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lunedì 22 ottobre 2012

"Due facce della vilta' : Celestino V. "

Nell’Inferno,nel canto III (versi 58/60),Dante nota tra le anime degli ignavi "colui che per viltade fece il gran rifiuto", ma non lo nomina: questa persona potrebbe essere identificata come Celestino V, Esaù, Ponzio Pilato o anche un personaggio puramente simbolico. Ad oggi quasi tutti i critici sono concordi nel ritenere che si tratti proprio di Papa Celestino V: se così fosse Dante mette un Santo tra i dannati(anche se la composizione della Divina Commedia e’ precedente alla proclamazione della sua  santita’), uno dei papi più controversi della storia.

 Come dice Monsignor Giovanni D’Ercole, “un Santo può essere un mito quando è l’unico grande Papa dimessosi dal Soglio di Pietro”? E può essere un mito se Dante lo colloca all’inferno per un gran rifiuto dettato, forse, da viltà? Possibile che il sommo poeta si riferisse proprio a Celestino V? Tutti quesiti che attendono una certa risposta dagli storici. Ma chi era Celestino V e perché Dante l’avrebbe messo all’inferno? I due volti della viltà: da Dante a Ignazio Silone la storia di un pavido,o un debole o un timido  che fu anche un grande papa!...Forse  esistono due tipi di vilta’: quella dei pusillanimi, che, pur di salvarsi, danneggiano chiunque capiti loro a tiro, e quella dei coraggiosi che abbandonano la lotta, quando capiscono che è una lotta impari  ed immorale e che il loro animo è puro in un mondo di incompetenti e di belve. Forse un pusillanime che ha aperto la via al potere assoluto di Bonifacio VIII o un povero cristiano, incapace di tollerare l’idea di una Chiesa come istituzione dogmatica e temporale ed avulsa dai problemi della gente?Ma non credete che i confini tra vilta’ e coraggio siano molto labili ed, alcune volte, coincidenti tra loro?
Pietro da Morrone,che assunse come Papa il nome di Celestino V, nacque ad Isernia, in Abruzzo, l'anno del Signore 1215, da virtuosi e caritatevoli genitori. E' una figura emblematica del secolo di grandi santi, ma anche di profonde lacerazioni nel tessuto della Chiesa e nelle lotte tra Papato ed Impero. Fu Papa per pochi mesi soltanto. Aveva già quasi settant'anni quando fu strappato dalla solitudine della vita monastica e fu spinto ad accettare il pesante incarico di capo della Chiesa; la Santa Sede era vacante da 27 mesi: egli dovette accettare. Ma qualche mese più tardi rinunciò volontariamente al governo della Chiesa. Passò al gaudio sempiterno l'anno 1296, Clemente VI lo proclamò santo nel 1313. Figlio di San Benedetto, di cui praticò le lezioni di umiltà, Celestino aveva visto affluire nel suo eremitaggio numerosi discepoli attratti dalla santità della sua vita. Di qui l'origine di un ramo dell'Ordine benedettino che portava il suo nome: “ i Celestini”, soppressi al tempo della Rivoluzione francese. Il fatto rimasto alla storia non è tanto la sua elezione quanto la celebre rinuncia al papato avvenuta dopo soli cinque mesi e precisamente il 13 dicembre 1294. La fama di Celestino, tuttavia, non morì e nel maggio del 1313, fra' Pietro venne elevato agli onori degli altari col nome di San Pietro del Morrone, con solenne cerimonia nella cattedrale di Avignone e alla presenza di Clemente V. Il festeggiamento avviene il 12 giugno, ma i pellegrini si recano negli eremi della regione anche il 19 maggio, giorno della sua morte. L'ordine dei Celestini fu istituito nel 1274 da Gregorio X (prima quindi della sua elezione) e arrivò a contare 96 monasteri italiani e 21 francesi. L'ordine scomparve in Francia nel 1789 e in Italia nel 1807.La vicenda della sua tribolata elezione ha ispirato l'opera di Ignazio Silone "La storia di un povero cristiano", un dramma teatrale in cui sono descritte molte delle vicende che hanno interessato questo personaggio.

Leggo da  "Storia d'Italia " di I. Montanelli e R. Gervaso, Volume II:
" Alla morte di Niccolò IV erano seguiti due anni e mezzo d'interregno perchè i Cardinali non erano riusciti a mettersi d'accordo sul successore. E come spesso capita in questi casi, si era scesi a un compromesso ricorrendo a una figura scialba che non desse noia a nessuno: un povero fraticello abruzzese, Pietro da Morrone, vissuto sempre come anacoreta in un eremo.
Quando seppe cosa gli stava capitando, Pietro cercò di sottrarvisi con la fuga. Ma lo catturarono, lo trascinarono di forza a Napoli, e lo incoronarono col nome di CELESTINO V. Fra gli intrighi della Curia, il pover uomo si sentì perso. La notte udiva una voce che gli rombava nell'orecchio: "Io sono l'angelo (.....) ti comando che tu debbi rinunziare al Papato e ritornà ad essere romito".
E se quella voce fosse vera, di chi mai era?Forse di Bonifacio VIII?
Così, sei mesi dopo averla assunta, Celestino V depose la tiara e ridiventò Frate Pietro da Morrone”
I misteri accompagnano Celestino V anche nella tomba. Nel 1630 l’Abate Generale della Congregazione dei Celestini, denuncia l'assassinio del papa: un’ipotesi, osteggiata dalla Chiesa, che si è fatta strada fino ad oggi. Anzi, i dubbi si sono accresciuti proprio negli ultimi anni quando la salma del santo è stata addirittura trafugata. Nel 1988 le spoglie di Celestino per circa 24 ore furono in balia di sconosciuti che le fecero ritrovare nel cimitero di Rocca Passa, in provincia di Rieti. Un episodio mai chiarito a cui ne è seguito un altro altrettanto oscuro. Infatti, le autorità ecclesiastiche, subito dopo, disposero una ricognizione chimico-tossicologica dei resti e una tac, anche per chiarire una volta per tutte le circostanze della morte. Di quegli esami, autorizzati dalle autorità ecclesiastiche, non rimane traccia, come ha ammesso anche il vescovo  dell’Aquila. Forse perché il diritto canonico vieta ogni esame di questo genere sui corpi dei Papi?
Si racconta che Celestino sia stato ucciso con un colpo di “misericordia” - un particolare pugnale con lama a sezione quadrangolare -  come si dedurrebbe dal buco presente nel cranio, precisamente sulla fronte. Si dà notizia anche, che l’apertura sia stata causata da un colpo d’arma da fuoco esploso durante le devastazioni operate da soldati napoleonici a L’Aquila nel 1799. Però entrambe le ricostruzioni non sono verosimili: la prima per ragioni politiche, la seconda per motivi balistici.Probabilmente il mistero del  foro nel teschio risiede in certe prassi funerarie di natura esoterica che, qualora davvero compiute, renderebbero la figura di papa Celestino ben più spirituale ed elevata di quanto abbiano raccontato i cronisti della sua epoca e gli storici di adesso.La rivalutazione morale della figura di Celestino V da parte di sua santità Paolo VI è stato l’inizio di un processo di comprensione e umanizzazione dell’operato di questo Papa tanto contestato .Si è infine capito che alcune volte è più  eroico comportarsi con profonda umiltà , riconoscendo i propri limiti piuttosto che perseverare “eroicamente”nella arroganza dell’errore.
E’ stato scritto:” La vita di Pietro Celestino è l’elogio del silenzio.
Come nel regno dell’arte la qualità di un’opera si misura dalla intensità del silenzio e della meraviglia che risveglia in noi, così è della presenza di Celestino.
Il silenzio materiale è muto, consiste semplicemente nel tacere. La presenza di Celestino conduce decisamente al silenzio interiore, un silenzio che diviene Vita, dove risuona la eco delle voci di quei pochi che, nel deserto quotidiano, hanno molto imparato e hanno parole importanti da dire. Nel frastuono della odierna babele universale, ognuno è minacciato dal rischio di non trovare più il senso ultimo delle cose. Quel silenzio, allora, si propone ancor oggi come cultura: cultura della interiorità e della profondità. Una cultura fatta di esperienza e accettazione del proprio vuoto, fatta di apertura al “più in là”, di aspirazione al “più in alto”.
E’ certamente necessario il silenzio che proclama – con la vita! – che l’uomo non è soltanto bocca da sfamare, che il mondo non è soltanto un arsenale di strumenti al servizio degli umani deliri o dei terreni bisogni. Perché il silenzio? Perché in un mondo dove tutto è relativo l’Assoluto esiste! Ma lo si incontra, diviene punto di riferimento ed esperienza essenziale, solo nella misura in cui la vita si trascende dal di dentro.
Celestino invita e accompagna nel viaggio più lungo, quello del ritorno a noi stessi nell’ascolto interiore, dove un misterioso Ospite attende e si lascia incontrare.
Ma solo da chi ha scelto di divenire silenzio”.




1 commento:

  1. Se l'hanno fatto Papa un motivo valido cisarà.Forse era una brava persona timida.Grazie per questi articoli di cultura.

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