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martedì 9 ottobre 2012

ILVA. Fari accesi su Taranto

di    Filomena  Russo

Taranto la città dei due mari; Mare Piccolo e Mare Grande, la città del Ponte Girevole, la città dei mitili (cozze nere), la città dell’Arsenale Militare, dei Cantieri Navali,  la città dell’   ITALSIDER,   e dal 1995 città dell’ILVA.
Taranto, antichissima città della Magna Grecia, i coloni spartani la colonizzarono nel  700 a. c., culla della cultura e civiltà mediterranea, in realtà è una città violentata; il termine può sembrare molto forte, ma la verità è palese e la cosa più importante  è che i  Tarantini  e  non solo cominciano a prenderne coscienza. Finalmente  si  parla di Taranto  a  livello nazionale, i  fari  si  sono  accesi  sulla città.  Una  parvenza  di visibilità c’era stata quando il Ministro Prestigiacomo venne a Taranto e, insieme al governatore della Puglia Vendola inaugurarono i filtri contro la Diossina. I filtri, però, è  come se non  ci fossero , perché, a quanto pare, entrano in funzione solo di giorno, ma la notte, alé, via alle nuvole e giù fiumi di fumi velenosi  e Taranto diventa “La Città delle Nuvole” come la connota Carlo  Vulpio,  giornalista e scrittore, nel suo libro su Taranto. Tutto ciò dura da cinquanta anni, il “Mostro”, come ormai viene chiamato il centro siderurgico più grande d’Europa,  continua a vomitare veleni non solo su  Taranto, ma su tutta la Provincia  Jonica.
Si potrebbe obiettare, ma quanto lavoro ha dato e quanto ne dà ,si ma quanto cancro, neoplasie, leucemie nei bambini, tiroiditi etc., ha regalato e continua a  regalare  agli operai e alla popolazione tutta, ma anche di fronte a dati certi si continua a negare l’evidenza. Certo sembra facile parlare, ma  così non é,  perché quale famiglia non è, o  non  é stata toccata dal cancro?. Allora non si parla più di diritto alla salute, ma di diritto alla vita sancito dalla Costituzione. Allora non dovrebbe essere un quid Amletico e Shakesperiano “TO  BE  OR  NOT  TO  BE”  essere o non essere, vivere o morire, morire di cancro o morire di fame. I lavoratori non dovrebbero essere messi di fronte ad una scelta così drammatica: IL LAVORO O LA VITA, anche perché tutto è sancito nella Costituzione Italiana : Principi Fondamentali
Art.1-  L’Italia è una Repubblica, democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 4-La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto
Titolo II
Rapporti Etico-Sociali
Art. 32- La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Titolo III
Rapporti Economici
Art. 35- La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Se le scelte si facessero con discernimento per il così detto bene comune e mi riferisco alla classe politica a tutti i livelli, senza prediligere o “tenere bordo” ai profitti dei potenti, le cose andrebbero sicuramente meglio. Per  decenni  Taranto ha prodotto tanta ricchezza, salvando l’industria siderurgica nazionale, mentre per le stesse ragioni di inquinamento ambientale e di salute venivano chiusi Genova e Bagnoli.
Bisogna dire che oltre al profitto privato, nessun investimento sia come ITALSIDER ,azienda di STATO, che come ILVA, azienda privata, del signor Riva subentrato nel 1995, è stato fatto per la salute pubblica, la salvaguardia del territorio e per l’avanzamento tecnologico, cosa che altri Paesi hanno fatto e continuano a fare. Si deve aggiungere che l’installazione del “Mostro” in una regione e provincia a vocazione prevalentemente agricola e in una stupenda città dalle molteplici potenzialità turistiche e marinare che come “Venere”  sorge dalle acque, circondata come è  dal Mare Grande e da Mare Piccolo, il “Mostro” ha distrutto un intero territorio. Un simile polo siderurgico è stato installato a ridosso della città sul quartiere Tamburi dove le case e le scuole della comunità tarantina vivono e respirano veleni e polveri sottili, non che in centro o nelle cittadine limitrofe le cose cambiano, poiché i parchi minerari fanno bella mostra di sé e quando spira il vento le polveri sottili volano.
Finalmente qualcosa si muove, grazie all’impegno delle associazioni ambientaliste come  Alta Marea, Peacelink che da anni si impegnano per il recupero  ambientale, sanitario, a cui recentemente si sono aggiunti Apecar e Cittadini Liberi e Pensanti. Queste  associazioni  sono riuscite a motivare la cittadinanza con impegno e costanza nel guardare in faccia la realtà; malattie e morti a qualunque età. Non basta, la coscienza civica dei Tarantini e degli operai ILVA  ha avuto e sta avendo il suo exploit nel chiedere tutela  per la salute, il lavoro, il territorio, grazie anche all’impegno  di ­ una magistratura che sta svolgendo il proprio lavoro con dignità e senza condizionamenti  di sorta.
L’emergenza c’è anche se i signori politici cercano di minimizzare  i dati sanitari, l’inquinamento ambientale, l’abbattimento di migliaia di capi di bestiame, la distruzione  dei mitili e del mar piccolo. A tale proposito, venerdì  5 ottobre c. m. presso il Castello Episcopio, a Grottaglie, c’è stato un incontro- dibattito su
“Problematiche,  sociali, ambientali e sanitarie” (senza dimenticare le discariche di cui godiamo). Sono intervenuti  il dott. Michele Lazzaro, la dott.ssa Anna Maria Moschetti  e la dott.ssa Fulvia Gravame.
I tre ospiti hanno trattato l’argomento con dati scientifici provati sulla pericolosa situazione ambientale e sanitaria della città di Taranto e di tutta la Provincia Jonica. Peccato che un argomento così importante e scottante non abbia avuto un riscontro veramente partecipato.
La serata è stata voluta e organizzata  dai due consiglieri comunali  la prof.ssa  Etta  Ragusa e dal  dott. Vincenzo del Monaco, rappresentanti del   comitato “Vigiliamo per la discarica” e del movimento etico “Rinascita Civica-Città Attiva” .   

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Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà,
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