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sabato 7 febbraio 2015

Non so se nel delinquere ci siano dei limiti

di Pierfranco Bruni

Se l’ordine rischia di restare senza la forza e la forza rischia di svuotarsi dell’ordine il delinquere prende il sopravvento ed io sono incazzato

Non so se nel delinquere ci siano dei limiti. Mi pongo una riflessione sia sugli aspetti giuridici sia su quelli strettamente morali sia sul concetto stesso della parola. Per chi subisce l’atto del delinquere subisce sempre una azione malvagia. Per chi si trova sul filo del giudizio e del fatto in sé è certo che l’attentato alle Torri Gemelle è completamente differente da chi ruba un’auto o da chi sradica un appartamento. Ma i giudizi partono, comunque, da una visione tra il bene e il male.

Chi uccide resta un assassino. Ci ruba resta un ladro. Ma in entrambi i casi si commette un gesto di criminalità e resta un criminale. Questo è il dato. Attenzione. Ragiono per paradossi, perché  una civiltà che non conosce l’dea di libertà in contrapposizione con l’idea di regime il valore di essere garantiti e tutelati è soltanto un optional.
Il cittadino oggi non è garantito. Io cittadino non sono garantito.  E non essendo e non sentendosi garantito, in una società di diritto che dovrebbe essere il diritto di essere liberi, o reagisce con il silenzio o reagisce incazzandosi.
Ebbene, signori miei qui avremmo bisogno di una incazzatura forte e unanime per una cittadinanza dell’onestà. La cittadinanza onesta deve incazzarsi, soprattutto in uno Stato che si dice di Diritto, per le azioni a delinquere che subisce. Ma deve incazzarsi seriamente perché non siamo tutelati. Non sono tutelato. Non lo sono stato.
Una Nazione che non riesce a tutelare la cittadinanza dell’onestà non è una Nazione civile. Questo è il punto. Se io vengo derubato significa che non sono stato tutelato abbastanza o a sufficienza e  nel momento in cui non vengo tutelato la macchina organizzativa della tutela nei confronti del cittadino non funziona. E se non funziona una tale struttura, la libertà, quella libertà che significa anche democrazia, va a farsi fottere ed è inutile trovare giustificazioni.
La criminalità, diffusa nelle piccole o grandi comunità, non va condannata soltanto, ma occorrono strumenti forti a cominciare dall’annientare la  microcriminalità. Mi spiego.
Io esperto, e funzionario ministeriale, in un determinato settore, per accettare una collaborazione esterna, ho bisogno dell’autorizzazione e di un provvedimento del mio ministero pur svolgendo una collaborazione al di fuori dell’orario di quotidiano lavoro. Se non compio questo atto potrei commettere un reato.
Chi vende frutta, ortaggi, cozze, accendini per sigarette  sugli spigoli delle strade ha bisogno di una licenza e di un relativo registro di cassa. Ma mi chiedo e vi chiedo quanti venditori abusivi occupano le strade dei nostri paesi? E se non hanno licenza significa che commettono un atto che entra nel linguaggio letterale del delinquere. È un esempio banale. Ma è dalla banalità che si parte per spazzare ogni gesto che va oltre il banale.
Chi ruba un’auto, così come è stata rubata la mia Golf  bianca, lo fa per che cosa? Chi entra in un appartamento lo fa per che cosa? Ma c’è differenza tra chi ruba un’auto e chi sfascia una porta di un appartamento? Ma certamente sì.
Il ladro d’auto è in una catena che imbriglia, in una ragnatela a griglia, diverse forme del delinquere e mi auguro, io che amo l’Ordine e l’autorevolezza di uno Stato forte, che le Forze dell’Ordine, anche nel mio caso da persona che ha subito il “rapimento” della propria auto, siano in grado e nelle possibilità di ricostruire il mosaico di questo delinquere in un tessuto territoriale o in diversi tessuti territoriali della nostra Nazione “Libera”, il cui loro compito è quello di tutelare la cittadinanza dall’avverso male, perché il concetto stesso di delinquere è, come ci insegna il (la) Treccani,  un “Commettere un delitto o delitti”. Altrimenti il concetto di “Ordine” non è una forza e il concetto di “Forza” non ci porta all’ordine. Il linguaggio ha un senso o no?
Certo i reati sono diversi per ogni azione e grado e la loro specificità presenta delle valutazioni per ogni atto. Ma siamo in un tempo in cui occorre che il cittadino onesto resti incazzato e indignato per ciò che subisce. Ed io sono incazzato e indignato e la visione di libertà alla quale ci affidiamo ha un prezzo molto alto per l’onesto cittadino.
Sì, sono incazzato perché io vivo di ordine e di una civiltà di valori che è nella mia tradizione, nelle mie radici e nel senso di un onore che è cittadinanza di significati esistenziali. Questo nostro tempo è sfilacciato di ogni speranza se l’ordine rischia di restare senza la forza e la forza rischia di svuotarsi dell’ordine. È una lettura sul filo della realtà e della filosofia che diventa realtà.


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