi dicesti che ogni amore conosce anche le stanze del disamore.
Tanto è intensa l’attrazione tanto si scivola nell’oblio.
Forse avresti voluto dire che ci si avvia verso le strade dell’indifferenza. Può essere. È così.

Io ti ho amato fino a non amarti più. Ma non  so fino a che punto io abbia potuto possederti. In una storia tra amanti non è solo l’amore che registra i suoi sogni, non è solo la sensualità che gioca a bruciare il tempo, non sono solo i silenzi a catturare le attese. Ma subentra il possesso. Il possesso è pretendere l’autenticità o meglio l’unicità o ancora l’appartenenza assoluta.
Ma tra amanti è possibile ciò?
Ho speso tante ore a sciogliere questo interrogativo, ma ti posso assicurare che è difficile.
Sono più sereno della prima lettera ma anche più deciso.
La nostra storia si sta spegnendo senza consumarsi, avrebbe detto il mio caro amico Alberto. E sono i dettagli ciò che passano all’incasso. Perché non sono le grandi serate a trascinare i ricordi che io pretendo di non ricordare, ma i dettagli sono la cornice nell’intreccio della bellezza o dell’insopportabilità dell’oblio.
Sono passati anni. Annilunghi tra di noi.
La mia vita non si è fermata tra il mio Paese del vento o nei ritagli di Quando fioriscono i rovi. Tu sei stata altro. Tu sei ancora quelli del racconto tra la dolcezza e la perdita della tenerezza che ho recitato in Ti amerò fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio. È il tuo libro. E l’annuncio della tua presenza l’ho avvertita proprio quando scrivevo Il mare e la conchiglia. Già eri presente anche se è stato scritto un anno o due prima del nostro incontro.
Questo è mistero.
Ti ho raccontata e ti ho descritta in questo mio libro prima di poterti incontrare. Ti aspettavo. I miei sensi erano nel misterioso incantato. Poi ci sei tutta in La bicicletta di mio padre come nei dettagli, appunto, di Passione e morte. Avrei voluto che tu lo dicessi. Lo hai capito. Anche bene.
Ci sarai ancora nel mio prossimo libro.
Ma ti sei veramente identificata in Asmà?

Mia Eleonora,
la recita ha i suoi tempi.
Noi abbiamo vissuto l’amore recitandolo oltre che vivendolo. Lo abbiamo innalzato mai ad una avventura ma sempre a destino sui solchi del mistero. Un amore deve sempre avvolgersi nel mistero e scavare nei segreti.
L’amore tra amanti è un amore che ha la sua passione proprio nel mistero e quando le difficoltà diventano problemi si diventa distratti di una vaghezza che non è leggerezza, ma profondità.
Ci siamo ben calati nei nostri ruoli e tu hai giocato una partita rischiosa ma molte volte hai giocato forse anche cercando di giocarmi.
Ti ho detto ciò nella precedente lettera, ma non voglio più ritornare su ciò che ho già scritto.
Amarci è stato come passeggiare tra i luoghi di Prévert. All’inizio del nostro rapporto. Poi è diventato più complesso. Più intimo? Poi ci sono state sbandate. Anni di follia. Ma l’amore tra amanti è sempre un cerchio in cui la follia ha un suo senso.
Ionesco mi consiglierebbe di usare il termine “assurdo”.
Io sono convinto che ci sono sempre dei “sensi incantati”, come mi ha insegnato a vivere l’amore nella letteratura il mio amico Alberto, che attraversano l’amore stesso. L’amore tra amanti è sempre un amore stregato che vive di un “sorriso stregato”.
Ho citato volutamente un pezzetto di viaggio di Alberto. Ma ci sono storie che si raccolgono proprio nel mistero e se non fosse così sarebbe un amore dimezzato, un rapporto normale.
Il nostro non è stato un amore nel sesso, soltanto.
L’attrazione è stata sempre potente ma dolcezza e tenerezza sono state un attraversamento in cui la malinconia lascia segni in uno strascicare di ricordi.
Ti ho amata. La “a” è d’obbligo. Con intensità. Non ho mai cercato di misurare il tuo amore. A volte tra amanti si cade anche in queste caramelle e tra le rose bianche, rosse o blu che hanno la loro importanza.
Mai sottovalutare le piccole frasi, le parole accennate, le voci pronunciate. In amore non bisogna sottovalutare nulla e anche quando un amore finisce spegnendosi senza consumarsi il rancore non ha orizzonti.
Forse bisognerebbe saper ridere un po’ di più. Non sono ironico. Sono semplicemente sbalordito. Lo so, mai stupirsi.

Eleonora cara,
un amore può morire senza una giusta causa e non occorrono spiegazioni e tanto meno giustificazioni.
Si muore. Sempre si muore e la morte o la vive come realtà o la attraversi come mistero. Io ho sempre dato un viaggio incompiuto al mistero e i ricordi mi sembrano nuvole vaganti.
Tra noi finisce così.
Ionesco: “Non c’è niente di grave, visto che tutto passa. Anzi si allontana”.
Soltanto cercando il sorriso nel mistero è possibile capire il senso di morte.
Mi ritornano le parole di Alberto (Bevilacqua in Sorrisi dal mistero) che danzano nella mia anima: “Il mistero che, nel sogno, fissa il suo sguardo su di noi, non è mai cattivo. E’ sempre una sorridente carezza che ci viene dal cuore degli universi. Il normale patrimonio di cellule cerebrali perde il senso di orientamento mentre ci si addormenta. È  come se ci aggirassimo in una città ignota: il luogo che sta negli spazi dove non esistono direzioni codificate, leggi di gravità, dove tutto è follia nutrita di smisurata saggezza. Là, ci muoveremo davvero dopo la morte”.
L’amore conosce sempre la morte. E poi l’oblio…
Perché ti scrivo questi passaggi tra sentieri? Mi perdo perdendoti e tu ti sei persa perché hai giocato male le tue carte. Anche con me hai cercato di truccarle ed io non ci sto con i giocatori che si sentono infallibili perché sono convinti di venderti l’anima con la furbizia.
Io sono stato in amore e tu mi hai allontanato. Io mi sono allontanato non tradendo mai i “sensi incantati”.
Ti ricordi che ti lessi una frase di Alberto tratta dal romanzo Attraverso il tuo corpo: “…tutta la mia vita è stata un intrecciarsi di tradimenti, un delirio di spade incrociate in una folle battaglia distruttiva (…) …Tradimenti che ho subito nella mia carne viva, che ho inferto nella carne viva di estranei. Peggio ancora: che ho provocato, consentito, per il mio egoismo di artista, rendendomi conto solo in seguito che erano stati una forma di suicidio mio, come uomo, e insieme agli altri”.
Perché ho voluto citarti tutto questo fraseggiare tra la vita e la letteratura? Perché per uno scrittore non ci sono confini tra gli amori raccontati e gli amori vissuti.
Ti ho trovata in molte pagine. E le pagine nelle quali ti ho trovata sembravano scritte da me. Non è una stranezza. È mistero. Anche il nostro amore è stato  mistero.
È inutile ripeterlo. Sono passati gli anni e sempre gli anni passano.
Se mi hai amato ti ho amato.
Ci siamo amati. Ma cosa accade quando l’amore fa scendere la tenda sulla scena? Il teatro resta vuoto. Noi, due attori che si riconoscono nella parte che hanno rappresentato. Non resteremo più attori. O forse sì, ma ognuno di noi reciterà un monologo.
Finisce qui. Con amarezza.
Non scrivermi se scrivendomi hai bisogno di domandarmi spiegazioni.
Io non ti chiederò più spiegazioni dopo quella nostra telefonata.
Quando un amore finisce vuol dire che il tempo si è allontanato. Il nostro tempo si è allontanato.
Ti prego. Consegniamo tutto al mistero. Qui finisce. Io non voglio ricordi. Non ho bisogno di raccogliermi nelle nostalgie. L’amore conosce la morte. Tra gli strazi dell’oblio…
Ti scriverò ancora? Non lo so.


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Pierpaolo Pasolini
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ammazzato nel novembre del 1975

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