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giovedì 25 ottobre 2012

La vita dell'uomo è un lampo nell'eterno.(San Giuseppe Moscati)

 “Nessuna persona è un verso sciolto, ma tutti facciamo parte della stessa poesia che Dio scrive con il concorso della nostra libertà”.(Josemaria Escrivà)
Il 25 ottobre 1987 in Piazza San Pietro a Roma il Papa Giovanni Paolo II celebrò il solenne rito di canonizzazione del Beato Giuseppe Moscati. Durante l'omelia domenicale il Papa così ricorderà il Santo:
"L’uomo che da oggi invocheremo come santo della Chiesa universale, si presenta a noi come un’attuazione concreta dell’ideale del cristiano laico. Giuseppe Moscati, medico primario ospedaliero, insigne ricercatore, docente universitario di fisiologia umana e di chimica fisiologica, visse i suoi molteplici compiti con tutto l’impegno e la serietà che l’esercizio di queste delicate professioni laicali richiede. Da questo punto di vista il Moscati costituisce un esempio non soltanto da ammirare, ma da imitare, soprattutto da parte degli operatori sanitari: medici, infermieri e infermiere, volontari, e quanti, direttamente a indirettamente, sono impegnati nell’assistenza agli infermi e nel vastissimo mondo della sanità e della salute. Egli si pone come esempio anche per chi non condivide la sua fede. Tuttavia fu proprio questa fede a conferire al suo impegno dimensioni e qualità nuove, quelle tipiche del laico autenticamente cristiano. Grazie ad esse gli aspetti professionali, nella sua vita, si integravano armoniosamente fra loro, si sostenevano l’un l’altro, per essere vissuti come una risposta a una vocazione, e quindi come una collaborazione al piano creatore e redentivo di Dio."
Queste parole sono pienamente da me condivise, in quanto San Giuseppe Moscati costituisce per me, come medico, un esempio da imitare e come santo, uno a cui rivolgersi nei momenti di necessità. Ho avuto una "folgorazione" per il santo, nel periodo in cui lui non era ancora santo ed io ero ancora studente universitario a Napoli, mi capitò la combinazione di conoscere particolari della sua vita ed ebbi  la sensazione di essere stato messo sotto la sua ala protettiva. Protezione che ho sempre sentita attiva, e la mia venerazione mi ha spinto a scrivere una sua biografia che vi riporto di seguito.
 
Giuseppe Moscati nasce il 25 luglio 1880 a...

Benevento, settimo di nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca dei marchesi di Roseto. Viene  battezzato il 31 luglio 1880 (festa di S. Ignazio di Loyola) e gli vengono imposti  i nomi di Giuseppe, Maria, Carlo, Alfonso. Da Benevento, sede del Tribunale di cui il padre è Presidente, nel 1881 la famiglia Moscati si trasferisce prima ad Ancona, dove il padre assume il ruolo di Consigliere di Corte d'appello e, nel 1884, a Napoli, dove il magistrato Moscati è promosso Giudice di Corte d'appello.

La prima residenza è in Via S. Teresa al Museo n. 83, poi a Palazzo Bagnara in Piazza Dante n. 9 e infine al terzo piano di Via Cisterna dell'Olio n. 10, a poca distanza dal Gesù Nuovo, dove Giuseppe vivrà fino alla morte.
Nel 1884 nasce il fratello Domenico, in seguito eletto sindaco della città di Napoli.
L'8 dicembre 1888 riceve la Prima Comunione nella chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore di Napoli. Accanto a questa chiesa abita Caterina Volpicelli, una santa donna alla quale i genitori del piccolo Giuseppe sono particolarmente legati per affinità di sentimenti spirituali.
Per la recita del Rosario, l’abitazione è frequentata quotidianamente anche da Bartolo Longo, futuro fondatore del Santuario della Madonna di Pompei, e che  sarà anche  elevato alla gloria degli altari come Beato. Tra il giovane Giuseppe e Bartolo Longo nasce un rapporto fraterno che durerà tutta la vita ed anche quando Bartolo Longo si trasferirà a Pompei, Moscati resterà sempre suo grande amico, oltre che medico curante.
Nel 1889 Giuseppe Moscati si iscrive al Liceo Classico “Vittorio Emanuele” ed annovera tra i suoi professori  il famoso vulcanologo Giuseppe Mercalli.
Il 3 marzo 1890 riceve la Cresima che gli viene amministrata da Mons. Pasquale De Siena.
Nel 1897, a soli 17 anni consegue la maturità classica con la media del nove. Pochi mesi dopo Giuseppe Moscati si iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università di Napoli. Il 21 dicembre dello stesso anno, nel rientrare a casa dopo aver partecipato alla Messa domenicale presso la chiesa dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, suo padre è colpito da emorragia cerebrale. Nel giro di due giorni, dopo aver ricevuto i Sacramenti e aver affidato la moglie e i figli al primogenito Gennaro, rende la sua anima a Dio. Gennaro, già avvocato, sostituisce il padre. Per la famiglia Moscati trascorrono giorni difficili. Giuseppe trova conforto nello studio, nella ricerca di laboratorio e nella fede, che certamente non elimina il dolore per la morte dell'amato genitore, ma lo sostiene nella convinzione che Iddio si sostituisce a colui che ha chiamato a sé
Il 4 Agosto 1903, a soli 22 anni e con numerose pubblicazioni scientifiche alle spalle,  si laurea in Medicina a pieni voti con una tesi sull'urogenesi epatica, lavoro che gli vale anche il diritto di pubblicazione. Cinque mesi dopo vince il concorso per un posto di Assistente Ordinario presso gli Ospedali Riuniti degli Incurabili, classificandosi secondo su ventuno concorrenti. Qui ha inizio una carriera sottolineata da professionalità elevatissima associata a moralità integerrima.

Il 12 giugno 1904 si spegne a Benevento, dove si era ritirato presso il Fatebenefratelli, il fratello  Alberto, il quale, nel 1892, in seguito ad una caduta da cavallo durante una parata militare svoltasi a Torino, aveva riportato un trauma cranico successivamente complicato con sindrome epilettica. La morte di Alberto gli causa un’ulteriore sofferenza che resterà viva per tutta la vita.
Lo stimolo ricevuto da questi avvenimenti dolorosi spinge il processo formativo del medico Moscati verso l'umanizzazione della professione in contrapposizione alla scientificità imperante in quegli anni. Si sviluppa in lui la necessità di porre al centro dell'attenzione non la malattia ma il paziente nel senso più autentico dell’etimologia (patientem, aggettivo participiale di patior - soffro), e questo  lo induce a considerare l'ammalato non portatore di malattie, ma di sofferenze e quindi da prendere in carico e da assistere sotto tutti gli aspetti, iniziando da quelli fisici ed emotivi, sino a giungere finanche a quelli spirituali.
Nel 1905 consegue l'idoneità in un concorso per esami al Servizio di Laboratorio presso l'Ospedale di Malattie Infettive "Domenico Cotugno", ed organizza l'ospedalizzazione dei colpiti dalla rabbia.
E' l'otto aprile 1906 quando il Vesuvio inizia ad eruttare cenere e lapilli sulla città di Torre del Greco. Nella piccola succursale degli Ospedali Riuniti sono ricoverati  vecchi, paralitici e ammalati impossibilitati a muoversi. Moscati  intuisce il pericolo a cui andranno incontro i pazienti e si affretta a correre sul posto per dare il suo contributo alla loro messa in sicurezza. Tutto ciò avviene senza clamori e senza richieste di elogi, in umiltà, con spirito di servizio, di solidarietà e di amore per l'altro ed il diverso da sé.
Nel 1908 vince il concorso ad Assistente Ordinario per Chimica Fisiologica e svolge attività di laboratorio e di ricerca scientifica nell'Istituto di Fisiologia.
Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. Sempre in seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica.
In costante attività frenetica, Moscati  offre senza riserve il suo sostegno in occasione di un'altra sciagura che funesta Napoli: il colera del 1911. 
Del suo operato si sa che fu chiamato dal Ministero al Laboratorio dell'Ispettorato della Sanità Pubblica presso la stessa Prefettura per compiere ricerche sull'origine del morbo e scoprire i mezzi idonei per combatterlo. Contestualmente, gli viene conferito l'incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell'Istituto di Chimica biologica. Come sua consuetudine, dimostra massima diligenza e presenta una relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città, con la soddisfazione di vedere realizzate molte delle sue proposte.

Nel 1911 inizia le lezioni di "Indagini di laboratorio applicate alla clinica" e "Chimica applicata alla medicina " integrandoli con  esercitazioni e dimostrazioni pratiche.
Il 15 luglio del 1911 diventa medico condotto del Comune di Napoli. Nello stesso anno, a soli  trentuno anni,  il Dott. Moscati vince il concorso di Coadiutore Ordinario negli Ospedali Riuniti, un concorso importantissimo che non si bandiva dal 1880, al quale partecipano medici anche famosi provenienti da tutta Italia. Della commissione giudicatrice fanno parte uomini come Antonio Cardarelli, docente universitario di Patologia e Clinica Medica, Enrico de Renzi, Direttore della cattedra di Clinica Medica, Beniamino de Ritis, uno dei maggiori giornalisti italiani del primo novecento. La cronaca dell'epoca ci riferisce che la stima e la considerazione del Professor Cardarelli per il Moscati sono talmente grandi da spingerlo a considerare il Moscati sempre più collega  leale ed amico fraterno e a sceglierlo anche come suo medico curante. Questo la dice lunga sull'intuito per la competenza professionale del Moscati  da parte di Cardarelli lui che è un grandissimo e famosissimo clinico, per il quale Matilde Serao aveva persino scritto nel suo Paese della cuccagna: "tutta la gente lo chiamava, l'invocava, gli tendeva le mani, chiedendo aiuto, assediando il portone, le scale, la sua porta...con la pazienza e la rassegnazione di chi aspetta un salvatore".
Nel medesimo anno, su proposta sempre del Professor Antonio Cardarelli, la Reale Accademia Medico-Chirurgica  nomina Moscati Socio aggregato.
Nonostante l'intenso lavoro soprattutto in Ospedale, il Professor Moscati accetta anche la direzione dell'Istituto di Anatomia Patologica, già diretto da Luciano Armanni. L'incuria regna sovrana in quell'Istituto, ma il Moscati non demorde e avvia un'opera di ristrutturazione, tanto da trasformarne in poco tempo immagine e contenuti: modifica la sala settoria con l'aggiunta di molti posti a guisa di teatro, per permettere ad un numero maggiore di studenti di partecipare alle autopsie. Fa collocare un crocifisso su di una parete della Sala e fa incidere una citazione del profeta Osea Ero mors tua, o mors (O morte, sarò io la tua morte). Le sue autopsie diventano lezioni di vita. Il Prof. Raffaele Rossiello, che ha analizzato con profondità e competenza l'opera e la figura di anatomo-patologo di Giuseppe Moscati, afferma che dopo la sua morte si parlò poco della sua attività di perito settore e di direttore dell'Istituto. Questa  attività è stata finalmente ben documentata nel 1988, quando il Dott. Renato Guerrieri, già Primario dell'Ospedale Incurabili, ritrova nell' Istituto di Anatomia Patologica e rende pubblici tre volumi contenenti i verbali di ben 244 autopsie eseguite dal Prof. Moscati.
Dopo aver supplito il Prof. Filippo Bottazzi, allora Direttore dell'Istituto di Fisiologia e Rettore Magnifico dell'Università di Napoli, Moscati viene da questi preposto alle ricerche scientifiche e agli esperimenti nell'Istituto di Chimica Fisiologica. In quegli anni Moscati è ben noto nell'ambiente medico anche per la sua attività di collaboratore e redattore di riviste specializzate, tra cui La Riforma Medica, per la quale nel 1911 il prof. Rummo gli propone di diventare corrispondente in inglese e tedesco (lingue in cui Moscati eccelle). Le sue pubblicazioni scientifiche sono ben trentadue.
Genio polimorfo, ha piacere ad imparare le lingue, ad interessarsi di scienza e dello scibile umano, dilettandosi anche a dipingere o a disegnare. Rimane di lui perfino una vignetta umoristica dal titolo “Campo visivo della signorina moderna”: nel campo visuale dei desideri della signorina ci sono un  parrucchiere, un sarto, un tenore di grido, un blasonato e, infine, un merlo, immagine metaforica  del marito.
Negli ultimi mesi del 1914 la signora Rosa, mamma del Prof. Moscati, già sofferente, si aggrava e viene trasferita a Resina, piccolo paese dell'hinterland napoletano, ma il cambiamento non sortisce alcun effetto benefico: affetta da diabete, é assistita amorevolmente dal figlio, il quale può fare ben poco, in quanto quella patologia era a quei tempi praticamente incurabile. Il 25 novembre la donna si ricongiunge al marito in cielo. Giuseppe ne conserverà viva memoria per tutta la vita.
Nel 1915 allo scoppio della guerra Giuseppe Moscati vorrebbe arruolarsi, ma la sua domanda è rigettata perché le autorità militari, che hanno requisito l'Ospedale Incurabili, non vogliono privarsi del suo prezioso apporto in vista anche dell’elevato numero di feriti che prevedono di ospitare. Visita puntualmente e cura  personalmente i circa tremila militari che giungono dal fronte; di tutti redige diari ed anamnesi cliniche. Per questi soldati é medico e consolatore vigile ed affettuoso.
Nel 1917, per occupare la cattedra di Chimica fisiologica rimasta vacante in seguito alla morte del Prof. Malerba, la Facoltà è orientata verso il Moscati. Questi  declina l'incarico indicando il nome del collega ed amico Gaetano Quagliarello. Avendo la facoltà accolto  il suggerimento, il Moscati, svincolato da ogni ambizione terrena, è libero di dedicarsi con il cuore e con la mente ai suoi infermi e all'educazione dei giovani medici. L'ospedale diventa la sua seconda casa, il suo unico amore, il suo campo di battaglia. Benché dotato di un intuito clinico davvero eccezionale, non trascura i sussidi che possono giungergli dal laboratorio e la sua non comune preparazione chimica e batteriologica gli consente di utilizzare e di scoprire sempre  più sofisticati metodi d'indagine per lo studio delle malattie.
La fama di Moscati come maestro e come medico è indiscussa. Dovunque si  parla delle sue lezioni, si disquisisce sulle sue doti diagnostiche, si elogia il suo lavoro tra gli ammalati.
Eppure solet esse gravis cantantibus umbra, scriveva Virgilio nella X Ecloga delle Bucoliche e neanche il Moscati sfugge alle diverse miserie umane. Per questo nel 1919, per dirimere un certo malumore che serpeggia  tra alcuni colleghi che contestano al Moscati di tenere indebitamente delle lezioni, il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale gli conferisce la  nomina di Direttore della III Sala uomini. Il 14 ottobre 1922 il Ministro della Pubblica Istruzione dirime infine  ogni successiva possibile contestazione concedendo al Moscati la Libera Docenza in Clinica medica.
 Nel 1923 il Prof. Moscati legge sul Journal of Laboratory and Clinical Medicine il saggio di Grant e Macleod, due ricercatori dell'Università di Toronto, sulla normalizzazione dei livelli glicemici ottenuta su un cane diabetico con l’utilizzo di un estratto pancreatico . Memore delle sofferenze patite dalla madre, ma soprattutto della sua impotenza davanti alla patologia, Moscati si fa spedire l'insulina, che acquista a proprie spese, dall'America e la sperimenta tra i primi in Italia. In seguito  prepara un gruppo di medici e li specializza nella cura per il  diabete.
Il 12 aprile 1927 il Moscati ha un malore e spira sulla sua poltrona. Ha solo 46 anni e 8 mesi. Inizialmente sepolta nel Cimitero di Poggioreale, il  16 Novembre 1930 la sua salma viene  definitivamente traslata nella Chiesa del Gesù Nuovo.
Il pontefice Paolo VI  lo proclama Beato il 16 Novembre 1975, mentre Giovanni Paolo II lo proclama santo il  25 Ottobre 1987.
In questa maniera Giuseppe Moscati, il dottor Moscati, entra a far parte della schiera dei medici santi come Cosimo, Damiano e Ciro guadagnandosi anche l'appellativo di anàrgiro (dal greco anargyroi - senza denaro).  La conferma di questa qualità cristiana ci viene da quel cestino di vimini posto sul tavolo del suo studio medico in Via Cisterna dell' Olio e sul cui bordo il grande medico santo aveva adagiato un biglietto con su scritto: Chi può metta qualcosa, chi ha bisogno prenda.
Di seguito il trailer della fiction televisiva "Giuseppe Moscati l'amore che guarisce"


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