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martedì 22 ottobre 2013

Non è mai troppo tardi


di Filomena Russo

Non è mai troppo tardi” era il titolo di un programma televisivo di molti anni fa. Lo conduceva il Maestro Manzi, con passione e competenza; era un programma pedagogico rivolto al grande pubblico contro l’ analfabetismo. In più, i programmi televisivi di quel tempo vertevano soprattutto sulle opere letterarie e, non era un caso che ci si imbattesse nelle opere di Dante, Boccaccio, Tasso, Ariosto, Verga, Pirandello, Shakespeare….. ed altri importanti autori della letteratura internazionale. Tutto ciò stimolava il pubblico televisivo ad approfondire la conoscenza di certi autori che, unitamente a quanto si studiava a scuola, dava la possibilità di crescere, appassionandosi all’apprendimento della letteratura e non solo.

 La televisione, nel tempo, è divenuta un  obnubilamento  dei cervelli.
 La scuola, poi, è come se fosse considerata un’area di parcheggio; perché, senza volere essere pessimisti, si ha la sensazione che non esista più la scuola come la si intendeva un tempo. La scuola sorgente e fonte di cultura  e di vita, dove tutti, a qualunque età, attingevano per arricchire la mente, sviluppare l’intelligenza, stimolare l’intuito, arricchire i cuori, che fine ha fatto la cara vecchia scuola, che  tanti ha fatto soffrire e gioire e che ai più ha migliorato l’esistenza? Siamo diventati un popolo di “ignoranti” dal latino :”ignorare, non sapere” ; non per scelta, ma per condizione. Un tempo la scuola era un riconoscimento per i più dotati e/o un premio per i più volenterosi. Andare a scuola, studiare era quasi un atto distintivo, che alle famiglie conferiva  prestigio  e considerazione sociale . Dalla scuola dell’obbligo in poi, in cinquanta anni , la scuola ha quasi svenduto se stessa. La cara buona  pedagogia (solo qualche nome: Jean Jacques Rousseau, Enrico Pestalozzi,  Maria Montessori), e la didattica hanno lasciato il posto alle moderne tecnologie, che anziché essere di mero e valido supporto hanno finito col sostituirsi gradualmente e sempre di più a ciò che era basilare e formativo  nella cara e vecchia scuola italiana. Venute meno le due più importanti “agenzie” della vita, ecco che la società va alla deriva. E’ un momento di vero  “decadentismo”
 Non esiste più “LA SCUOLA”, come non esiste più “ LA FAMIGLIA”.

Si studia sempre meno, ci si applica poco, ascoltare, capire per conoscere e rielaborare, é come se non facessero  più parte della formazione scolastica.
 La scuola, luogo di aggregazione sociale, di confronto, di apprendimento e di sviluppo del senso critico, ha lasciato gradualmente il posto ad una scuola promozionale, che appiattisce anziché  stimolare, equipara  anziché  privilegiare e motivare intuiti e intelligenze.
 Tutti possono trarre benefici  dalla scuola, se la stessa è vero luogo di apprendimento, di ragionamento, di riflessione. Per sviluppare le intelligenze e arricchirle è importante l’impegno comune per il raggiungimento di tali obiettivi. Innanzi tutto la collaborazione ScuolaFamiglia. Se entrambe sono disponibili ad ascoltarsi, i risultati sono assicurati. Spesso, però, i genitori si comportano da “sindacalisti”, convinti come sono  che i figli siano dei geni, e, come tali, pretendono, debbano essere trattati.  La scuola di contro, talvolta, é talmente condizionata da non riuscire a vedere nella giusta luce e a non scorgere le potenzialità insite in ognuno di noi.  Alla base di tutto ciò  ci deve essere professionalità  da un lato e buona  educazione e disponibilità dall’altro.
 Distruggere la  scuola pubblica è la dimostrazione di quanto si vuole un popolo “ignorante”, ecco perché non si investe nella scuola e nella cultura.
 Un popolo meno istruito e meno colto, è più gestibile. L’allegra gestione della “res pubblica” non può prevedere soldi per la scuola e per la cultura in genere e per la tutela, ad esempio, dei Beni Culturali, di cui l’Italia è ricca. L’Italia sta perdendo, ormai da anni, l’interesse per la cultura in sé e dunque anche per il suo valore come fattore di trasformazione e innovazione sociale ed economica;  disuguaglianze create dalla cultura dell’economia finanziaria piuttosto che dalla cultura delle scienze umane, delle arti e del pensiero critico (Condorcet) . Per risolvere le disuguaglianze create dalla libertà dei commerci é necessario garantire la parità di istruzione dei cittadini.
 I tagli al mondo della scuola e la precarizzazione del corpo docente come di tutto il mercato del lavoro, hanno  portato alla frammentazione dei concetti formativi. Dal progetto pedagogico individualizzato, siamo passati alla cattedra televisiva, dove tutto è preconfezionato.

  Dal diritto allo studio sancito dalla Costituzione, art.33 “La  Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi ”,  siamo tornati ad una società classista ,si finanzia la scuola privata, per chi se la può permettere, e si affossa la scuola pubblica.
 La povertà  favorirà il non accesso alla scuola, perché i costi sono lievitati dalla scuola elementare all’Università, dove le tasse sono enormi.   La scolarizzazione di massa era la più grande conquista democratica, ora non ci sono soldi per l’istruzione,   ma spendiamo 130 milioni di euro per un F35 e altri milioni per le grandi opere; come “il ponte sullo stretto di Messina e la TAV, le cui utilità sono discutibili.
Si parla poco della  scuola e, quando lo si fa, lo si fa solo per denigrarla, per parlarne male, perché non funziona, perché non si sa cosa si pretende da essa, come se la scuola dovesse assolvere a tutti i problemi, certo ha una funzione fondamentale, e come se dovesse risanare tutti i mali della società. Ma della scuola, male retribuita, che lavora in silenzio, che fatica, che quotidianamente con tutte le disfunzioni esistenti : strutture obsolete e  insufficienti , male tutelate, si prodiga per aiutare i giovani a crescere, a maturare, a migliorarsi, non sembra accorgersene nessuno.

A  mio modesto avviso, “non é mai troppo tardi” perché “un popolo civile” riconosca  l’importanza  della  Scuola e (della Storia ) come “Magistra  Vitae, e la riporti  nella sua giusta dimensione.

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