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martedì 12 aprile 2011

Dal Blog di Wanda Montanelli: c'era una volta un piccolo naviglio...


La domanda che viene spontanea è: questa Europa esprime decisionismo solo quando il problema riguarda l’imbustamento obbligatorio delle mozzarelle o il pensionamento delle donne a 65 anni? Perché adesso non ha la stessa risolutezza per obbligare gli stati in convenzione Schengen a fare il loro dovere e caricarsi del problema umanitario, che non deriva da un capriccio, ma da un nord Africa in subbuglio? Come possono ritenere che solo l’Italia abbia il dovere umano politico e istituzionale di porre rimedio ad un problema così difficile.
Ma lezioni di umanità possiamo dargliene. Salvo qualche rozzo personaggio come il barista di Roma che ha messo un cartello “Vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati”. E’ uno solo, spero il più imbecille d’Italia, e conviene sdrammatizzare come Benigni ne “La vita è bella” quando spiega al figlio che ognuno è nella facoltà di scegliere il cartello che vuole. “A te cosa non piace? “ I ragni” risponde il bambino. “Allora mettiamo, nella nostra libreria, il cartello “Vietato l’ingresso ai ragni ed a visigoti”.
Lezioni di stile e generosità italiana. Checché se ne dica siamo sempre i primi ad accogliere chi ha bisogno. E’ vero che la geografia mette la nostra penisola sdraiata in mare come una generosa madre pronta a consolare naufraghi e naviganti, e il nostro dovere lo abbiamo sempre fatto. I buzzurri bisogna educarli.
Una capatina a Napoli la consiglierei al barista ignorante, dove nei bar non solo entrano tutti, ma per chi non ha mezzi economici c’è pronto un caffè pagato dai più abbienti. Poca cosa è vero, per chi è povero, ma un gesto di accoglienza così aumenta il significato sociale di eguaglianza.
Il racconto di Shimul, pensato per essere più vicino a chi parte, ha una storia, dei sogni, una vita che si mette in gioco, perché l’uomo non può fare a meno di provare a migliorare la propria esistenza, anche mettendo in conto che per vivere si debba rischiare di morire.
Wanda Montanelli, 10 aprile 2011

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Pierpaolo Pasolini
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